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Economia
L'Italia è poco business friendly Superati anche da Ruanda e Armenia


Sono paesi più "amichevoli" con chi vuole fare affari la Danimarca (la migliore in Europa, al quarto posto assoluto dietro a Singapore, Nuova Zelanda e Hong Kong), la Finlandia (nona), l'Australia (decima), la Svezia (undicesima), l'Irlanda (tredicesima), in crescita di ben quattro posizioni in un anno, grazie in particolare ad un balzo fatto per quanto riguarda tempi e costi per ottenere un allacciamento elettrico (l'Irlanda è passata dal 139esimo al 72esimo posto nella classifica mondiale), la Svizzera (ventesima), il Portogallo (venticinquesimo) . Ma persino il Rwanda (46esimo al mondo), l'Armenia (45esimo) e Panama (52esimo) stanno davanti all'Italia e vedono migliorare le proprie posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno.

Da cosa è determinato il ranking e dunque su cosa deve lavorare l'Italia per tornare ad essere un paese un minimo "attraente" per le aziende di tutto il mondo (ed italiane a maggior ragione)? Da una serie di fattori relativi ai tempi e ai costi necessari ad ottenere i permessi per avviare l'attività, per costruire nuovi impianti, per ottenere l'allacciatura alla rete energetica, o per registrare le proprietà, piuttosto che per far valere le tutele contrattuali o per proteggersi dall'insolvenza dei propri debitori.

Quasi tutte riforme che se non a "costo zero" non andrebbero a incidere pesantemente nelle tasche degli italiani (anzi, a voler pensare male inciderebbero profondamente solo nelle tasche di un piccolissimo numero di essi). Per di più sono quasi tutti fattori che in buona misura dipendono dalle amministrazioni locali, tanto è vero che la Banca Mondiale ha anche prodotto una classifica dettagliata sulle 13 maggiori città italiane dalle quali emerge, ad esempio, che Catanzaro è il comune dove è più rapido e/o meno costoso aprire un'attività mentre Campobasso e quella dove ciò è meno facile (Roma si classifica settima in questo caso, Milano ottava, Torino nona, Napoli dodicesima). Oppure che è a Bologna che si ottengono più facilmente i permessi di costruzione, subito seguita da Cagliari, Milano e L'Aquila (appaiate al terzo posto), mentre Catanzaro, Napoli, Palermo e Potenza occupano dalla decima alla tredicesima posizione.

Notare che la classifica non sembra influenzata eccessivamente dalla classica dicotomia tra Nord e Sud del mondo, visto che stati africani come Benin, Togo, Costa d'Avorio, Senegal, Trinidad e Tobago, Repubblica Democratica del Congo, sono quelli che hanno registrato i miglioramenti più significativi da un anno con l'altro e che proprio l'Africa sub-sahariana vede nel complesso 5 dei 10 maggiori miglioramenti registrati da un'edizione all'altra della classifica della Banca Mondiale, potendo contare su 75 delle 230 riforme "strutturali" varate lo scorso anno in tutto il mondo per rendere più agevole fare affari nel paese.

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