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Economia
CBI, Fratini Passi: "Le banche cambino il proprio mindset"
Liliana Fratini Passi

L'intervista di Affari a Liliana Fratini Passi, Direttore Generale di CBI S.c.p.a.

Negli ultimi anni, il settore dei pagamenti e l'organizzazione delle aziende e delle banche hanno subito importanti trasformazioni sotto l'impulso della digitalizzazione. Tra i principali attori di tale processo figura CBI, industry utility per l’open innovation del settore finanziario a livello globale (con una rete di 400 banche e intermediari finanziari come soci e clienti), che un anno fa si è convertita in Società Consortile per Azioni.

Affaritaliani.it ha intervistato il Direttore Generale Liliana Fratini Passi, nominata di recente Vice Presidente di Un/Cefact, il Centro delle Nazioni Unite per la facilitazione degli scambi commerciali e il business elettronico, su candidatura delle Istituzioni italiane. Una manager che è stata più volte definita la "donna che traghetta l’Italia verso le nuove sfide dell’open banking" e che orienterà il contributo di CBI verso la ripresa economica del Paese nell'era post Covid-19.

Nell’ultimo anno, CBI ha completato il processo di trasformazione in Società Consortile per Azioni, confermando il proprio ruolo di Industry Utility del sistema finanziario italiano. Quali obiettivi si pone questa transizione? Quali sono i traguardi già raggiunti?

Con la trasformazione in Società Consortile per Azioni, avvenuta un anno fa, CBI ha dimostrato ancora una volta nella sua storia ventennale la capacità di seguire il cambiamento cogliendo le opportunità di sviluppo insite nel nuovo scenario di mercato e ampliando, allo stesso tempo, la propria capacità di instaurare una collaborazione strategica anche con la Pubblica Amministrazione.

In tale ambito CBI ha rafforzato il proprio ruolo di sistema verso la neo-costituita PagoPA SpA, per la digitalizzazione dei pagamenti e la più ampia implementazione del Piano di azione "2025 - Strategia per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese", da una parte ampliando il novero dei tributi che il cittadino può pagare con CBILL, dall’altra assumendo il ruolo di “Mandatario Qualificato” per conto dei Prestatori di Servizi di Pagamento interessati alla fruizione della piattaforma pagoPA, consentendo ai PSP medesimi di semplificare le proprie procedure amministrative nonché accedere ad importanti benefici economici.

Oltre a ciò, nell’ampio contesto delle misure adottate dal Governo italiano in risposta alla situazione emergenziale determinatasi con la diffusione del Covid-19, CBI sta collaborando con la stessa PagoPA per la realizzazione della funzione Check-IBAN, che avrà l’obiettivo imminente di supportare l’erogazione dei benefici economici e fiscali previsti dal Governo italiano per mezzo decreto “Cura Italia”.

Senza dimenticare che CBI, seguendo il lungimirante Piano Strategico delineato già nel 2017, si è posizionato come principale attore di supporto a iniziative di evoluzione del sistema bancario, cavalcando dinamicamente gli sviluppi normativi, supportandone gli investimenti necessari, abilitando risparmi consistenti anche grazie alla semplificazione e condivisione di processi. In tale ambito nel 2019 l’energia di CBI si è concentrata nell’implementazione della piattaforma di Open Banking CBI Globe, che connette Terze Parti e PSP di radicamento del conto, consentendo dapprima all’80% dell’industria bancaria italiana di facilitare l’adempimento degli obblighi imposti dalla PSD2, per poi evolvere in una vera e propria piattaforma di open finance, permettendo ai PSP di collegarsi anche con altre piattaforme europee per sviluppare servizi innovativi, anche attraverso un nuovo modello distributivo che vede la collaborazione tra più soggetti della filiera del mercato.

La trasformazione in CBI S.c.p.a. ha consentito anche di rafforzare la vision strategica con uno sguardo bifocale, uno rivolto al mercato domestico e uno a quello internazionale, nonché avviare una “start-up” organizzativa, attivando processi e procedure tipici di una società di capitali - sorvegliata dall’autorità di vigilanza - con presidio su aree di business attive da oltre 20 anni.

Tali attività sono basate anche sulla partecipazione diretta di CBI a diversi consessi di standardizzazione domestici e internazionali, ricordo, solo a titolo esemplificativo, UN/CEFACT, ISO, Berlin Group e la richiesta specifica da parte dell’EBA (European Banking Authority) di un rappresentante di CBI nell’ambito dei lavori dell’API Working Group, quale unico rappresentante italiano.

Quest’anno CBI ha inoltre lavorato su un nuovo piano strategico che gli consentirà nel prossimo triennio di confermare il proprio ruolo strategico di partner tecnologico del sistema bancario nell’implementazione di soluzioni collaborative, di rafforzare il proprio ruolo di «standardization body» e «industry utility» per l’innovazione del settore finanziario a livello italiano ed europeo in ottica di Open Banking, anche come punto di incontro tra il Sistema Bancario e i player esterni al fine di individuare e/o ideare soluzioni innovative collaborative. 

Durante il lockdown, l’uso dei canali di vendita digitali è cresciuto esponenzialmente. Il settore dei pagamenti digitali in Italia manterrà il trend di crescita positivo a seguito della pandemia di Covid-19? 

I primi mesi del 2020 hanno ribaltato completamente le abitudini di vita di tutti noi e anche i paradigmi economici costruiti nell’ultimo decennio e sui quali si stava consolidando la vita di molte aziende.

