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Cura di sé

 

 

 

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di Chiara Squaglia (www.meteogiuliacci.it)

 

 

Con l'autunno le giornate, come noto, si accorciano visibilmente da un giorno all'altro, fino a toccare la minima durata il 21 dicembre, solstizio d'inverno. La minore quantità di luce, oltre ai noti effetti sulla nostra psiche, tra cui quello di renderci un po' più malinconici e tristi con conseguente rischio di incorrere in stati di depressione, può avere effetti indesiderati anche sul nostro corpo, tra cui quello di aumentare l'appetito con conseguente rischio di metter su qualche chilo. Avrete infatti avuto l'impressione che con l'arrivo dei primi freddi stagionali il vostro appetito sia aumentato.

È bene ricordare infatti che molti aspetti del nostro corpo - come temperatura, pressione sanguigna, battito cardiaco, produzione di ormoni -  obbediscono ad un ritmo circadiano (dal latino circa diem che significa "quasi un giorno"), ovvero raggiungono un valore massimo e poi uno minimo nell'arco delle 24 ore. Tale ritmo è regolato dal nostro orologio biologico, che ha la sua sede  nel cervello e che  controlla anche i ritmi del sonno e della  fame. Ma tale orologio è fortemente influenzato dalla luce solare. L'aumento delle ore di buio, alterando il nostro orologio biologico, modifica anche molte funzioni fisiologiche, con diversi effetti, primo tra tutti un aumento della sensazione di appetito.

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Come contrastare allora questa tendenza? Ebbene, si è scoperto che la riduzione del sonno può aumentare la secrezione degli ormoni che stimolano l'appetito, dunque per contrastare l'aumento della fame, è importante prendersi il giusto numero di ore di sonno.

Inoltre, uno studio americano pubblicato sulla rivista European Journal of Clinical Nutrition ha esaminato per un anno il comportamento a tavola di circa 600 persone  adulte  ed alla fine ha osservato che l'autunno era il periodo nel quale introduciamo più cibi e più grassi e quindi, ovviamente,  anche più calorie (circa 90 calorie al giorno in più rispetto alla primavera, con il massimo accumulo proprio nel mese di novembre).

Quale la causa? Nel nostro organismo esistono due tipi di tessuti adiposi: bianco e bruno. Il primo costituisce una riserva di grassi che vengono utilizzati solo in casi di necessità (ad esempio in caso di digiuno) allo scopo di fornire, in differita, il carburante necessario per le attività routinarie del nostro organismo. Il secondo, quello scuro, viene invece utilizzato in tempo reale per produrre calorie.

Alcuni esperimenti hanno messo in evidenza che via via che le temperature si abbassano, l'adipe bianco si aggiunge a quello bruno per la produzione di caloria "immediata". Insomma quando fa freddo l'organismo si preoccupa innanzitutto di produrre calore, cosicché l'organismo è portato ad ingerire più grassi per soddisfare questa esigenza. Nei paesi sviluppati, però, gli ambienti sono riscaldati, e quindi tali grassi, non venendo utilizzati per produrre calore, si accumulano nei depositi adiposi.

Ecco un motivo in più per cui nei mesi freddi non bisognerebbe esagerare con il riscaldamento in casa, a trarne vantaggio sarebbe la nostra linea, il nostro ambiente...e anche la nostra bolletta energetica...!

 

 

 

 


 

 

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autunnodepressionereumatismi
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