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Economia


 

caltagirone mussari 1

Di Andrea Deugeni
e Luca Spoldi

I casi della vita: esattamente un anno fa, il 26 gennaio 2012, la stampa italiana riferiva della decisione di Francesco Gaetano Caltagirone di "voltare le spalle" al Monte dei Paschi di Siena e di ridurre sotto l'1% la residua partecipazione in Rocca Salimbeni, dando le dimissioni dal consiglio di amministrazione della banca senese, di cui era vicepresidente. Quasi il presagio di una tempesta in arrivo che all'epoca nessuno prevedeva, anche se qualche campanello d'allarme era già scattato in relazione agli stress test dell'Eba. Un'uscita di scena, quella di Caltagirone, arrivato invece nel 2004 sino a sfiorare il tetto statutario del 4% dei voti, che non aveva comunque sorpreso nessuno, dato che era seguita all'autosospensione dall'incarico di vicepresidente (ricoperto sin dal 2006) il 10 novembre 2011 in seguito alla condanna a tre anni e sei mesi di reclusione nell'ambito del processo per la tentata scalata dell'Unipol alla Bnl del 2005.

Il costruttore romano, genero di Pierferdinando Casini e da sempre vicino al banchiere capitolino Cesare Geronzi, aveva preferito cambiare cavallo e approfittare del concomitante aumento di capitale da 7,5 miliardi di Piazza Cordusio per reinvestire parte della liquidità ottenuta, rilevando poco meno dell'1% del capitale della banca milanese. Un modo anche per chiudere il cerchio all'interno di quella Galassia finanziaria del Nord che lo vede al contempo sedere anche ai vertici delle Assicurazioni Generali nel ruolo di vicepresidente.

caltagirone mussari 2

Il legame fra il Calta, secondo alcuni osservatori orfano a Roma di quella Capitalia finita nel perimetro di UniCredit e i cui fasti nell'area laziale l'imprenditore voleva far rivivere proprio a Mps, la banca più capillarizzata nel Centro Italia dopo la ex Banca di Roma, e l'istituto senese risale al 2004. Un legame cementato poi dal feeling con l'ex presidente Giuseppe Mussari e dalla conclusione di una serie di affari in ambito immobiliare come l'acquisizione per poco più di 37,5 milioni di euro, nel 2009, di un portafoglio di immobili strumentali ex Antonveneta (incorporati e poi ceduti da Mps Immobiliare) da parte di Immo 2006 srl, società controllata indirettamente dallo stesso Caltagirone. Business come anche l'erogazione di una serie di finanziamenti a società del gruppo come Cementir Holding o Immobiliare Caltagirone (a partire dal 2008 Mps ha concesso linee di credito sotto varia forma e mutui fondiari per complessivi 400 milioni). Crediti a fronte dei quali il gruppo Caltagirone ha progressivamente accresciuto la propria operatività con la banca senese, presso la quale risultava a fine 2010 avere quasi 300 milioni di euro di depositi. Un intreccio di date e operazioni, tra il 2005 e il 2012, che ha visto uno degli uomini più ricchi e liquidi d'Italia transitare costantemente per le stanze di vertice di banche e compagnie assicurative, a testimonianza dell'abilità dell'imprenditore nel coltivare rapporti ad altissimo livello, a cominciare dall'ex governatore di Banca d'Italia, Antonio Fazio (finito a sua volta condannato in primo grado per la vicenda Unipol-Bnl assieme all'allora numero uno della compagnia bolognese, Giovanni Consorte).

Può aver Caltagirone sospettato qualcosa di quello che sarebbe poi esploso? Ufficialmente non se ne ha traccia, anche se nei verbali del Cda del settembre 2011 è proprio l'imprenditore romano a chiedere dettagli sulla composizione del portafoglio a reddito fisso e ribattere ai dati forniti (28 miliardi di euro di titoli governativi, 21,6 miliardi dei quali riferiti a titoli italiani, per il 40% concentrati su scadenza lunghe) osservando come la composizione fosse troppo sbilanciata sia per Paese sia per scadenze lunghe (in un momento in cui i Btp italiani erano oggetto di continui attacchi speculativi sul mercato e lo spread aveva appena visto il picco storico del 5,52%, toccato il 9 novembre 2011). Una situazione, faceva mettere a verbale Caltagirone, non "ulteriormente sostenibile, sia come rischiosità che come conseguenze di conto economico" e che imponeva di "prendere opportuni provvedimenti per alleggerire queste posizioni".

Fine della corrispondenza "di amorosi sensi" legata all'avvicendamento di banchieri e autorità, agli strascichi giudiziari e al sentore che stava scatenandosi su Siena una "tempesta perfetta"? Forse, anche se qualcuno fa notare che gli affari tra Mps e la famiglia Caltagirone sono in realtà proseguiti, anche se in forma meno evidente, attraverso una joint-venture, Fabbrica Immobilare Sgr (che tra i soci vede al 49,99% la Fincal spa controllata dalla Caltagirone Spa, allo 0,02% Alessandro Caltagirone e per il rimanente 49,99% dallo stesso Monte dei Paschi), costituita nel 2003 e che oggi amministra attività per 2,5 miliardi di euro attraverso i fondi immobiliari Aristotele, Seneca, Socrate, Naviglio, Pitagora, Etrusco, Inarcassa, Forma Urbis, Cartesio ed Erasmo.

Guarda caso proprio nel fondo Seneca gestito da Fabbrica Immobiliare venne ceduta l'area di Tor Pagnotta, a Roma, dove era prevista la costruzione della Residenza Cartesio già offerta (senza che l'affare si fosse mai realizzato) a Generali. Area poi girata a un altro fondo immobiliare gestito da Investire Immobiliare Sgr (controllata dalla Banca Finnat della famiglia Nattino, di Roma) anche grazie all'intervento della Banca popolare di Milano (all'epoca guidata dal presidente Massimo Ponzellini) che accorda a Investire Immobiliare un mutuo trentennale da 65 milioni di euro (che sommati a 35 milioni di conferimenti già in cassa nel fondo, di cui 30 milioni facenti capo a Generali come raccontato da Linkiesta, farebbe 100 milioni di euro tondi, anche se sembra che alla fine il prezzo pagato sia stato inferiore di circa un 10%). Insomma: nonostante i rilievi agli investimenti di portafoglio e la decisione di riallocare i propri investimenti dal Montepaschi a Generali e UniCredit, l'intreccio di affari e relazioni tra Mps e il gruppo Caltagirone non si è interrotto mai del tutto. Diverso invece l'esito del rapporto fra Mussari e il costruttore romano, uno dei più convinti sostenitori, racconta chi conosce bene Caltagirone, dell'avvocato calabrese. Un sostegno prima determinante per l'ascesa dello stesso Mussari nel salotto buono della finanza italiana, ma che ora verrà probabilmente meno, vista la caduta dell'ex presidente dell'Abi.

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