Dall'analisi dell'esperto, emerge che razionalizzando le spese lo Stato può risparmiare circa un miliardo di euro, cifre che avrebbero ad esempio permesso al duo Letta-Saccomanni di archiviare la tanto odiata questione dell'Imu sulla prima casa, senza incappare nel pasticciaccio di questi giorni che sta screditando l'intera azione dell'inquilino del ministero dell'Economia. Ma come?

Perotti propone 10 interventi:
1) Visto che i deputati e senatori italiani guadagnano troppo, l’indennità parlamentare può essere ridotta del 30%, e i parlamentari italiani continuerebbero a guadagnare ben più dei loro colleghi britannici.

2) Inoltre, i parlamentari italiani non devono praticamente sottomettere ricevute per le proprie spese. La diaria (ora chiamata “rimborso spese per l’ esercizio del mandato parlamentare”)  era concepita come un rimborso spese a forfait per i bisogni del parlamentare, ma è di fatto diventata un reddito non tassabile aggiuntivo. Il risultato è che un deputato italiano guadagna il triplo di un deputato britannico (come ho mostrato in una puntata precedente).

Vi sono quindi due alternative:
a) Si mantiene la diaria, ma si aboliscono i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali, e i viaggi gratis.
b) Oppure si abolisce la diaria e gli altri rimborsi a forfait, e si introduce un tetto massimo alle spese rimborsabili, per tipologia, con obbligo di sottomettere la ricevuta per ogni spesa, e di pubblicare ogni ricevuta su Internet entro tre mesi, come avviene in Gran Bretagna  (il sito dell’ ente che controlla il Parlamento pubblica centinaia di migliaia di ricevute ogni anno)

3) I parlamentari italiani sono chiaramente troppi. Qualsiasi organo decisionale troppo grande crea confusione e deresponsabilizza i suoi membri: 500 è un numero perfettamente fattibile.

4) Il problema degli stipendi dei dipendenti della Camera è la progressione fortissima: un operatore tecnico (il livello più basso) entra a 30.000 euro ma dopo venti anni guadagna 90.000 euro, e dopo 30 anni 120.000 euro. La stessa progressione si applica ai livelli più alti. Le  retribuzioni dopo il 10 anno di carriera possono dunque essere ridotte immediatamente del 30%, e anche più.

5) Un riflesso degli stipendi molto alti sono le pensioni molto alte (prima dell’ introduzione del contributivo). Importo che può essere ridotto subito.

6) Le spese per locazioni e per acquisti di beni e servizi alla Camera sono in alcune voci fuori da ogni plausibile parametro. Anche queste esse possono essere ridotte da subito. Al Senato, provvedimenti simili consentirebbero di risparmiare 200 milioni.

tabella costi politica 3
 
tabella costi politica 4
 

Nelle Regioni, ecco le misure possibili:

tabella costi politica 5
 

 

Dunque:

7) Dimezzare il numero dei consiglieri: 600 in tutto. Umbria: 31 consiglieri per 800.00 abitanti: 1 ogni 25.000 abitanti (compresi i bambini), in Basilicata 1 ogni 21.000 abitanti. Troppi.

8) Come per la Camera, ridurre l’ indennità: 200.000 euro di emolumenti medi  per consigliere regionale sono troppi. La remunerazione va ridotta molto più del 10 percento prodotto dal governo Monti (che, come abbiamo visto, è stata comunque in parte aggirata).

9) Eliminare i contributi ai gruppi consiliari, la fonte principale di scandali e l’alimento principale dell’antipolitica. Anche se c’è in teoria un dovere di rendicontazione, non si potrà mai impedire che i contributi vengano usati per clientelismo o corruzione (organizzo un convegno apparentemente serio e chiedo alla cognata di organizzarlo o di fare il catering, oppure l’ organizzo alle Maldive per farmi le vacanze). Sono solo 100 milioni, ma sono l’alimento principale dell’ antipolitica.

10) Come per Camera e Senato, c’è  spazio per altri risparmi nella spesa per acquisti di beni e servizi (incluse spese di rappresentanza, partecipazione a convegni, partecipazioni a improbabili iniziative internazionali sui temi più disparati, etc.) . Un risparmio medio di 1,5 milioni per consiglio regionale è perfettamente possibile.

La spesa per i consigli provinciali e le giunte provinciali  è modesta. Il maggiore risparmio da un’ eventuale eliminazione delle provincie verrà dalla riduzione del costo del personale, che al momento però è difficile da quantificare.

 

2013-12-03T14:37:35.76+01:002013-12-03T14:37:00+01:00truetrue1066116falsefalse3Economia/economia4130996410662013-12-03T14:37:35.823+01:0010662013-12-04T08:56:56.8+01:000/economia/casta-costi-politica03122013false2013-12-03T18:04:10.297+01:00309964it-IT102013-12-03T14:37:00"] }
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Economia

Mentre in Piemonte scoppia l'ennesimo scandalo dei rimborsi spese gonfiati e l'antipolitica rischia di essere ancora il principale leit-motive della prossima campagna elettorale, gli economisti della Bocconi si esercitano in autorevoli ricette per dare finalmente una sforbiciata  ai costi della politica o, come accusano molti, ai costi della Casta. Ricette cavalcate a Sinistra dai due rottamatori nei democrats, Matteo Renzi e Pippo Civati che sciorinano i numeri dell'economista Roberto Perotti, ordinario di Economia politica all'ateneo di via Sarfatti e autorevole commentatore del Sole 24 Ore. Consigli da dare al governo Letta e al suo braccio operativo sulla spending review Carlo Cottarelli (commissario)....

