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Borsa Affari LP

Fossimo ad Hollywood qualcuno potrebbe intitolarlo: "Saipem 2, il ritorno". Dopo il tracollo subito all'indomani del taglio delle stime sui risultati 2012 e soprattutto sulle previsioni per il 2013, il titolo sta infatti recuperando terreno anche oggi riportandosi sopra i 20,4 euro per azione, sempre più distante dai 18,61 euro toccati durante la seduta del 30 gennaio scorso. Contribuisce a muovere il titolo la notizia che i fondi Fidelity sembrano aver nel complesso mantenuto le posizioni, pur avendo limato la partecipazione dal 2,641% all'1,935% il 31 gennaio scorso

Fate attenzione alle date, perché poche ore prima del "warning" sugli utili, comunicato a mercati chiusi la sera tra il 29 e il 30 gennaio, Bank of America Merrill Lynch aveva collocato circa il 2,2% del capitale (poco meno di 10 milioni di titoli) attraverso un "accelerated bookbuilding" effettuato proprio a fine seduta ad un prezzo che fonti di mercato, non smentite, hanno indicato essere attorno ai 30,65 euro per azione (a fronte di una forchetta indicativa iniziale di 30,65-31,36 euro e di un prezzo di chiusura del giorno precedente, il 28 gennaio, di 31,56 euro).

Non è stata dunque Fidelity (che avendo portato la partecipazione sotto la soglia rilevante del 2% ha ora più libertà di movimento potendola azzerare senza dover effettuare alcuna ulteriore dichiarazione o riportarla sopra il 2% potendo poi annunciarlo a cose fatte con alcuni giorni di ritardo) ad approfittare di eventuali e ancora da provare fughe di notizie, ma di certo la vicenda ha riportato l'attenzione di molti investitori su chi siano le "mani forti" di Piazza Affari, fondi e investitori istituzionali di grandi dimensioni in grado di condizionare l'andamento del titolo anche solo investendo una piccola frazione del proprio patrimonio.

Il numero uno è probabilmente BlackRock: la maggiore società d'investimento al mondo, nata nel 1992 da una scapola del Blackstone Group, gestisce fondi per quasi 3.400 miliardi di dollari e a Piazza Affari è presente nel capitale di UniCredit col 5,03% (quota incrementata dal precedente 3,1% proprio a inizio mese, approfittando dei ribassi subiti dal titolo dopo alcuni giudizi negativi e tagli di stime), subito alle spalle del fondo sovrano Aabar (al 6,5%) e davanti ai russi di Pamplona (5,01%). Ma BlackRock è presente anche in Atlantia (con poco più del 5% del capitale) e Ubi Banca (2,177%), dopo aver avuto partecipazioni (azzerate o ridotte sotto il 2% in questi mesi) nei più bei nomi della borsa italiana da Mediobanca a Banco Popolare, da Bpm a Bulgari, da Eni ad Enel, da Fiat a Finmeccanica, passando per Generali, Intesa Sanpaolo, Mediaset, Parmalat, Prysmian, Telecom Italia, Terna e la stessa Saipem (tanto che alcuni rumors hanno indicato proprio BlackRock come uno dei principali venditori a cui avrebbe attinto Bank of America Merrill Lynch per trovare i titoli da collocare sul mercato).

Oltre a BlackRock un altro grande investitore presente sul listino italiano è il fondo pensione norvegese Norges, socio al 3,25% di Prysmian (nel cui capitale sono presenti anche i fondi di Franklin Templeton col 2,162%, quelli di Jp Morgan Chase col 2,17%, Oppenheimrfunds col 2% e State Street Global Advisor col 2,132%), di Cir (col 2,094%), di Ubi Banca (col 2,177%), di Unipol (col 2,097%) e di Vittoria Assicurazioni (con poco più del 2%). Ma anche Invesco non scherza: la società di gestione inglese è presente nel capitale di Prelios (5,089%), Fondiaria-Sai (3,143%) e Poltrona Frau (2,281%), dopo aver tagliato sotto il 2% la partecipazione in Azimut (altra società che riscuote successo all'estero, avendo tra i suoi azionisti tra gli altri anche i fondi William Blair, al 2,05%, Harris Associates al 2,9%, Aviva al 2,059% e Cantillon Capital Management al 2%).

 

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