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LO SPECIALE

Scrittori, editori, editor, interviste, recensioni, librerie, e-book, curiosità, retroscena, numeri, anticipazioni... Su Affaritaliani.it tutto (e prima) sull'editoria libraria

di Antonio Prudenzano
su Twitter: @PrudenzanoAnton

Mentre la crisi dell’editoria libraria continua, cresce la quota di mercato dei tanto discussi “libroidi” (e della “varia leggera”). In questo contesto, il settore più in difficoltà sembra essere quello della saggistica "impegnata". La conferma arriva dai numeri: a “Più libri più liberi” 2012 l’Aie ha presentato gli ultimi dati Nielsen (che arrivano a fine ottobre dell’anno scorso); la cosiddetta “non fiction generale” (in cui rientra la saggistica, e dunque testi d’arte, religione, attualità, storia…) perde il 14,1%; lievemente meno in difficoltà la “non fiction specialistica” (-10,7%, vi rientrano testi di management, giurisprudenza, business, economia…). Ma cos’è successo? Gli italiani hanno smarrito il desiderio di approfondire attraverso i libri? La gratuità, la semplicità e la velocità di internet (in cui però, in alcuni casi, ci sono rischi legati all’attendibilità e l’autorevolezza dei contenuti pubblicati) viene preferita alla carta? E ancora: la saggistica di qualità è destinata a essere inglobata dalla varia, o ha ancora un futuro? E nel caso, quale potrebbe essere la sua evoluzione? Inoltre: non sarebbe forse utile ridefinire le categorizzazioni della non fiction nelle classifiche di vendita? E come vanno le cose sul versante digitale? I saggi in e-book vendono? Per rispondere a queste domande Affaritaliani.it ha interrogato numerosi addetti ai lavori, che lavorano per grandi marchi ma anche per realtà più piccole e specializzate.

FrancescoAnzelmo Mondadori

FRANCESCO ANZELMO (MONDADORI) – Da circa tre anni Francesco Anzelmo è il responsabile della saggistica del più grande editore italiano, Mondadori. La sua analisi parte dall'individuazione di una serie di cause: “La crisi generale dei consumi ha coinvolto anche il mercato librario, e all’interno di quest’ultimo la non fiction in particolare. I motivi sono numerosi: sicuramente, gli intermediari tra l’editore e il lettore (i grandi distributori, ad esempio), in una fase come questa preferiscono concentrare gli sforzi sulla fetta di mercato tradizionalmente più redditizia, e cioè la narrativa. Anche gli stessi librai danno meno spazio alla saggistica, ed è comprensibile. C’è poi un altro tema che va a incrociarsi: il ‘meticciato’ tra i generi, con la stessa saggistica che si contamina sia con la narrativa sia con la varia, e da qui il fenomeno dei cosiddetti ‘libroidi’…”. Anzelmo non nega che oggi conti "molto di più il nome dell’autore, la sua notorietà televisiva”.  Va anche detto, però, “che il clima culturale sta cambiando: siamo nell’era ‘della testimonianza’, un’evoluzione che tocca nel profondo la saggistica. Qualsiasi tema, espresso attraverso una testimonianza, ha più forza comunicativa. L’autore che vive un’esperienza sulla propria pelle e poi la racconta incuriosisce inevitabilmente il potenziale lettore. E non si tratta di seguire le mode del mercato, ma di essere consapevoli del tempo in cui si vive. Ad esempio, a fine marzo pubblicheremo il libro di Giovanni Tizian (coraggioso giornalista classe ’82 da oltre un anno costretto a vivere sotto scorta; qui i dettagli, ndr). Il libro (che uscirà per la collana Strade Blu, la stessa di ‘Gomorra’ di Saviano, ndr) sarà in parte un’autobiografia e in parte un’inchiesta. Tizian racconta la sua vita, che è stata sconvolta dalla 'ndrangheta. Quella stessa 'ndrangheta di cui si occupa ogni giorno nel suo lavoro da giornalista. Siamo orgogliosi di pubblicarlo”.

