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Economia
benetton

Di Luca Spoldi
e Andrea Deugeni

In una seduta nel complesso positiva per Piazza Affari, che sfrutta il sentiment rafforzatosi nel corso della giornata dopo i buoni dati sull'export cinese, le previsioni di una sia pure graduale ripresa europea nella seconda parte dell'anno formulate dal numero uno della Bce, Mario Draghi, e il buon avvio delle contrattazioni a Wall Street, tra le blue chip tricolori si nota il tonfo di Atlantia, che perde il 3,5% mentre Gemina, altra controllata (tramite Sintonia) del gruppo Benetton cui fa capo il 95,9% di Aeroporti di Roma (gestore degli scali di Fiumicino e Ciampino) con la quale il gestore della principale rete autostradale italiana è ormai ufficialmente in procinto di fondersi, guadagna l'1,1%.

Movimenti che riflettono da un lato la preferenza che viene espressa in queste ore da quasi tutte le case d'investimento nei confronti di Gemina rispetto ad Atlantia, dall'altra qualche possibile tensione tra i maggiori soci riguardo ai termini puntuali dell'operazione. Morgan Stanley ha ad esempio ridotto il giudizio su Atlantia a "underweight" da "overweight" temendo che la fusione possa avere effetti negativi sulle quotazioni, mentre Cheuvreux ha oggi migliorato il prezzo obiettivo su Gemina da 1,2 euro a 1,4 euro, confermando il titolo nella sua lista di titoli selezionati, ritenendo che l'operazione possa semplificare la struttura azionaria e portare ad un'uscita di qualche socio che potrebbe vendere le proprie azioni in cambio di denaro o di titoli di un'entità come Atlantia, più capitalizzata e liquida e quindi facilmente monetizzabile rispetto alla holding che controlla Adr (o alla stessa Sintonia, per la quale si potrebbe procedere a una scissione parziale col trasferimento di titoli Atlantia a soci come Goldman Sachs, per alcuni pronta a uscire).

frtelli benetton 1

Per arrivare alla fusione vi sono in teoria due strade: uno scambio carta contro carta che porti gli azionisti di Gemina a diventare soci di Atlantia, oppure il lancio di un'Opa in contanti con successiva integrazione delle due società. Nel primo caso l'operazione avrebbe un effetto diluitivo per gli attuali soci Atlantia, nel secondo si avrebbe un effetto controdiluitivo ma potrebbero sorgere tensioni attorno al rating sul debito del gruppo. Non che ad Atlantia manchino le risorse, visto che Gemina stasera capitalizza 1,76 miliardi, mentre Atlantia dovrebbe disporre di una liquidità più che abbondante, attorno ai 2 miliardi. Ma è chiaro che il gruppo guidato da Giovanni Castellucci non vorrà bruciare tutta la cassa solo per semplificare la catena di controllo, tanto più che un'Opa "tutta cash" sarebbe più interessante per gli utili ma appesantirebbe il rapporto tra debito e Mol alzando la leva 4,5 volte secondo le stime di Equita Sim.

Non a caso già oggi sono filtrate voci di una possibile offerta in parte in contanti e in parte in azioni, per limitare l'impatto sul capitale e sul debito di un'Opa a cui, ovviamente, non aderirà in ogni caso Sintonia (che controlla entrambe le società, Atlantia col 46,41%, Gemina col 35,93%), nel cui capitale è presente il fondo sovrano di Singapore, Gic, col 13,8%. Ma a Gic fa capo anche il gestore dell'aeroporto di Singapore, Changi, socio in Gemina con col 5,19%. Così non sarà un caso che in giornata proprio da Changi Airports International siano giunti commenti circa il "valore del suo investimento romano", che "in quanto hub internazionale e porta di accesso all'Italia" potrà negli anni a venire registrare "una crescita sia del traffico turistico, sia del traffico business", specie ora che è giunto il via libera "al piano di sostanziale sviluppo dello scalo di Fiumicino arrivato dopo l'approvazione del nuovo regime tariffario" come ha commentato un portavoce.

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