New Italian Epic, a un anno dalle polemiche il bilancio di Wu Ming 1 ad Affari Italiani: "Il NIE oggi è già un'altra cosa..."

A un anno dalle polemiche sul 'filo conduttore' che lega 'Gomorra’'di Saviano e molti altri recenti libri italiani (tra cui quelli di Lucarelli e De Cataldo), lo scrittore Wu Ming 1 sceglie Affaritaliani.it per fare un bilancio sul fenomeno. E in attesa del nuovo libro del collettivo di autori spiega: "Il dibattito si è ramificato anche all’estero. Gli attacchi dei critici? I mugugni e i mal di pancia ci sono sempre... Da Dante a Leopardi gli scrittori hanno sempre fatto anche i critici, perché io non posso?"

Domenica, 4 ottobre 2009 - 09:00:00

Nella stessa analisi si legge che una delle accuse più ricorrenti che le è stata rivolta è quella di voler fare allo stesso tempo lo scrittore e il critico letterario. In pratica, non spetterebbe a lei proporre definizioni di alcun tipo. Pensa che la critica ufficiale oggi sia in crisi e che spetti agli autori tornare a esercitare anche questo ‘mestiere’ parallelo? 
“Gli scrittori lo hanno sempre esercitato, da Dante a Leopardi. Come si può affrontare con coscienza e in una dimensione pubblica l'attività di scrittore, senza affrontare con coscienza e in una dimensione pubblica l'attività di lettore? Io sono uno scrittore perché sono un lettore. Sono cresciuto amando la lettura di romanzi, l'ho amata e tuttora la amo a tal punto che ho deciso di scrivere romanzi anch'io. Ora, perché non dovrei parlare di quel che mi piace o mi interessa leggere, perché non dovrei confrontare i miei gusti e interessi con quelli di altri lettori, perché non dovrei interrogarmi pubblicamente sulle cose che leggo e sui motivi per cui le leggo? Perché sono anche uno scrittore dovrei tacere? Dietro quel genere di rimprovero c'è una strategia di interdizione, un impulso autoritario. Il messaggio è: solo noi della corporazione dei critici possiamo capire - e decidere di spiegare agli altri - se un libro "funziona" e perché. Ma a ben vedere, esiste davvero, è davvero in attività questa corporazione dei critici, oppure è come quegli enti semi-immaginari sopravvissuti alla propria funzione, così tipici della scena italiana, tipo la Gescal, che gli italiani hanno sovvenzionato con le loro imposte (trattenute in busta paga) fino al '92 anche se non esisteva più dal '73?” 

Perché, a parte poche eccezioni, gran parte della critica ha reagito così ‘violentemente’ alla vostra proposta?
“Ribadisco, questa ‘gran parte’ della critica, a conti fatti, si riduce ai nomi fatti sopra, più altri due, al massimo tre”.

Allo stesso tempo, però, grazie a quello sul NIE, forse per la prima volta un dibattito letterario nato in rete è stato ritenuto ‘degno’ dalla critica ‘ufficiale’. Da questo punto di vista si tratta di una svolta nel rapporto tra internet & letteratura? D’ora in avanti, cioè, i discorsi critici che nasceranno online potranno ambire al rispetto dell’accademia (naturalmente se validi e ben argomentati)?
“La parentesi finale è la parte più importante della domanda. Quel che importa è che siano validi e ben argomentati. Di polveroni alzati in rete ne ho visti tanti, dibattiti furibondi sul nulla. In rete c'è tanto guano verbale, proprio come in altri ambiti e media. La differenza è che la rete è policentrica e molteplice, il guano si può aggirare con grande facilità”.
 
Crede davvero che prima del 1993 nessuna opera italiana sia stata portatrice di quel ‘tono epico’ alla base del NIE? E, allo stesso tempo, gli scrittori italiani dei anni Settanta e soprattutto degli Ottanta non avevano quella ‘fiducia nella parola e nella sua funzione sociale’ fondamentale per gli autori del NIE? Non c’erano eccezioni?
“La novità degli ultimi anni sta nella sintesi, non in questa o quella singola caratteristica. Sta nel fatto che fiducia nella parola e tono epico si ritrovano nelle stesse opere, insieme alle altre cose che ho cercato di individuare nel memorandum. Comunque, mi lasci dire: eccezioni ce n'erano, sicuro. Ce ne sono sempre. Tuttavia, io ritengo gli anni '80 una stagione miserella e ben triste per la letteratura italiana. Una letteratura esangue, vacua, prodotta da una generazione ripiegata su se stessa. In questo non sono d'accordo con Antonio Scurati: sono stra-d'accordo. Scurati avrà certo i suoi difetti, le sue pose che possono riuscire irritanti, ma io non mi assocerò mai al tiro al bersaglio contro di lui. Per ordine di alcuni capi-manipolo intellettuali, oggi è obbligatorio denigrarlo e ferirlo, per motivi che hanno poco a che fare con quello che scrive. Invece io dico che Scurati ha mille volte ragione quando sostiene che la lezione di Calvino sulla ‘leggerezza’ è stata fraintesa dai suoi epigoni, che l'hanno usata come pezza d'appoggio per scrivere opere lievi come palloncini gonfi d'elio. Una volta che mollavi la presa, un soffio di vento li portava via, e non ne sentivi parlare mai più. Giunti a una certa altezza esplodevano, i brandelli di gomma cadevano in mare, e finivano per soffocare qualche pesce o tartaruga. Sic transit gloria mundi”. 

Cosa si dice fuori dall’Italia del dibattito sul NIE? 
“Sì, in giro c'è molta curiosità per quello che si scrive in Italia, dal NIE alle dieci domande di Repubblica a Berlusconi :-) Per fare un esempio, so che a ottobre, a Varsavia, si terrà un convegno sulla letteratura italiana, con esperti da molti paesi europei e americani, in gran parte dedicato al NIE e dintorni”. 

La vostra è anche una battaglia contro il ‘distacco giocoso’ degli autori postmoderni che pensavano (e pensano) che tutto fosse già stato detto. Il 20 novembre è in uscita il vostro nuovo romanzo collettivo, “Altai” (Einaudi), in cui riprendete i temi di “Q”, il vostro esordio. In che modo in “Altai” rispondete al ‘distacco giocoso’? In cosa il nuovo romanzo è uno sviluppo del percorso del NIE?
“Non saprei proprio rispondere. Durante le ricerche, la stesura e la correzione del testo, non abbiamo mai pensato in questi termini. Prima vengono le narrazioni e solo dopo, forse, la teoria. La teoria si fonda sulla prassi. Non abbiamo mai scritto un libro partendo da un assunto teorico. Stabiliscano i lettori se e come ‘Altai’ si inserisce qui o là. Faccio anche notare che il memorandum aveva fin dal sottotitolo l'indicazione di un arco temporale: 1993-2008. Dal 2008, anno in cui la ‘nebulosa’ viene individuata e si cerca di descriverla, la coscienza del fenomeno non può che produrre una discontinuità. Il New Italian Epic è già diventato qualcos'altro”.

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