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Culture

di Renato Pierri

La terribile notizia dall’India e il mondo da amare di Vito Mancuso

di Attilio Doni


“Grazie al lavoro degli elementi e alla produzione di armonia relazionale il mondo consiste e si fa: ma quanto costa questo suo farsi? Perché si possa dare la luce di un sorriso, quante lacrime e quanto sale sono necessari?... Il mondo. Guardarlo a partire dal sangue versato per il suo progredire... e tuttavia amarlo”. Con queste parole comincia il libro di Vito Mancuso “Il principio passione” (Garzanti). Io avrei chiesto ancora: “E chi ha pagato maggiormente sino ad oggi, e continua a pagare, e pagherà l’altissimo costo per il farsi del mondo?”. I bambini e le donne e le persone più deboli. Oggi l’ha pagato quella ragazzina indiana violentata due volte da un gruppo di giovani vicino Calcutta e poi bruciata viva. Non aveva ancora tredici anni e in grembo aveva il frutto della violenza subita. Ha sofferto, versato sangue, morta per il farsi del mondo. Se Dio mi avesse detto che questo sarebbe costato “la luce di un sorriso”, gli avrei suggerito di lasciar perdere. Anche perché non si tratta della mia sofferenza, della nostra sofferenza, ma di quella altrui.

Vito Mancuso, nel suo libro “Il principio Passione”, scrive: “Il Catechismo... insegna che Dio si serve del male permettendone l’esistenza per operare il bene, sennonché nella parte morale lo stesso testo scrive per ben tre volte che «non è lecito compiere un male perché ne derivi un bene», specificando che «il fine non giustifica i mezzi». Ne viene un’incoerenza imbarazzante, perché il Catechismo attribuisce alla divinità esattamente la stessa logica condannata negli articoli sulla morale... In realtà l’origine del male non è da collocarsi né nella necessità divina né nel peccato dell’uomo... La causa del male, a livello sia fisico sia morale, è il caos inerente all’essere originario, posto così dal Creatore quale unica condizione per il darsi della libertà. Il male appare come il lato oscuro del bene e dell’amore, la condizione inevitabile perché nel mondo nascesse la mente libera”. Il fine nobilissimo quindi della creazione è la “mente libera”; il mezzo è il “caos originario” e il male che ne consegue. Ma «il fine non giustifica i mezzi»!  Dio per creare la “mente libera” avrebbe condannato alla sofferenza un’infinità di creature innocenti. Oppure creando non sapeva quel che faceva?


Fingiamo che un pasticciere sia la “Realtà primaria, detta tradizionalmente Dio” e che le magnifiche torte che crea siano la “mente libera” (le parole tra virgolette sono di Mancuso).  Il pasticciere mette nell’impastatrice e poi nel forno il “caos”, vale a dire farina, acqua, burro, lievito e uva passa e pinoli, che immaginiamo abbia creato lui dal nulla. E fingiamo che uva passa e pinoli abbiano sensibilità e che soffrano da matti sbatacchiati nell’impastatrice e cotti al calore tremendo del forno. Non per volere preciso del pasticciere, ma per caso molti pinoli e molti chicchi d’uva passa finiranno sulla superficie delle torte o sul fondo della teglia e a loro, sempre per caso, sarà riservata una sofferenza maggiore e morte prematura. Ora, se il pasticciere (Realtà primaria) sa a quale sorte condanna esseri innocenti, e le torte le crea ugualmente, direi che è un uomo crudele, se sa solo che vuole creare torte (menti libere) e non sa a quali sofferenze condanna esseri innocenti, direi che è un uomo poco previdente; se si accorge della sofferenza atroce di pinoli e uva passa solo nel momento in cui soffrono e non fa nulla per porvi rimedio, pure direi che è un uomo crudele, e se gli fanno pena e soffre con loro, direi: chi è causa del suo mal (nonché del male altrui), pianga se stesso.
 

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