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Economia

 

credit suisse

Come sarà il 2013? Secondo Credit Suisse sarà un anno di ripresa che permetterà alla zona euro di uscire da una recessione "lunga" ma tutto sommato "poco profonda". Con il precipizio fiscale (per ora) evitato, l'Europa potrà guardare al futuro con più ottimismo. La crescita dei Paesi periferici, ancora sotto il tiro dei mercati, è però legata a filo doppio con la ripresa globale. E con un altro fattore: la Germania, descritta dagli analisti svizzeri come "la grande economia più squilibrata le mondo", deve riorientare la sua politica economica.

Le urne però potrebbero consizionare l'economia, con riferimento alle tornate elettorali di Italia e Germania. Ma il Paese più a rischio resta la Spagna: "L'azione insufficiente dei governi peserà più dell'instabilità elettorale". Per questo, ipotizza Credit Suisse, "Madrid essere costretta a richiedere gli aiuti europei entro due mesi". Così come l'emergenza di Cipro potrebbe convincere l'Ue che quello greco non sarà l'unico haircut necessario. 

1 - USCIRE DALLA RECESSIONE

Credit Suisse si aspetta che l'area euro uscirà dalla recessione già nella prima parte dell'anno. L'andamento della domanda, in forte calo, dovrebbe soffreire meno. Per inveritre la rotta servirà tempo, ma, se in Spagna la situazione resta "severa" in Italia cominceranno abbastanza presto a vedersi le prime schiarite. E' comunque improbabile una "ripresa vigorosa": le previsioni di Credit Suisse parlano di una crescita vicina ala mezzo punto percentuale.

2 - L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA SICUREZZA

Il periodo di incertezza ha spinto verso attività super-sicure, come i titoli di Stato statunitensi, tedeschi e inglesi. Una "fuga verso la sicurezza" che ha portato i rendimenti dei bond-rifugio a livelli molto bassi, se non negativi. Una scelta decisiva per il 2013 sarà quella tra rendimenti bassi e diversificazione delle attività finanziarie.

3 - DIVENTARE MENO TEDESCHI

La crisi ha spinto le economie periferiche a darsi un nuovo equilibrio. Il miglioramento della bilancia commerciale della periferia è stata frutto di un forte calo delle importazioni, come conseguenza della recessione, ma anche di una relativamente forte crescita delle esportazioni. Non dovrà quindi sorprendere se, nel 2013, dovesse aumentare il surplus dei Paesi mediterranei. A una regolarizzazione di questi ultimi non è, per ora, corrisposta una regolarizzazione della Germania, che parte da da un avanzo delle partite correnti pari al 6%. Senza un calo del surplus commerciale tedesco,  il saldo dell'area dell'euro tenderà verso eccedenze ancora più grandi che, con tutta probabilità, il resto del mondo non riuscirà ad assorbire. Così - afferma Credit Suisse - "mentre i conti con l'estero della periferia sono sempre più simile a quelli della Germania, bisognerà chiedere a Berlino di elimianre i suoi squilibri insostenibili".

4 - LA POLITICA DELLA BCE

Credit Suisse non ha dubbi: la Banca Centrale Europea taglierà i tassi dello 0,25%. Le condizioni perché ciò avvenga ci sono tutte. Il rischio inflazionistico resta moderato. D'altra parte la Bce resta l'unica grande banca centrale a non aver intrapreso una forte politica espansiva. Una scelta che rischia di apprezzare troppo l'euro e condizionare l'equilibrio di Francoforte. 

5- RISANAMENTO, LAVORI IN CORSO

Il risanamento dei conti pubblici sarà ancora al centro dell'Agenda europea, anche se in toni meno aspri rispetto a quelli dell'anno appena trascorso. La correzione del disavanzo è stata "impressionante": il deficit dell'area euro è sceso dal 6,5% del 2009 al 3% del 2012. Dovrebbe scendere al di sotto della soglia indivisuta da Maastricht nel corso del 2013. Certo, i sacrifici hanno inciso sulla crescita. Non è il momento di esultare: la sostenibilità "resta fragile", con un debito pubblico medio superiore al 90%. L'obiettivo è uscire dal circolo vizioso disavanzo-correzione di bilancio-diminuzione della crescita. 