Perotti innanzitutto definisce cosa s'intende per costi della politica per delimitarne i margini. Adottando un'accezione restrittiva del termine, l'economista con dottorato di ricerca al Mit di Boston spiega che si tratta dei costi degli organi legislativi elettivi a livello nazionale, regionale e provinciale e cioè di Camera, Senato, Consigli Regionali e Consigli Provinciali. Uscite che nel bilancio della Stato pesano per circa 2,5 miliardi di euro. Ovviamente, aggiunge Perotti, i costi della politica intesi in senso lato coprono molto di più, come per esempio i costi dell'esecutivo e dell'amministrazione (ministeri, giunte regionali, dirigenti dei ministeri e delle giunte regionali) e i costi connessi agli innumerevoli enti controllati dalle amministrazioni statali. Ma, come insegnano i casi delle spese pazze nelle Regioni Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, e nell'accezione più stretta dei costi della politica che si annidano gli scandali più recenti e che screditano tutte le istituzioni democratiche agli occhi degli elettori.

tabella costi politica 1
 

 

Dall'analisi dell'esperto, emerge che razionalizzando le spese lo Stato può risparmiare circa un miliardo di euro, cifre che avrebbero ad esempio permesso al duo Letta-Saccomanni di archiviare la tanto odiata questione dell'Imu sulla prima casa, senza incappare nel pasticciaccio di questi giorni che sta screditando l'intera azione dell'inquilino del ministero dell'Economia. Ma come?

Perotti propone 10 interventi:
1) Visto che i deputati e senatori italiani guadagnano troppo, l’indennità parlamentare può essere ridotta del 30%, e i parlamentari italiani continuerebbero a guadagnare ben più dei loro colleghi britannici.

2) Inoltre, i parlamentari italiani non devono praticamente sottomettere ricevute per le proprie spese. La diaria (ora chiamata “rimborso spese per l’ esercizio del mandato parlamentare”)  era concepita come un rimborso spese a forfait per i bisogni del parlamentare, ma è di fatto diventata un reddito non tassabile aggiuntivo. Il risultato è che un deputato italiano guadagna il triplo di un deputato britannico (come ho mostrato in una puntata precedente).

Vi sono quindi due alternative:
a) Si mantiene la diaria, ma si aboliscono i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali, e i viaggi gratis.
b) Oppure si abolisce la diaria e gli altri rimborsi a forfait, e si introduce un tetto massimo alle spese rimborsabili, per tipologia, con obbligo di sottomettere la ricevuta per ogni spesa, e di pubblicare ogni ricevuta su Internet entro tre mesi, come avviene in Gran Bretagna  (il sito dell’ ente che controlla il Parlamento pubblica centinaia di migliaia di ricevute ogni anno)

3) I parlamentari italiani sono chiaramente troppi. Qualsiasi organo decisionale troppo grande crea confusione e deresponsabilizza i suoi membri: 500 è un numero perfettamente fattibile.

4) Il problema degli stipendi dei dipendenti della Camera è la progressione fortissima: un operatore tecnico (il livello più basso) entra a 30.000 euro ma dopo venti anni guadagna 90.000 euro, e dopo 30 anni 120.000 euro. La stessa progressione si applica ai livelli più alti. Le  retribuzioni dopo il 10 anno di carriera possono dunque essere ridotte immediatamente del 30%, e anche più.

5) Un riflesso degli stipendi molto alti sono le pensioni molto alte (prima dell’ introduzione del contributivo). Importo che può essere ridotto subito.

6) Le spese per locazioni e per acquisti di beni e servizi alla Camera sono in alcune voci fuori da ogni plausibile parametro. Anche queste esse possono essere ridotte da subito. Al Senato, provvedimenti simili consentirebbero di risparmiare 200 milioni.

tabella costi politica 3
 
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Nelle Regioni, ecco le misure possibili:

tabella costi politica 5
 

 

Dunque:

7) Dimezzare il numero dei consiglieri: 600 in tutto. Umbria: 31 consiglieri per 800.00 abitanti: 1 ogni 25.000 abitanti (compresi i bambini), in Basilicata 1 ogni 21.000 abitanti. Troppi.

8) Come per la Camera, ridurre l’ indennità: 200.000 euro di emolumenti medi  per consigliere regionale sono troppi. La remunerazione va ridotta molto più del 10 percento prodotto dal governo Monti (che, come abbiamo visto, è stata comunque in parte aggirata).

9) Eliminare i contributi ai gruppi consiliari, la fonte principale di scandali e l’alimento principale dell’antipolitica. Anche se c’è in teoria un dovere di rendicontazione, non si potrà mai impedire che i contributi vengano usati per clientelismo o corruzione (organizzo un convegno apparentemente serio e chiedo alla cognata di organizzarlo o di fare il catering, oppure l’ organizzo alle Maldive per farmi le vacanze). Sono solo 100 milioni, ma sono l’alimento principale dell’ antipolitica.

10) Come per Camera e Senato, c’è  spazio per altri risparmi nella spesa per acquisti di beni e servizi (incluse spese di rappresentanza, partecipazione a convegni, partecipazioni a improbabili iniziative internazionali sui temi più disparati, etc.) . Un risparmio medio di 1,5 milioni per consiglio regionale è perfettamente possibile.

La spesa per i consigli provinciali e le giunte provinciali  è modesta. Il maggiore risparmio da un’ eventuale eliminazione delle provincie verrà dalla riduzione del costo del personale, che al momento però è difficile da quantificare.

 

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