Allo stesso tempo, prosegue Francesco Anzelmo, “il dover di un grande editore è anche quello di continuare a presidiare la saggistica di qualità, sia italiana sia straniera. E ad esempio, in questo ambito, a metà aprile pubblicheremo ‘Partigia’ di Sergio Luzzato, una storia della Resistenza che prende spunto da un episodio particolare e da lì si allarga”.

Al responsabile della saggistica Mondadori chiediamo come vanno gli e-book di saggistica: “Nel mercato digitale Usa cresce la narrativa di genere (rosa, noir, thriller), mentre le percentuali di crescita della non fiction sono più basse. E’ possibile che anche in Italia la direzione sarà questa, e che quindi la saggistica resterà per buona parte cartacea”.

Tutti i discorsi fatti finora per la saggistica italiana valgono anche per gran parte dei mercati editoriali esteri? “Direi proprio di sì”, risponde Anzelmo, che ci tiene poi a dire la sua sulle categorizzazioni della classifica Nielsen: “In quel ‘pentolone’ della ‘non fiction generale’ forse ci stanno troppe cose (dal saggio del politologo al cosiddetto libroide di turno…), e quindi la lettura dei dati si fa inevitabilmente più opaca, sia per gli addetti ai lavori sia per i lettori. Credo che una riflessione in merito prima o poi andrà fatta. Mettendo insieme saggistica e varia si finisce per avere l’impressione che la saggistica si stia ‘varizzando’, ma in realtà i saggi andrebbero valutati nel loro ambito specifico, ci si accorgerebbe che certe generalizzazioni sono errate. Il discorso, poi, si fa ancora più complesso se si riflette sull’effettivo avvicinamento tra saggistica e varia. Ho la sensazione che queste categorizzazioni abbiano prodotto anche alcuni errori prospettici sull’effettivo peso dei generi, e quindi se si parla tanto di libroidi è anche perché da qualche anno nelle classifiche i libri vengono raggruppati in modo diverso rispetto al passato. Parlare di libroidi, inoltre, presuppone una distinzione tra alto e basso che non andrebbe più fatta. Quello che conta in realtà sono gli incroci tra i generi, di cui ho parlato prima. Ricorrere ancora a quella distinzione non ha più senso”.

 

Massimo Turchetta Rcs

MASSIMO TURCHETTA (RIZZOLI) - In questo contesto, la Rizzoli va in parte in controtendenza: da mesi, infatti, in classifica è protagonista sia nell’ambito della varia leggera (con numerosi “libroidi”, ma non solo), sia in quello della saggistica (con testi di firme "molto note"). Tra gli esempi recenti appartenenti a questo secondo caso, “Eredità. Una storia della mia famiglia tra l'Impero e il fascismo” di Lilli Gruber, “L'infanzia di Gesù” di Benedetto XVI (il Papà è molto più che una firma "molto nota"...), “Il secolo lungo della modernità. Il museo immaginato” di Philippe Daverio e “Italiani di domani. 8 porte sul futuro” di Beppe Severgnini. Al telefono con Affaritaliani.it, Massimo Turchetta, direttore generale Libri Trade di Rcs Libri (e direttore editoriale ad interim della Rizzoli), chiarisce subito: “Non è casuale il fatto che nel 2012 la Rizzoli sia stata protagonista nella saggistica e nella varia, anche con quelli che con una fortunata definizione il mio amico Ferrari ha chiamato ‘libroidi’. Avevamo programmato di tornare leader nella non fiction (Rizzoli storicamente lo è stata a lungo, ndr), e abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. Per crescere allo stesso modo nella narrativa, è necessario più tempo, almeno due/tre anni, e ci stiamo lavorando”.