6- MENO INSTABILITA'

I mercati hanno le loro buone ragioni per essere preoccupati per le tornate elettorali del 2013. Imminenti sono quelle italiane. A settembre spetta alla Germania. Per quanto riguarda l'Italia, "la situazione è fluida", ma non ci sono grossi allarmi: la vittoria di una formazione "pro-euro" resta molto probabile, con la vittoria del centro sinistra appoggiato dalla lista Monti. Una prospettiva che, secondo Credit Suisse, spingerebbe i mercati a un atteggiaemnto neutro, se non positivo. A Berlino, invece, l'opzione più probabile vede un ritorno a una grande coalizione con la Spd e una inedita alleanza con i Verdi. In ogni caso non sembra ci sia all'orizzonte una prospettiva capace di dare una scossa ai mercati.

7- LA GRECIA RESTA IN EUROPA

"La Grecia rimarrà nell'eurozona". Ne sono convinti gli analisti di Credit Suisse. I rischi permangono ma la prospettiva di una "Grexit" non sembra essere all'orizzonte. Una ripresa della crescita è necessaria più di ogni altra cosa. Il governo è in una posizione più salda, ma è ancora fragile e le condizioni sociali vanno peggiorando.

 

merkel draghi

8 - AIUTI ALLA SPAGNA

Gli analisti svizzeri sono convinti che la Spagna chiederà una linea di credito all'europa già all'inizio dell'anno. Il governo spagnolo è stato in grado di allentare la pressione a breve. Ma sul medio e lungo termine lo scenario cambia. "Nel giro di uno o due mesi i rendimenti potrebbero tornare a salire, a un punto tale da costringere la Spagna a chiedere aiuto".

9- UN PIANO DI SALVATAGGIO MENO TURBOLENTO

Non c'è solo la Grecia. Il Portogallo dovrà affrontare un difficile contesto economico e sociale nel 2013. Le prospettive di crescita paiono incerto e si stima una contrazione del Pil pari all' 1%. Per quanto riguarda l'Irlanda, "continuiamo a credere che il Paese riuscirà a completare il suo programma di salvataggio alla fine del 2013". Permangono alcuni rischi sul versante della crescità e della solidità dele banche. Semba però imporbabile che L'Europa sia chiamata a intervenire in maniera così massiccia come già fatto per la Grecia. 

10- EVOLUZIONE ISTITUZIONALE

In assenza di acuto stress finanziario, l'evoluzione istituzionale nell'area dell'euro rischia di interrompersi. L'ESM rappresenta un passo in avanti per l'integrazione fiscale, ma è un meccanismo ancora da testare. Positiva è anche la valutazione dell'accordo sulla vigilanza bancaria. Ma l'integrazione europea si ferma qui. E potrebbe essere ulteriormente rallentata dalle elezioni tedesche. Merkel si giocherà la rielezione e non sembra disposta a forti modifiche dell'ordimento europeo 


11- COSA POTREBBE ANDARE STORTO

Anche se le previsioni sono positive, permangono molti fattori di rischio. Il princiapale riguarda l'incapacità di avviare una decisa politica europea. In Europa restano alcuni anelli deboli. Credit Suisse dipinge un quadro positivo dell'Italia e concentra le proprie preoccupazioni su Spagna e Portogallo. Secondo uno scenario più cupo, non del tutto impossibile, la crisi non travolgerebbe solo la penisola iberica ma anche Italia e persino Francia, spingendo "la crisi del debito su territori inesplorati". I rischi arrivano anche dall'esterno. Scelte sbagliate nella gestione del Fiscal Cliff potrebbero avere ripercussioni anche nel Vecchio continente.


12 - UN ANNO RISCHIOSO PER IL REGNO UNITO

Le prospettive di crescita nel Regno Unito sono più promettente di quelle del 2012. Gli incentivi all'economia voluti dal governo permetteranno di ripartire ma incideranno sul deficit, avviato verso la soglia del 100% del Pil. Nelle previsioni di Credit Suisse c'è anche un downgrade del rating sovrano nei prossimi mesi. Londra - suggerisce Credit Suisse, "non sarà più un rifugio sicuro"

13- RISCHIO PERIFERIA

I rendimenti dei titoli di Stato della periferia sono diminuiti in modo significativo grazei soprattutto all'intervento di Draghi e al suo discorso del "costi quel che costi". La sostenibilità dei Paesi coinvolti resta però ancorata a una crescita che, per ora, resta debole. Di conseguenza, i titoli di Stato periferici sono stati e rimangono un'attività di rischio la cui performance è fortemente correlata alla dinamica di crescita globale.

 

 
 

 

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