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Culture

di Alessandra Peluso

Vivere un libro è come dare un senso e un significato alla propria vita, capita di rado, ma quando accade è disarmante. Così per caso studiando un libro di filosofia sono stata attratta da questo titolo “Uno psicologo nei lager”, di Viktor E. Frankl, Ares 2012, mi son detta lo voglio, avrà senz’altro qualcosa da dirmi.

Ho cominciato a sfogliare le prime pagine e un’apparente freddezza e tagliente descrizione di un internato, Frankl, in un lager ad Auschwitz ha azzittito ad un tratto il mio animo, dovevo stare in silenzio ad ascoltare, anche le lacrime sembrava potessero interrompere l’ascolto e disturbare. Ascolto in un profondissimo silenzio.

Si impara a vivere leggendo questo libro, o meglio a sopravvivere, sapendo che la sofferenza è vita e che è necessaria, indispensabile, dà un senso alla vita, anche quando sembra flebile come una foglia in autunno.

È una lezione di vita! Leggendo il libro di Viktor Frankl, si avverte quanto oggi l’esistenza abbia poco senso, o forse nessuno, visto che si uccide per nulla. E forse anche per questo, per ricercare un motivo, per avere delle risposte ho scelto di leggere “Uno psicologo nei lager”. Sono sorprendenti le parole del filosofo Marcel quando afferma «Non sarà troppo difficile, purtroppo, prevedere quale sarà la reazione di numerosi consumatori, nello scoprire questo volume dal libraio: Ancora un libro sui campi di concentramento! Non si finirà mai con questo tipo di libri? Sono sazio e d’altronde non ho più nulla da imparare». Utilizza il termine “consumatori” di letteratura come coloro che consumano ostriche e gamberi e chiedono al loro cuoco di variare il menù.

Non so se potrà essere questa la reazione, mi auguro e sono fiduciosa che saranno moltissimi i lettori che si accosteranno alla lettura di questo libro desiderosi come me di imparare a vivere e a darne un senso all’esistenza, all’amore, anche quando le condizioni sembrano assurde. «Chi ha un perchè per vivere, sopporta quasi ogni come». (F. Nietzsche)

Difficile sì dare un senso quando l’esistenza è provvisoria, come quella del disoccupato, ad esempio, che non può immaginare un futuro, crearsi un progetto di vita, così l’esistenza resta in bilico, e si pensa che senso ha andare avanti e ancor peggio che senso ha la vita?

Tanto che l’odio del singolo è così perpetuato oggi che si protrae ed eslpode per qualsiasi reazione inaspettata e allora si impugna un coltello, un’arma e si ammazza. Perchè?

Ogni qualvota ascolto notizie di tal tipo mi chiedo il perchè, ma non so darne spiegazioni, o forse mi sembra misero trovarne una, non c’è ragione, non c’è vita.

Tuttavia leggendo l’esperienza di Frankl nel lager sembra invece che l’esistenza abbia un senso. La vita - scrive - conserva il suo senso anche quando si svolge in un campo di concentramento, quando non offre più nessuna prospettiva da realizzare dei valori, e anche la sofferenza acquista un significato. Fa parte della vita proprio come il destino e la morte. Solo con  miseria e morte, l’esistenza umana è completa! (pp. 116 e s.)  Sono parole che lasciano attoniti, ma si tratta di vita vissuta con dolore, dramma, tormento, paura di andare a finire in una camera a gas o schiacciato e immerso nella melma mentre si lavora duramente al gelo con poche parti del corpo coperte e con scarponi gelidi e ricoperti di terra e fango che durante la notte, quelle poche ore di sonno concesse agli internati usavano addirittura come cuscini.

È terribile ma è reale. È la vita  descritta con spaventosa e disarmante analisi esistenziale da celebre psicologo, logoterapeuta ed è infatti l’esperienza vissuta personalmente dall’autore e protagonista del libro che lo condurrà a scoprire la logoterapia, il trattamento psicoterapeutico che l’ha reso poi famoso in tutto il mondo. È un’esperienza che ha accomunato migliaia e migliaia di vite umane negli anni del nazismo e che pochi sono riusciti a raccontare come Primo Levi in Se questo è un uomo. Così come Frankl che ha da dirci tanto, forse troppo e leggendo il libro lo si comprende facilmente. Sono una miriade di emozioni provate, sensazioni che traboccano senza lasciarti fiato. Sono loro a parlare per te e a dirti che l’esistenza ha un senso, e che la vita comunque vada, vale la pena di essere vissuta.  

Frankl ha inoltre scoperto e sperimentato il senso del segreto più sublime che la poesia, il pensiero umano ed anche la fede possono offrire: la salvezza delle creature attraverso l’amore e nell’amore. «Capisco che l’uomo, anche quando non gli resta niente in questo mondo, può sperimentare la beatitudine suprema - sia pure solo per qualche attimo - nella  contemplazione interiore dell’essere amato». (p. 74).

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