Riguardo alla situazione generale della saggistica, il direttore editoriale della Rizzoli specifica che "rispetto ad altri Paesi, ad esempio all’Inghilterra dove le classifiche di non fiction sono dominate esclusivamente dai libri di celebrities, in Italia la saggistica di qualità conserva ancora un pubblico molto attento. Quindi chi si indigna per la presenza in classifica dei ‘libroidi’, dimentica che altrove va molto peggio. Come Rizzoli, in ogni caso, continueremo a pubblicare testi di saggistica alta. E se penso alle 8mila copie vendute finora da Il manoscritto di Stephen Greenblatt, che a settembre ha inaugurato la nuova collana di alta saggistica I Sestanti, diretta da Paolo Mieli, possiamo dirci certamente soddisfatti. E’ anche vero che alcune aree della saggistica di grande qualità, e mi riferisco in particolare alla storia, negli ultimi 15 anni circa hanno perso una parte consistente del proprio pubblico di riferimento”. Insomma, di certo Turchetta non rinnega il successo di numerosi testi di non fiction molto popolare pubblicati da Rizzoli negli ultimi mesi, ma ci tiene a rivendicare anche le uscite di qualità che ha proposto la sua casa editrice.

Quanto alle ibridazioni tra la saggistica e la varia, il direttore generale direzione Libri Trade di Rcs Libri preferisce allargare questa rivoluzione: “Non è solo la saggistica che si ibrida con la narrativa o la varia. Ma succede anche alla stessa narrativa di guardare sempre più alla varia. In generale, stiamo assistendo alla ‘varizzazione’ di gran parte della produzione editoriale. Il rischio è che si perdano di vista le numerose proposte di qualità che ancora l’editoria italiana produce”.

ANDREA BOSCO (EINAUDI) - Andrea Bosco è il responsabile della saggistica trade di Einaudi, prestigioso marchio che ha fatto la storia di questo ambito editoriale in Italia. Bosco cura le collane Storia, Vele e Passaggi, e pur ammettendo il generale rallentamento delle vendite dei libri, non crede che esso riguardi il suo settore in particolare, anzi: "Proprio nell'era di internet diventa necessario trovare il tempo per approfondire. In questo senso la saggistica d'attualità ha e avrà un ruolo importante. Ciò mi rende ottimista. Certo, rispetto al passato, sta cambiando il modo in cui si comunicano e si discutono i libri, e il contributo della rete è sempre più decisivo". Per l'editor Einaudi "è anche vero che sta aumentando la contaminazione tra saggistica e narrativa. Una direzione verso cui sta andando non solo l'industria editoriale italiana...". 

contromano

ANNA GIALLUCA (LATERZA) - La storica Laterza, fondata il 10 maggio 1901, è un altro punto di riferimento per la saggistica di qualità nel nostro paese. Anna Gialluca, il direttore editoriale, sottolinea che mentre altri editori stanno preferendo puntare su testi più leggeri, "negli ultimi mesi la Laterza, al contrario, sta concentrando gli sforzi proprio sulla saggistica di approfondimento e su quella di attualità e di denuncia. Siamo convinti che in questo determinato momento storico ci sia bisogno di questi testi. E i risultati ci stanno dando ragione, con una serie di titoli che sono entrati in classifica...".

 

