Come sarà il 2014 per un investitore italiano? Se si parla a livello mondiale, non molto dissimile da come è stato il 2013, con le borse che dovrebbero continuare a crescere e i bond che vedranno lentamente ma quasi inesorabilmente una ulteriore risalita dei rendimenti. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e se è evidente che in questo momento le borse hanno intenzione (e sembra anche la forza) di concedersi un ultimo rally di fine anno, che potrebbe estendersi per qualche seduta anche a inizio gennaio come solitamente accade, non tutti i mercati e non tutti i settori saranno in grado di offrire performance come quest'anno, in alcuni casi (anche italiani) spettacolari.

Fatti due conti a fine 2014 la liquidità complessiva (se la Fed continuerà a ridurre di 10 miliardi gli acquisti mensili ogni 45 giorni, ossia ogni riunione del Fomc) dovrebbe essere attorno ai 4.100 miliardi di dollari per la sola banca centrale americana, mentre Bce e BoJ dovrebbero rimanere nel complesso sui livelli attuali o di poco inferiori. Questa apparente immobilità nasconde però una serie di spinte contrastanti in grado di incidere sull'andamento di bond e azioni.

Anzitutto i T-bond continueranno a vedere un rialzo dei rendimenti e dunque tendenzialmente un calo delle quotazioni, con gli esperti del Credit Suisse che, ad esempio, si attendono che i tassi sui decennali americani salgano dall'attuale 2,92% al 3,35% nei prossimi dodici mesi. Data anche la duration (sensibilità dei prezzi alle variazioni dei tassi, ndr) dei titoli, ciò significa preventivare una perdita attorno al 3% in termini di prezzo entro fine 2014 per i titoli di stato americani.

Attesi in rialzo anche i tassi sui Bund tedeschi, mentre quelli sui titoli di stato di Spagna e Italia potrebbero rimanere stabili, compensando il rialzo dei Bund con un ulteriore calo degli spread ai livelli precedenti all'estate del 2011 (vale a dire per i Btp italiani dall'attuale 2,2% a meno del 2%). Oltre ai bond il rallentamento nella creazione di nuova liquidità penalizzerà anche il mercato immobiliare: nel caso di quello italiano ci si aspetta un ulteriore calo dei prezzi tra il 3% e il 9% nel 2014.

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Borsa Affari
 

Penalizzati anche i mercati emergenti e in particolare l'Asia e l'America Latina: oltre alla minore liquidità gioca contro il previsto rallentamento di Cina e Brasile. Proprio la debolezza dei mercati emergenti e l'emergere di qualche tensione sui tassi richiederà di selezionare attentamente gli investimenti anche sui mercati azionari sviluppati in termini di paese e di settore. La borsa americana, ad esempio, è esposta per l'84% dei suoi titoli ai mercati emergenti, quella tedesca per il 48%, mentre l'esposizione di quella italiana è pari al 28% (e nel caso di Parigi si scende al 27%) ricordava qualche giorno fa Societe Generale che anche per questo suggerisce, in Europa, di privilegiare titoli francesi piuttosto che tedeschi.

Meglio dunque puntare nel 2014 su titoli azionari europei e italiani anziché su Wall Street, che già ha corso tanto e che potrebbe essere penalizzata dal previsto rafforzamento del dollaro (che però non convince tutti: Goldman Sachs, che quest'anno meglio di tutti ha previsto l'andamento del biglietto verde, vede ad esempio l'euro salire sino a 1,40 contro dollaro nel corso dei prossimi 12 mesi).

Tra i settori azionari europei il lusso sembra quello che raccoglie i maggiori consensi; bene anche il settore farmaceutico, quello bancario, assicurativo (tranne i titoli di gruppi riassicurativi) e del risparmio gestito e quello delle agenzie pubblicitarie, mentre non convincono ancora il settore auto, quello della telefonia e l'immobiliare, con un punto interrogativo anche per il comparto delle banche d'affari. Del tutto da evitare, per ora, il comparto petrolifero, quello minerario (ed in particolare i titoli auriferi), l'alimentare (e bevande) e le utilities, che rischiano di patire una crescita ancora moderata e tassi in rialzo.

