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Economia
Allarme Assobirra: aumento delle accise fa crollare i consumi

La nota diffusa da Assobirra lancia l'allarme e riscontra un peggioramento della situazione. Il contesto sfavorevole, peraltro previsto da uno studio di Ref Ricerche.

Questo il tema centrale del convegno "La filiera italiana della birra. Ridurre la pressione fiscale per continuare a creare valore e occupazione", organizzato a Roma con la presenza di AssoBirra, Confagricoltura, Confimprese e Fipe-Confcommercio. Quest'ultima associazione e' direttamente coinvolta perché la birra pesa in maniera rilevante sul fatturato dei pubblici esercizi, dove in media il 12% degli incassi vengono garantiti da questa bevanda. 
 
"Ref Ricerche, dopo l'aumento delle accise deciso dal Governo Letta, ipotizzava consumi 2014 di birra in calo del 5% , e la flessione del 26% registrato tra luglio, agosto e settembre (che rappresentano i mesi piu' importanti in termini di vendite per questo prodotto) fanno apparire la situazione del mercato in linea con le previsioni", ha affermato Alberto Frausin, Presidente AssoBirra. "E' per questo che abbiamo deciso di riunire tutti i principali attori di una filiera che rappresenta un'eccellenza italiana, che vale 3,2 miliardi di euro, garantisce 136mila posti di lavoro e conta piu' di 200 mila imprese, tra produttori, fornitori di materie prime e servizi e aziende della distribuzione e dell'ospitalita'. Vogliamo chiedere al Governo Renzi di intervenire per bloccare il prossimo aumento delle accise del 1* gennaio 2015, che rischia di dare un ulteriore colpo gravissimo al nostro settore, portando complessivamente al +30% gli aumenti in 15 mesi (in pratica circa 1 sorso su 2 della nostra birra la berra' il fisco)".
 
Se il 1* gennaio venisse bloccato l'aumento delle accise, o meglio ancora portato al livello di tassazione della birra di altri Paesi europei come Germania (4 volte inferiori alle nostre) o Spagna (3 volte inferiori), in Italia si potrebbero avere effetti straordinari per l'occupazione. "I dati Ref dimostrano che, se il nostro Paese non avesse un peso della fiscalita' cosi' alto sulla birra, potrebbe generare occupazione in maniera molto consistente. Con accise 3 o 4 volte inferiori saremmo in grado di generare 5.000 nuovi posti di lavoro, ai quali si andrebbero a sommare quelli che il Ref stima verranno persi a causa dell'aumento di questi mesi (circa 2.400). Insomma, oltre 7.000 posti di lavoro in un solo anno. Parliamo della possibilita' di generare 20 nuovi posti di lavoro al giorno nel 2015", ha spiegato Frausin.
 
Del resto, che il settore della birra abbia un effetto positivo sull'occupazione lo dimostrano anche altri dati. Si stima che 1 posto di lavoro nel settore ne generi 24,5 nell'ospitalita' (bar, ristoranti, alberghi), 1 nell'agricoltura, 1,3 nella supply chain (imballaggio, logistica, marketing e altri servizi) e 1,2 nella distribuzione (Gdo e dettaglio).
 
A risentirne del possibile nuovo aumento saranno anche le tasse dello Stato. empre secondo Ref, sarebbero appena 68 milioni di euro le entrate dello Stato effettivamente generate dagli ultimi aumenti, a fronte di un incremento atteso, di 177 milioni di euro (-62%). Un aumento delle accise di quasi 10 centesimi al litro portera' a un aumento del prezzo medio del prodotto di circa il 2%, con punte del 7% nel canale Gdo e con una diminuzione delle quantita' complessive consumate.

Il calo dei consumi, a fronte dei 177 milioni preventivati, portera' appena 116 milioni di euro, ai quali vanno pero' sottratti ulteriori 48 milioni, effetto negativo in termini d'introito fiscale per il calo del Pil causato dalla flessione dei consumi, con un conseguente "beneficio" per l'Erario di soli 68 milioni a fronte del danno arrecato ai consumatori che pagheranno di piu' la loro birra e dell'accentuarsi della discriminazione fra bevande che sopportano accise sempre piu' alte e bevande esentate da ogni tassazione.

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