MATTIA DE BERNARDIS (FELTRINELLI) - Mattia de Bernardis, editor responsabile della saggistica della Feltrinelli, ricorda come la sua casa editrice abbia "una grande tradizione e un vitalissimo presente nel campo della saggistica, sia quella che Nielsen ritiene 'generale', che in quella 'specialistica'...". E argomenta: "I dati citati sulla contrazione di queste categorie si sono sentiti anche da noi e temo che prendersela con i 'libroidi' significhi non cogliere le questioni di fondo. Certamente le classifiche di non fiction sono dominate da libri che di saggistico hanno ormai solo il nome della categoria sotto cui sono stampati sul giornale, ma il grande successo di questi libri non può preoccupare un’editoria matura come quella italiana. Quello che è più preoccupante è che molto del pubblico che si è sempre rivolto ai saggi – e penso ai lettori più attenti e forti, a quelli che facevano il giro in libreria a vedere cosa c’era di nuovo – ora non lo fa più, o almeno lo fa molto meno". Ma quali sono le cause? "La crisi dei consumi, non c’è dubbio. La grande quantità di informazione disponibile gratuitamente in rete, che appunto i lettori più alfabetizzati e in grado di leggere criticamente sono ormai abituati a selezionare, controllare, gestire, creandosi una dieta informativa che, con un costo minimo, è piuttosto nutriente. La sensazione, sempre più forte nel nostro mondo, che la carta stampata non sia più il supporto su cui si trovano le cose interessanti, attuali, di cui abbiamo bisogno per capire il presente – e questo vale anche per i giornali". Dunque come se ne esce? "Smettendo di dare per scontate alcune cose che crediamo senza neppure rendercene conto (per esempio che l’interesse per un argomento produce naturalmente l’acquisto di un libro su quell’argomento) e puntando sugli elementi che restano esclusivo appannaggio del libro nella competizione con tutte le altre fonti di approfondimento. Penso, per esempio, a libri-evento, che sono loro stessi la notizia del giorno (l’anno scorso è stato per noi il caso di Confiteor, l’intervista di Massimo Mucchetti a Cesare Geronzi); oppure a libri in cui si trova la voce di autori noti e amati, in una forma stabile e capace di una complessità che non può essere veicolata da altri supporti (e rimanendo in casa nostra potrei citare il buon esito dell’ultimo volume di Umberto Galimberti, Cristianesimo); oppure a libri che offrono ai lettori un’esperienza di vita che non ci resta impressa con la stessa forza se passa attraverso un racconto per immagini. In categorie come queste non sono possibili solo libri di varia, ma anche molta saggistica di qualità. Insomma, libri che possano essere percepiti come occasioni speciali proprio in quanto libri – non solo per il loro contenuto, ma anche per il modo in cui questo contenuto viene modellato dal fascino e dalla forza della parola scritta (che sia stampata sulla carta o visualizzata su un monitor)".

michele luzzatto Bollati Boringhieri

MICHELE LUZZATTO (BOLLATI BORINGHIERI) - “La crisi c’è, il mercato si è ristretto, è inutile negarlo. Ma va anche detto che l’Italia da sempre in Europa è fanalino di coda per numero di lettori di testi di saggistica. Noi stiamo lavorando per ampliare la base dei lettori, ma allo stesso tempo non vogliamo assolutamente cedere sulla qualità dei testi, pur cercando di risparmiare dove possibile. Del resto, siamo un marchio storico, e il nostro punto di forza deve restare l’autorevolezza”. Michele Luzzatto, responsabile della saggistica di Bollati Boringhieri (sia universitaria, sia trade), lavora da circa due per la casa editrice torinese del gruppo GeMS: “Nell’ambito trade puntiamo su due collane, Nuovi saggi e Incroci. Nella prima siamo sempre più attenti al linguaggio. Ad esempio, un testo di scienza cognitiva uscito pochi giorni fa, ‘Il cervello universale’ di Miguel Nicolelis, si sforza di essere comprensibile anche per un pubblico di non specialisti. E pur trattando un tema complesso e avanguardistico, è un libro avvincente. L’autore, infatti, è dotato di una capacità affabulatoria notevole”. Quanto alla collana Incroci, “è più popolare, anche a livello grafico”. Ma un testo di saggistica di qualità, quanto deve vendere per rappresentare un buon successo per un marchio come Bollati Boringhieri? “Quattro mesi fa abbiamo pubblicato ‘La fisica del diavolo’ di Jim Al-Khalili, che ha venduto oltre 6mila copie, un ottimo risultato. Ma la valutazione va fatta da caso a caso, dipende da vari fattori. Ci sono testi che se vendono 2.500 copie ci rendono comunque soddisfatti”. Con Michele Luzzatto parliamo anche del mercato dei saggi in e-book: “Sta iniziando a crescere, ma siamo ancora all’inizio”. Nonostante la crisi, “Bollati Boringhieri, a differenza di gran parte degli editori italiani ha chiuso il 2012 il leggero attivo. Ovviamente un ruolo importante l’ha avuto anche la nostra narrativa di grande qualità”.

