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La Nasa ha selezionato 8 nuovi astronauti americani per future missioni che potrebbero un giorno portarli su Marte o su un'asteroide. Si tratta di 4 uomini e 4 donne, tra scienziati e piloti militari, che arricchiscono il team dei 49 astronauti attualmente in servizio allo Johnson Space Center di Houston. Questo nuovo team potrebbe essere il primo lanciato nello spazio a bordo di un razzo costruito negli Usa come non avveniva dall'era dello Space Shuttle, andato in pensione nel 2011. Nel piu' breve periodo, gli otto neo assunti dovrebbero andare in orbita a bordo di un'astronave russa sulla Stazione Spaziale Internazionale che si ritiene rimarra' operativa almeno fino al 2020. "Questi nuovi esploratori dello spazio hanno chiesto di lavorare per la Nasa perche' sanno che da noi si fanno cose grandi e coraggiose, progettando missioni verso limiti mai raggiunti prima", ha commentto l'amministratore della Nasa, Charles Bolden, in una nota. "Loro sono elettrizzati per gli studi che vengono condotti sulla Stazione Spaziale Internazionale - ha aggiunto - e per il nostro progetto di lanciarli nello spazio a bordo di un'astronave costruita da societa' americane. Sono pronti a fare la loro parte nella prima missione di esseri umani su un'asteroide e poi su marte".
 
I nuovi astronauti della Nasa sono stati selezionati tra 6.000 candidati. Si tratta del secondo record per numero di domande nella storia della Nasa, con il piu' alto numero di richieste da parte di candidate donne
. L'ultima selezione della Nasa risale al 2009 quando vennero scelti nove candidati, ufficialmente "laureati" astronauti dal 2011 ma non ancora inviati nello spazio. Il primo, Michael Hopkins, partira' a settembre per la stazione spaziale internazionale. "Quest'anno abbiamo scelto 8 individui altamente qualificati che hanno dimostrato un'incredibile forza dal punto di vista accademico, operativo e psicologico - ha commentato Jane Kavandi, direttore delle Flight Crew Operations della Nasa - loro hanno background diversi che arricchiranno enormemente l'attuale corpo di astronauti". I membri del nuovi team sono: Josh A. Cassada di 39 anni, Victor J. Glover di 37 anni, Tyler N. Hague di 37 anni, Christina M. Hammock di 34 anni, Nicole Aunapu Mann di 35 anni, Anne C. McClain di 34 anni, Jessica U. Meir di 35 anni e Andrew R. Morgan di 37 anni.

 

STUDI SU MARTE - E' rientrata sulla Terra la navicella russa in orbita per un mese con 45 topi e 15 tritoni, una missione dalla quale gli scienziati sperano di ottenere informazioni utili a un volo con equipaggio umano su Marte. A bordo della navicella Bion-M c'erano anche lumache, gerbilli e alcune specie di piante e microflora. Non e' chiaro quanti animali siano sopravvissuti all'ardita missione.

 

L'analisi dei campioni di rocce raccolti su Marte dalla sonda della Nsa "Curiosity" ha accertato la presenza di idrogeno, carbonio e ossigeno: lo ha annunciato l''Agenzia spaziale statunitense, sottolineando come in tal mondo sia possibile risponde affermativamente al quesito se il Pianeta Rosso possa aver ospitato in passato delle forme di vita.

"La scienza deve affrontare grossi problemi: la materia che osserviamo rappresenta solo il 4%, il 23 % è oscura cioè non emette energia. Il 72% invece è energia che accellera l'espansione dell'universo..."

Parola di Margherita Hack, che spiega ad Affari: "Il cielo stellato è come un immenso libro aperto nel quale gli uomini, fin dall'antichità, hanno trovato le conoscenze più utili alla loro sopravvivenza. Osservando il cielo hanno imparato a orientarsi in mare o nei deserti, a costruire orologi e calendari, a sfruttare i cicli stagionali per i lavori nei campi".

