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Economia
Ast Terni rassicura: "Non smantelliamo"

Mentre in Italia i lavoratori della Acciai speciali Terni si riuniscono in assemblea per valutare a che punto si trova la vertenza discussa al Ministero dello Sviluppo negli ultimi giorni, la controllante tedesca Thyssenkrupp annuncia che nell'esercizio chiuso al 30 settembre è tornata in utile per la prima volta in tre anni e quindi, dopo quattro anni di astinenza, tornerà a remunerare gli azionisti con un dividendo.

Tra le tute blu si discutono tre documenti nell'ambito della vertenza: uno è sul piano industriale, un'altro sull'integrativo e l'ultimo riguarda gli incentivi per i lavoratori che in modo volontario decidono di lasciare il processo produttivo. L'amministratore delegato di Ast, Lucia Morselli, conferma intanto "l'intenzione di mantenere l'integrità del sito produttivo di Terni, escludendo qualsiasi ipotesi di smantellamento di impianti". Lo scrive in un "messaggio al personale" affisso la notte scorsa ai cancelli dello stabilimento. Nel comunicato, di quasi due pagine, viene sottolineato che "nei prossimi due esercizi saranno in funzione entrambi i forni" i quali, se si arriverà a un "ragionevole livello di profittabilità" e se "il mercato ne giustificherà l'utilizzazione", "continueranno ad operare insieme. Per questo - continua - è essenziale che nel corso dei prossimi due esercizi venga fatto ogni sforzo per raggiungere i necessari livelli di efficienza ed i conseguenti livelli di risparmio di costi che sono stati fissati in una riduzione di circa euro 100 milioni".

Tra le riduzioni previste, quella del costo del lavoro si attesta su circa 30 milioni di euro, che Ast "ha pianificato di raggiungere con 290 esuberi ed una riduzione dell'onere del contratto integrativo per circa euro 14 milioni". Dal numero complessivo degli esuberi vanno però tolti "165 colleghi che ad oggi hanno già pianificato di lasciare l'azienda". Per quanto riguarda l'integrativo, "il sacrificio è richiesto - spiega ancora la nota - perchè riduce di 260 il numero complessivo degli esuberi", consentendo ad Ast di "mantenere un organico strutturato per una capacità produttiva di circa un milione di tonnellate".

Tornando ai conti del gruppo, dopo due anni di pesanti perdite, il colosso tedesco nell'esercizio 2013-14 ha registrato un utile di 195 milioni mentre il risultato operativo (ebit) si è più che raddoppiato anno su anno, a 1,3 miliardi. La divisione dell'acciaio americano, a lungo fonte di grosse perdite a causa di due investimenti sfortunati, è rimasta negativa, ma molto meno rispetto allo scorso anno (l'ebit è stato pari a -60 milioni rispetto a -495 milioni nel 2012/13). Nel 13-14 i ricavi di tutto il gruppo sono aumentati del 7% a 41,3 miliardi di euro, con una crescita in tutte le divisioni.

"L'anno 2013/14 ha segnato un punto di svolta nel nostro sviluppo", ha dichiarato in una nota il ceo Heinrich Hiesinger. Riguardo alla decisione di pagare un dividendo nella misura di 0,11 euro per azione per la prima volta dal 2010-11, Hiesinger ha spiegato: "Siamo ben consapevoli che questo dividendo proposto non è altro che un segnale per i nostri azionisti". Hiesinger, artefice del recupero, è stato rinnovato in carica per cinque anni, fino al 2020.

Nel bilancio pubblicato dalla società, si spiega per sommi capi anche la vicenda di Terni. Per l'azienda italiana "un completo è stato sviluppato un nuovo piano industriale, che prevede un'intensificazione e ristrutturazione delle vendite di prodotti laminati a freddo, nonché ampie misure di ristrutturazione della produzione e somministrazione con una 'significativa riduzione del personale'. I dettagli saranno oggetto di intensi negoziati con gli stakeholder nei prossimi mesi".

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