CristinaPalombaPonteAlleGrazie

CRISTINA PALOMBA (PONTE ALLE GRAZIE) - Cristina Palomba è editor della saggistica di Ponte alle Grazie (con Vincenzo Ostuni). Il marchio GeMS pubblica testi di non fiction molto diversi tra loro: dal giardinaggio alla psicoanalisi, passando per la filosofia, fino ad arrivare alle inchieste di attualità, il raggio d’azione è piuttosto ampio. “Oggi il tempo di lettura si è ridotto, abbiamo tante ‘distrazioni’, il web, decine di canali televisivi, i tablet… ed è ovvio che a risentirne siano soprattutto quei testi che necessitano di maggiore tempo e concentrazione”. Poi Cristina Palomba spiega come in difficoltà sia soprattutto l’ambito della riflessione politica: “Effettivamente oggi questi libri vendono molto meno, ma probabilmente il dibattito delle idee si sta spostando altrove. Politica è anche coltivare l’orto, o praticare la raccolta differenziata…”.

LorenzoFazioChiarelettere

LORENZO FAZIO (CHIARELETTERE) - Lorenzo Fazio, fondatore di Chiarelettere, conferma che “la crisi tocca tutti i comparti dell’editoria, ma sembra colpire in modo particolare  la saggistica, soprattutto quella di attualità. In molte librerie noto che gli spazi dedicati a questo comparto sono stati ridotti a vantaggio della narrativa. Anche Chiarelettere soffre di questa situazione, le prenotazioni sono diminuite, gli acquisti dei librai sono più misurati e non è detto che un libro sia venduto bene per il solo fatto che sia citato sui giornali. Nemmeno la tv garantisce vendite sicure”. A questo proposito Fazio aggiunge: “A volte sembra che l’interesse di certi lettori che prima compravano i libri per approfondire un tema di attualità si limiti alla rete e all’informazione offerta dai media”. Per l’editore di Chiarelettere “i lettori hanno meno soldi a disposizione e selezionano gli acquisti, ma avranno un vantaggio dalla crisi: rimarranno i libri migliori, quelli più necessari e pubblicati dagli editori più capaci. E’ questa la sfida che noi editori dobbiamo raccogliere, reinventando il nostro ruolo e aumentando la qualità dei nostri prodotti”.  Sfide non da poco… “Certo, la concorrenza favorisce il confronto, e la frontiera nuova degli e book ci fa aguzzare l’ingegno. Quest’anno arriveremo al 5%, il prossimo anno forse la quota raddoppierà, se sarà così i conti degli editori saranno diversi e anche le abitudini dei lettori. Siamo tutti in marcia, la direzione giusta dove andare però nessuno la conosce”.

 

