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Economia
Il caso Agusta come i due marò. L'India al voto tritura l'Italia

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LA REAZIONE DEL GOVERNO DI NEW DEHLI. Alla notizia dell'arresto dell'a.d. di Finmeccanica, il Ministero della Difesa indiano fa subito aprire diverse indagini interne. Allo stesso tempo però sospende tutti i pagamenti destinati ad AgustaWestland, procedimento non previsto da alcuna clausola contrattuale, congelando di fatto il contratto in vigore in attesa di far luce sul caso. Due giorni dopo, lo stesso Ministero, in un lungo e dettagliato comunicato stampa asserisce che la gara si è svolta correttamente durante tutto il processo di assegnazione. AgustaWestland, da parte sua, dichiara fin da subito di non avere alcuna evidenza di qualunque forma di illecito né tantomeno di corruzione nell’ambito del contratto.
 
IL PROCESSO. A giugno 2013 è cominciato il processo con rito immediato ai due dirigenti Finmeccanica. Un processo nel quale per ora, secondo alcuni, l’accusa si è un po’ cristallizzata alla fase iniziale. Non ha affondato il colpo uno dei principali testimoni, vale a dire Haschke. In udienza l’intermediario ha parlato di una cena a Lugano nel quale Orsi non avrebbe pagato il conto con la carta di credito per non lasciare tracce del suo passaggio in Svizzera, ma allo stesso tempo ha parlato di un contratto di ingegneria e non di interventi sulla gara per alterarne il risultato. Agli atti c'è anche una intercettazione di Orsi che, secondo il procuratore Fusco, dimostrerebbe la sua consapevolezza del pagamento di mazzette a pubblici funzionari indiani. Il 13 ottobre il presidente e ad di Finmeccanica è al telefono con un collaboratore. Si parla di quello che i giornali hanno pubblicato sull'inchiesta che lo riguarda. A un certo punto i due fanno riferimento a un articolo del Sole 24 Ore che elenca i nomi degli indagati. "Non mette i nomi degli indiani?" chiede preoccupato Orsi. "No", gli risponde il collaboratore. "E il Fatto Quotidiano non mette i nomi?", chiede ancora Orsi. "Ho paura che Il Fatto Quotidiano mi mette in linea quel documento". E il collaboratore risponde: "No, però parla di...". Orsi: "Dell'Indiano!?". Il collaboratore: "No, di un generale dello 0,5". Orsi: "Ah cazzo! Ah... lo dice?". In attesa di capire se i giudici crederanno all'interpretazione dell'accusa, nelle ultime settimane la difesa ha registrato un punto a favore con la testimonianza del professor Stefano Sandri, ex direttore della ricerca del centro militare studi strategici del ministero della Difesa, che ha spiegato che l’allora capo di Stato maggiore indiano Sashi Tagy non avrebbe potuto avere in alcun modo un ruolo decisivo nell’assegnazione dell’appalto. Proprio quel Tagy che secondo l’accusa sarebbe il terminale delle tangenti per l’appalto da 560 milioni. Peccato che secondo Sandri “Tiagy non poteva decidere niente”, spiegando che la nuova normativa indiana sulla trasparenza delle gare d’appalto prevede una serie di “organi collegiali misti militari-civili che presiedono con competenze diverse alle decisioni sulle gare d’appalto”. Sandri ha anche aggiunto che Tiagy è entrato in carica nel gennaio 2005, mentre il report sull’appalto era stato elaborato dalla commissione parlamentare già un anno prima. Invece secondo il principale accusatore di Orsi, Lorenzo Borgogni (ex responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica), dal contratto per la vendita di elicotteri all’India sarebbe stata ricavata proprio una tangente da 10 milioni che sarebbe stata girata alla Lega e a Comunione e Liberazione, ma soprattutto al Carroccio, per favorire la nomina di Orsi ad amministratore delegato di Finmeccanica. Borgogni è stato querelato da Roberto Maroni per le sue affermazioni considerate diffamatorie e i riferimenti alla Lega sono stati considerati dal gip penalmente irrilevanti tanto che l'ipotesi iniziale di finanziamento illecito non ha trovato nessuno spazio nell'ordinanza di custodia cautelare del febbraio 2013.

LA DIFESA. In attesa delle sentenza su Orsi e Spagnolini, attesa per il prossimo luglio, la difesa continua a battere il tasto della calunnia. Orsi ha denunciato Lorenzo Borgogni, l’ex responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica. Secondo Orsi Borgogni, il suo principale accusatore, avrebbe mentito per vendetta dopo che lui aveva scalzato Pier Francesco Guarguaglini, di cui Borgogni era stato a lungo tempo il braccio destro. L’intero processo si basa principalmente sulle accuse di Borgogni. Accuse che la difesa di Orsi, rappresentata dal legale Ennio Amodio, si basano, appunto, su una calunnia. “Non si capisce perché i magistrati di Napoli e Busto Arsizio non hanno ancora voluto chiudere con un tratto di penna, nonostante due anni di indagini in cui non è emerso il benché minimo riscontro”, afferma Amodio. Secondo la difesa i magistrati si sono fermati alle prime accuse di Borgogni, senza però aver mai trovato rilievi davvero compromettenti sulla presunta tangente. “Sembra quasi che la corruzione internazionale abbia subìto una mutazione genetica per rimanere racchiusa nel recinto delle mura italiane”. AgustaWestland ha perso svariate centinaia di milioni di euro. Orsi ha trascorso 80 giorni in carcere e ha perso il suo ruolo e il suo potere. Tutto, secondo la difesa dell’ex ad di Finmeccanica, per una guerra intestina alla seconda industria italiana.

DUE ANNI DOPO. A 15 mesi di distanza dall’arresto di Orsi, però, parte della faccenda sembra non quadrare. Fino adesso, infatti, le accuse di corruzione nei confronti di AgustaWestland non sono ancora state provate né in Italia né in India. Nonostante tutto ciò, viene comunque stracciato il contratto di fornitura e sospeso il pagamento delle rate destinate ad AgustaWestland, un procedimento non previsto da alcuna clausola. Una vertenza in attesa di una soluzione che però sembra lontana dall’arrivare. Per il momento, l'India ha accettato solo di confrontarsi con la compagnia italiana in un arbitrato con sede a New Delhi e per il quale le parti hanno già scelto i loro rappresentanti legali fra gli ex giudici della Corte Suprema: B.N. Srikhrishna per AgustaWestland e Jeevan Reddy per il ministero della Difesa indiano. Esiste invece ancora un forte dissenso sul terzo giudice che integrerà il tribunale dell'arbitrato. E per questo, il gruppo guidato ora da Mauro Moretti si è rivolto alla International Chamber of Commerce di Parigi.

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