Poi l'astrofisica spiega ad Affari Italiani la possibilità di altre infinite Terre: "Il sole è una stella comunissima. Pensare che le condizioni per la formazione della vita si siano verificate solo sulla terra è assurdo. Sappiamo che ci sono miliardi di pianeti: dal '95 a oggi ne abbiamo scoperti oltre 300, sappiamo anche che quasi tutte le stelle (come il sole) hanno dei sistemi planetari quindi è ipotizzabile che ci siano miliardi di terre solo nella nostra galassia. Se contiamo che ci sono miliardi di galassie...

Parla di forme di vita intelligenti? "Certo. Ci sono stelle molto più vecchie del sole che ha 5 miliardi di anni. Quindi è facile che le civiltà extraterrestri siano molto più evolute di noi".

Ma perché la scienza non l'ha ancora provato? "E' molto complesso. Il pianeta scoperto più simile alla terra dista da noi venti anni luce. Per raggiungerlo e verificare servirebbe un'astronave capace di viaggiare almeno a un centesimo della velocità della luce e ci vorrebbero comunque 2000 anni. L'alternativa reale è il progetto SETI: dal '64 dei telescopi sono puntati su pianeti simili alla terra e aspettano dei possibili segnali intelligenti. Ma la probabilità di captarli è bassa poiché per comunicare serve che il livello di sviluppo delle civiltà sia circa lo stesso e la nostra è troppo giovane".

Lei è nota per essere molto critica riguardo agli oroscopi e all'astrologia...
"Certo sono una stupidaggine. Oggi conosciamo talmente bene certi particolari delle costellazioni che vengono a cadere completamente i presupposti. Siamo in grado di quantificare perfettamente l'azione degli astri su di noi... Certo una volta si credeva che i pianeti fossero Dei, ma siamo nell'ambito del mito..."

 



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IL PRIMO EXTRATERRESTRE

La prima forma di vita extraterrestre sarebbe stata scoperta per la prima volta in un meteorite caduto nello Sri Lanka il 29 dicembre scorso. Una ricerca pubblicata sul ‘Journal of Cosmology’ annuncia il ritrovamento di alghe fossili unicellulari, diatomee, nella condrite carbonacea caduta nel North Central Province, vicino al villaggio di Araganwila. Lo studio proviene da tre ricercatori della University of Buckingham, della Cardiff University e del Medical Research Institute di Colombo, Sri Lanka.

Un meteorite carbonioso di questo tipo possiede una composizione molto simile ai planetesimi, i corpi che miliardi di anni fa diedero forma ai pianeti del sistema solare. In molti meteoriti del genere sono stati scoperti acqua e materiale organico, inclusi amminoacidi. I ricercatori sono certi che il meteorite Polonnaruwa, questo il nome con cui è stato classificato, non è stato contaminato da rocce terrestri: è stato visto cadere dal cielo e raccolto subito dopo, ma soprattutto i fossili di diatomee sono ben incastonati nella sua matrice. Le diatomee scoperte nel meteorite assomiglierebbero a quelle terrestri della specie Sellaphora blackfordensis.

Nel meteorite inoltre si possono ben osservare agglomerati di olivina tipici di questo tipo di rocce. Per confronto con altri meteoriti sembra inoltre che esso derivi da un frammento cometario associato alla cometa Encke. Le analisi, ancora in corso, dicono che al suo interno vi sarebbero inoltre elementi che arriverebbero dal di fuori del sistema solare.

“I nuovi dati su queste diatomee fossili sembrerebbero fornire forti prove a supporto della teoria della Panspermia Cometaria”, spiegano gli studiosi, ossia la teoria in base a cui la vita sul nostro pianeta e altri mondi potrebbe essere stata portata dalle comete. Per maggior sicurezza, sebbene l’articolo sia già stato accettato per la pubblicazione, il meteorite verrà prossimamente posto al vaglio di altri ricercatori che cercheranno ipotesi alternative alle ‘diatomee extraterrestri’.

 


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