RAFFAELLO CORTINA - La Raffaello Cortina Editore, nata nel 1980, pubblica testi di psicologia, filosofia, epistemologia e non solo. Libri scientifici ma anche altri più divulgativi. L’editore, contattato da Affaritaliani.it, argomenta con nettezza: “Dal mio punto di vista, di editore e libraio, si è passati dalla lettura su carta alla non lettura. Gli e-book di cui tutti i media parlano rappresentano una voce molto piccola nel panorama italiano, nonostante il pubblico, e anche molti aspiranti autori, percepiscano quello digitale come un mercato già consolidato. A mio parere  la ‘battaglia’ si giocherà sul prezzo di vendita: se come negli Usa dovessimo arrivare a spread del 40/50% tra prezzo del prodotto cartaceo e digitale, vedremo scomparire in pochi anni  gran parte delle librerie e delle case editrici, soprattutto quelle indipendenti… Dai dati in mio possesso, negli altri paesi europei gli e-book hanno avuto un buon incremento nel segmento di mercato delle vendite alle biblioteche, dove molti editori offrono intere collana in formato digitale a prezzi molto bassi, mentre il mercato individuale è invece ancora poco significativo”. Raffaello Cortina prosegue con un’inquietante ammissione: “Osservando il comportamento d’acquisto del pubblico universitario, e di quello attento alla saggistica umanistica e scientifica di questi ultimi anni, devo ammettere che quello che manca è la voglia di approfondimento”. Quindi l’editore e libraio fa un passo indietro: “Con l’entrata in vigore della riforma universitaria Berlinguer (tre più due, ndr) e le sue rigidità (numero di pagine da studiare legate al numero di crediti) è iniziato l’impoverimento nelle università. L’indicazione dei classici nei programmi universitari è quasi scomparsa. La diffusione della free press, che ha penalizzato il mercato dei quotidiani, ha abituato le nuove generazioni alla fruizione della notizia breve ‘usa e getta’. In questo scenario si è inserito il digitale che, utilizzato spesso in modo ‘acritico’ e superficiale da studenti e studiosi, ha fatto il resto. A questo proposito, consiglio la lettura di un libro di Nicholas Carr, ‘Internet ci rende stupidi?’, da noi edito, che pur evidenziando il valore e il contributo dato dalla rete e dagli strumenti digitali, ha uno sguardo anche ‘critico’, e non sdogana la lettura su carta, specificandone le peculiarità e le differenze del frame”.

AndreaRomano

ANDREA ROMANO (MARSILIO) – Andrea Romano, già in Einaudi, è il responsabile della saggistica Marsilio (gruppo Rcs Libri). Classe ’67, dirige l'associazione Italia Futura e alle elezioni per la Camera si presenta come capolista nella Circoscrizione Toscana per la Lista Monti. Intervistato da Affaritaliani.it sulla sua attività editoriale, ricorda come “l’impegno nella saggistica che Marsilio  persegue sin dalle sue origini, se da un lato si concentra su un gruppo di autori le cui opere caratterizzano il nostro catalogo nei vari settori dove siamo presenti, dall’urbanistica al cinema, dall’economia alla filosofia – e penso a David Lynch o Serghej Ejzestein, a Geminello Alvi, a Gian Piero Brunetta o a Elémire Zolla –, dall’altro segue con attenzione la storia recente soprattutto italiana, anche valorizzando giovani studiosi – come Marco Gervasoni o Giovanni Orsina –, e il dibattito economico e politico al di fuori di qualsiasi schema ideologico o partitico, privilegiando l’originalità delle idee e l’indipendenza di pensiero, da Alberto Mingardi a Franco Debenedetti, da Giuliano Da Empoli a Luca Antonini, da Giorgio Tonini e Enrico Morando a Renato Brunetta e Andrea Segrè”. “La nostra proposta – prosegue l’editor - si arricchisce anche con eccezionali testimonianze di protagonisti della storia recente come, prossimamente, Storia della mia vita di Michail Gorbaciov”. Fatta questa premessa, Romano dice la sua sul rallentamento delle vendite della saggistica, esprimendo una posizione in parte in controtendenza: “È indubitabile che il dato di mercato citato dalla ricerca dimostri che per varie ragioni in questo momento la saggistica sta registrando una flessione di lettori, ma è pur vero che se flessione c’è riguarda più i libri ‘televisivi’ che non quelli di qualità: sono convinto che proponendo un catalogo ricco di quei testi che entrano a pieno titolo nel dibattito culturale in corso possano continuare ad avere ottimi riscontri. Anche il libro digitale testimonia questo aspetto: abbiamo avuto buone vendite in e-book soprattutto da Il capitalismo di Geminello Alvi e dal recente L’intelligenza del denaro di Alberto Mingardi, ma anche da titoli ormai longseller del nostro catalogo, come Futuro artigiano di Stefano Micelli e Dieci lezioni sul buddhismo di Giangiorgio Pasqualotto”.

