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Economia
Cannabis? Ci guadagna lo Stato. Ma in Borsa è già rischio-bolla

La nuova frontiera americana è la cannabis, o almeno così sembra dai primi dati forniti dal Colorado nel primo mese di legalizzazione della  marijuana. Le vendite hanno fruttato 3,5 milioni di dollari (2,5 milioni di euro) in imposte alle casse dello Stato. Da gennaio, primo mese in cui i dettaglianti sono stati autorizzati a commercializzare la marijuana a fino non solo terapeutici, è stato registrato un vero e proprio boom di vendite.

Ma se per lo Stato è un affare, la cannabis è un'occasione anche per gli investitori? Gli analisti di Altroconsumo finanza hanno passato al setaccio 10 azioni legate alla marijuana. La CannaVest è una di quelle che ha messo su il 1.000% (953% per la precisione) in poco più di nove mesi. Peccato che il rialzo si basi sul nulla, o quasi: la società ancora non genera utili e il suo valore contabile – quanto resta se si incassano tutti i crediti e si pagano tutti i debiti ai valori iscritti in bilancio – è negativo (situazione da fallimento se la società non comincia a macinare utili presto).

Stesso discorso per la Advanced Cannabis Solutions, le cui azioni hanno avuto un rialzo superiore al 2.000%. Nel terzo trimestre 2013 (ultimo dato disponibile) ha fatto solo 455 dollari di ricavi e ben 472 mila dollari di perdita: un altro trimestre così e anche il suo valore contabile va in rosso. La società fino all’inizio del 2013 si occupava di altro (servizi di mappatura geologica per le società petrolifere), poi ha deciso di reinventarsi nel settore della cannabis.

CANNABIS, ECCO LE STAR PIZZICATE A FARNE USO

Se a livello di conti c’è una situazione fallimentare perché le azioni salgono? Il motivo è lo stesso per cui salivano le azioni delle società internet alla fine del 1999: è la moda del momento. Per il mercato della marijuana, che a livello federale negli Usa è comunque ancora bandita, vengono prospettate mirabolanti prospettive e quindi basta la notizia di un accordo di vendita per mettere le ali ai titoli. Esattamente come nel 1999 bastava che una società annunciasse l’apertura di un sito internet per far volare le azioni in Borsa.

E lo speculatore? Il problema è che tutte le azioni americane del settore sono quotate su mercati non regolamentati (OTC), dove gli scambi sono ridotti e bastano poche migliaia di dollari per “manovrare” i prezzi. In pratica– secondo gli analisti di Altroconsumo Finanza -  accade così: alcuni fondi speculativi rastrellano piano piano azioni. Poi iniziano a pompare le prospettive della società diffondendo newsletter e analisi super favorevoli sulle prospettive future: l’autorità di vigilanza Usa ha registrato che per una di queste società della cannabis erano state inviate ben 30 newsletter in un mese, quando la società non aveva ancora nemmeno fatto un piano di sviluppo. Le newsletter ingolosiscono i piccoli investitori che si buttano a comprare. Una volta che il titolo è salito scattano le vendite. Chi vende? Indovina un po’… gli stessi fondi, e i piccoli restano col cerino in mano.

Non sappiamo con precisione se è questo il caso, ma abbiamo notato che le MedBox, per esempio, dal 26 dicembre al 7 gennaio sono passate da 10,21 dollari a 73,9 dollari, salvo poi nei due giorni dopo scendere a 34 dollari (-54%!). E il tutto in assenza di vere notizie…

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