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Traducendo tutto questo in un portafoglio coerente in termini di titoli si può dunque puntare su Prada (quotata a Singapore), Tod's, Luxottica, Geox, Brunello Cucinelli, Salvatore Ferragamo e Moncler (che ha appena debuttato "coi botti") oltre che nomi europei come Burberry, Adidas, Swatch e Richemont che piacciono ad esempio al Credit Suisse. Agli analisti elvetici piacciono anche le banche italiane (come Intesa Sanpaolo, UniCredit e Ubi Banca), al punto da consigliare di sovrappesarle assieme a istituti retail del vecchio continente come Credit Agricole, Nordea Bank, Natixis o Erste Group. Tra gli assicurativi il consiglio è di puntare sulle compagnie Vita più che sui Danni e di evitare i riassicuratori: fatti due conti sembra dunque meglio puntare su Mediolanum e Generali piuttosto che Unipol/Fondiaria Sai (che già hanno visto le quotazioni più che raddoppiare nel corso del 2013) o Cattolica. 

Mediolanum (ma anche Banca Generali e Azimut) potrebbe trarre beneficio anche dalla conferma del suggerimento di sovrappesare i titoli del risparmio gestito, tra i quali a livello europeo si segnalano nomi come Henderson Group, Julius Baer e Gam. Mediaset (e Mediaset Espana), Wpp, Itv e Publicis piacciono ancora molto grazie alla ripresa degli investimenti pubblicitari e alla crescente importanza del digitale, ma il ritorno ad un poco di crescita in Europa dovrebbe favorire titoli di agenzie di collocamento come Adecco e Hays.  Quanto al settore farmaceutico Credit Suisse ritiene che potranno sovraperformare il mercato titoli come Ipsen, Novartis, Almirall, Roche e Bayer.

Fatti due conti in tutto sono almeno una trentina di titoli che dovrebbero dare buone soddisfazioni agli investitori anche nel 2014, tanto più se la gestione delle singole posizioni in portafoglio sarà leggermente più attiva di quella dell'ultimo anno e mezzo (perché pur essendo viste complessivamente in crescita le borse probabilmente registreranno maggiore volatilità nei prossimi mesi) e alla componente azionaria si affiancherà in portafoglio qualche Btp di durata attorno ai 4-5 anni in grado di offrire un rendimento netto tra l'1,3% e il 2,3%, in grado di conservare il capitale senza eccessivi stress.

Luca Spoldi

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Come sarà il 2014 per un investitore italiano? Se si parla a livello mondiale, non molto dissimile da come è stato il 2013, con le borse che dovrebbero continuare a crescere e i bond che vedranno lentamente ma quasi inesorabilmente una ulteriore risalita dei rendimenti. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e se è evidente che in questo momento le borse hanno intenzione (e sembra anche la forza) di concedersi un ultimo rally di fine anno, che potrebbe estendersi per qualche seduta anche a inizio gennaio come solitamente accade, non tutti i mercati e non tutti i settori saranno in grado di offrire performance come quest'anno, in alcuni casi (anche italiani) spettacolari.

Fatti due conti a fine 2014 la liquidità complessiva (se la Fed continuerà a ridurre di 10 miliardi gli acquisti mensili ogni 45 giorni, ossia ogni riunione del Fomc) dovrebbe essere attorno ai 4.100 miliardi di dollari per la sola banca centrale americana, mentre Bce e BoJ dovrebbero rimanere nel complesso sui livelli attuali o di poco inferiori. Questa apparente immobilità nasconde però una serie di spinte contrastanti in grado di incidere sull'andamento di bond e azioni.

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