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Economia

Buccellati (1)

A fine 2011, l'intervento di Simest, la finanziaria per lo sviluppo e promozione delle imprese italiane all'estero, che ha permesso si riunire dopo 40 i due rami della famiglia Buccellati che operavano come concorrenti, anche per espandersi oltre confine. E' andato qualcosa storto, visto che dall'ingresso di Clessidra arriverà linfa sempre per crescere all'estero?
"No, assolutamente. E' stata una partnership direi ottima e ritengo che ci siano ulteriori opportunità per lavorare con Simest. Solo che per la dimensione dell'operazione che è stata fatta, è stato meglio scegliere un altro partner. Ci sono margini per collaborare in futuro, soprattutto considerando l'appoggio in termini di dialogo con gli attori istituzionali che Simest garantisce nei processi di internazionalizzazione delle aziende".
 
Cosa contate di fare con le risorse raccolte grazie a Clessidra? Aprirete dei monomarca o acquisirete gruppi esteri?
"Contiamo di far crescere l'azienda soprattutto dal punto di vista commerciale, puntando sul canale retail che è quello che dà più forza ed immagine al brand. Al momento non siamo interessati a fare delle acquisizioni all'estero, perché vorrebbe dire mettere le mani su aziende con un'identità già definita e noi vogliamo rimanere un gruppo che conserva la sua identità italiana e che si basa su un'artigianalità e un know-how che ci contraddistingue".

BUCCELLATI misisBuccellati, Parure del Millennio

Bulgari nelle mani del gruppo Luis Vuitton, Kearing (ex Ppr) sta per concludere con Pomellato e Buccellati finito nell'orbita del gruppo Clessidra. Cosa sta succedendo al settore italiano dei gioielli? Sembra un po' una terra di conquista...
"I colossi francesi hanno una grande capacità di attrazione, anche delle professionalità migliori, non solo per le ingenti risorse economiche che sono in grado di mobilitare, ma anche perché conoscono molto bene i mercati. La realtà italiana della produzione del gioiello, invece, è sempre stata molto frammentata, fatta da moltissime piccole aziende, perlopiù artigianali, che non sono mai state capaci di creare un grosso campione nazionale. E oggi, per competere su più larga scala, sono necessarie delle risorse non alla portata per molte di esse. L'unica ad esser cresciuta molto è stata Bulgari che però per rimanere ora competitiva con i gruppi di grandi dimensioni ha dovuto appoggiarsi ad uno di loro".

Quali sono stati i fattori che hanno impedito la creazione di un campione nazionale nel settore della gioielleria non riusciamo ad esprimere un campione nazionale come succede negli altri comparti del lusso? Penso a Armani, a Tod's, a Ferragamo o a Zegna nella moda....
"Beh, sicuramente la grande dose di individualismo che c'è fra i nostri imprenditori. La moda è riuscita più di ogni altro settore a fare sistema e ad entrare nell'immaginario collettivo come moda made in Italy, un marchio prestigioso con un nome e una forza diversa. Nel mondo orafo, invece, ciò non è mai successo". 

Magari con l'aiuto delle banche il salto dimensionale sarebbe stato più facile...
"Non credo sia stato solo un problema di risorse finanziarie o economico quanto piuttosto la mancanza di una struttura adeguata".

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