FELICE DI BASILIO (CASTELVECCHI ) - Per Felice Di Basilio, direttore editoriale di Castelvecchi, “è difficile commentare i numeri drammatici relativi alla diminuzione del consumo di saggistica impegnata quando si è convinti, invece, che sia quella la strada da percorrere in futuro. Non solo perché nel merito è ovviamente più affascinante, ma proprio perché è in quella direzione che si apriranno le nuove fette di mercato”. Di Basilio resta comunque ottimista: “Nonostante la concorrenza di altre fonti diverse dai libri e più accessibili, nonostante quel momentaneo cortocircuito che sta vivendo il nostro Paese, ci sarà un momento in cui la riflessione, la ricerca, la voglia di andare oltre ‘il consumo in superficie’, riprenderà con vigore e noi vorremmo farci trovare preparati; questo significa aver nel tempo costruito un catalogo ‘credibile’, soprattutto quando i numeri remano contro. Non amo le analisi numeriche  perché troppo spesso, invece di essere prese come indicatori di un andamento, diventano paradigmi a cui uniformarsi. Io ho scelto insieme alle persone che lavorano con me – con tutti i rischi del caso – di portare la Castelvecchi in quella direzione, di proporre, come abbiamo fatto nell’ultimo anno, due linee di saggistica ‘alta’ dedicate alla scienza, alla filosofia, al pensiero religioso, alla storia, alle opere dei protagonisti della cultura contemporanea. Siamo soddisfatti – i numeri stanno crescendo lentamente ma con un andamento solido, il catalogo è vivo e sostiene la produzione delle novità. La saggistica impegnata necessita un miracoloso equilibrio finanziario ( si può chiudere anche molto in fretta se si sbaglia), ma lascia alle nuove generazioni di lettori un patrimonio inestimabile”.

ANDREA CANE (UTET) – Sarà interessante capire quali scelte farà Andrea Cane, ex responsabile della saggistica Mondadori, passato alla De Agostini Libri, dove sta lavorando al rilancio della saggistica Utet per la libreria. I risultati concreti arriveranno nelle librerie nei prossimi mesi. Staremo a vedere quale linea editoriale sceglierà di seguire e su quali autori deciderà di puntare…

GianArturoFerrari

GIAN ARTURO FERRARI – Concludiamo questo viaggio coinvolgendo Gian Arturo Ferrari, ex numero uno della Mondadori e attuale presidente del Centro per il libro e la lettura. E’ stato proprio il “professore” dell’editoria italiana a coniare la definizione “libroidi”, riferendosi a quei testi ibridi e spesso autobiografici di personaggi noti (in particolare del mondo dello spettacolo e dello sport) che settimanalmente conquistano le classifiche (“ma in libreria troviamo autobiografie di sportivi che sono grandissimi libri, e mi riferisco ad esempio ad ‘Open’ di Agassi, e autobiografie di sportivi che sono dei libroidi, le valutazioni vanno fatte da caso a caso. E di certo è falso stabilire un parallelo tra il genere di appartenenza di un libro e il suo livello qualitativo”). Sulla cosiddetta non fiction secondo Ferrari va fatta un po’ di chiarezza:  “E’ un mercato che si divide in tre rami: esiste una saggistica più alta, quindi più difficile. Una intermedia - e parliamo di una fetta piuttosto ampia -, non particolarmente complessa. Perché, sia chiaro, il problema non è la qualità, che nessuno è in grado di definire, ma la difficoltà di un testo. E poi ci sono quei testi più popolari, che ho definito ‘libroidi’, che non sono certo una novità, ma che da più di vent’anni arrivano sugli scaffali. Questa segmentazione del mercato vale anche per altri generi editoriali, ed riproponibile anche in altri settori, come ad esempio la moda”. Per Gian Arturo Ferrari “non è vero che la saggistica soffre più di altri ambiti. Dipende dai casi. C’è stata certamente una flessione delle vendite dei saggi di divulgazione storica, e anche della saggistica politica, ma probabilmente è soprattutto un problema dei politici, che evidentemente hanno meno idee interessanti da esporre…”. Tra l’altro, “storicamente non è mai avvenuto che la saggistica più alta vendesse moltissimo. Il grande pubblico ovviamente sceglie libri più leggeri”.

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