Le preferenze dei consumatori si sono necessariamente spostate verso l'e-commerce, l'intrattenimento, l'istruzione e il lavoro online. Nel bimestre marzo-aprile gli acquisti online della grande distribuzione di beni alimentari e di prima necessità sono cresciuti del 170% rispetto allo stesso periodo del 2019 e i servizi di videochiamate online come Zoom, Microsoft Teams, Facebook Messenger, Skype hanno registrato un boom di utenti e iscritti e hanno permesso alle persone di proseguire lavoro e didattica a distanza: solo a titolo esemplificativo Zoom è passata da 10 milioni di utenti a dicembre 2019 a 300 milioni a Marzo 2020.

In modo parallelo, il distanziamento sociale e il lockdown hanno inevitabilmente spinto l’utilizzo dei pagamenti digitali e modificato il rapporto che i clienti hanno con le banche tanto che, secondo un recente studio di BCG a livello globale, il 24% dei clienti prevede di utilizzare meno le filiali o di smettere del tutto di visitarle anche in futuro.

Già prima della pandemia c’era stato un deciso progresso nella diffusione dei pagamenti alternativi al contante con un incremento nell’utilizzo delle carte di credito, che nel 2019 hanno per la prima volta sfondato il miliardo di transazioni per un valore di oltre 71 miliardi di euro (+9,2% rispetto al 2018). Le carte, nel loro insieme, hanno superato il 55% dei flussi di pagamento alternativi al contante (era il 40% nel 2011). Tra il 2013 e il 2019 anche l’uso del POS è salito del 126,6%, corrispondente a quasi 3,6 milioni di apparecchi.

Lo shock pandemico può quindi solo accelerare il processo di crescita degli strumenti di pagamento digitali: del resto, la fase del pagamento è quella che conclude tutto il processo di acquisto di beni/servizi ed è quindi, in questo momento, una tra quelle maggiormente investite dallo spostamento verso il digitale nel cambiamento nelle abitudini, che potrebbe proseguire anche nella fase ormai conosciuta come “new normal”. 

Gli interventi legislativi della Legge di Bilancio 2020 e l’annesso Decreto Fiscale daranno un’ulteriore accelerazione al comparto?

Gli interventi legislativi della Legge di Bilancio 2020 e l’annesso Decreto Fiscale, attraverso i quali il Governo italiano ha dettagliato il c.d. Piano “Italia cashless”, contribuiranno a sostenere la crescita dei pagamenti digitali e tra questi in particolare: abbassamento soglia pagamenti in contanti da 3mila a 2mila euro da luglio 2020, meccanismo di cashback da gennaio 2021 – stanziati 3 miliardi di euro; lotteria degli scontrini dal 1° gennaio 2021; credito di imposta sulle commissioni sui pagamenti elettronici dal 1° luglio 2020 pari al 30% delle commissioni bancarie pagate a fronte dell’accettazione di pagamenti elettronici tracciabili da parte dei consumatori.

Senza dimenticare il Piano del Comitato di esperti Iniziative per Rilancio “Italia 2020-2022”, che tra gli obiettivi ha la riduzione significativa dell’economia sommersa per liberare risorse e garantire concorrenza equa e il conseguente piano per il passaggio ai pagamenti elettronici.

Per quanto riguarda la cashless society, l’Italia è ancora indietro: stando a un recente report di Ambrosetti, si posiziona al 23esimo posto su 28 Paesi dell’UE. Cosa manca, al nostro Paese, per essere tra i primi posti? Quando e come riuscirà a scalare la classifica?

Già prima della pandemia c’era stato un deciso progresso nella diffusione dei pagamenti alternativi al contante con un incremento nell’utilizzo delle carte di credito, che nel 2019 hanno per la prima volta sfondato il miliardo di transazioni per un valore di oltre 71 miliardi di euro (+9,2% rispetto al 2018). Le carte, nel loro insieme, hanno superato il 55% dei flussi di pagamento alternativi al contante (era il 40% nel 2011). Tra il 2013 e il 2019 anche l’uso del POS è salito del 126,6%, corrispondente a quasi 3,6 milioni di apparecchi.

Lo shock pandemico può quindi solo accelerare il processo di crescita degli strumenti di pagamento digitali sebbene ad oggi sia difficile definire una dinamica temporale certa relativa al cambiamento: del resto, la fase del pagamento è quella che conclude tutto il processo di acquisto di beni/servizi ed è quindi, in questo momento, una tra quelle maggiormente investite dallo spostamento verso il digitale nel cambiamento nelle abitudini, che potrebbe proseguire anche nella fase ormai conosciuta come “new normal”. 

E questo è confermato anche osservando la riduzione della percentuale degli italiani – di qualsiasi classe di età - che preferisce usare il contante, considerando la situazione pre e post Covid: partendo, solo a titolo esemplificativo, dalla “generazione Z” che passa dal 52% al 35% fino anche ai “baby boomer” che passano dal 31% al 21%.

Per quanto riguarda gli interventi necessari affinchè il nostro Paese recuperi il gap in ambito cashless, seguendo l’OCSE (Economic Outlook) l’accelerazione delle tecnologie digitali potrà certamente essere a supporto della competitività del nostro Paese. Oltre a ciò sarò necessario verificare gli interventi che verranno messi in capo per attuare il cosiddetto “Piano Colao” ovvero il Rapporto Iniziative per il “Rilancio Italia 2020-2022” redatto dal gruppo di esperti in materia economica e sociale che, nell’ambito dei 102 interventi che declinano le sei strategie di rilancio, evidenzia il passaggio ai pagamenti elettronici come il grimaldello per ridurre significativamente l’economia sommersa, liberare risorse e garantire concorrenza equa nel nostro Paese, rendendolo anche più resiliente a futuri shock di sistema.

La quarantena ha inoltre incentivato la trasformazione del modo in cui i consumatori interagiscono con le loro banche. Qual è il ruolo di CBI in questo senso?

Il distanziamento sociale e il lockdown hanno inevitabilmente spinto l’utilizzo dei pagamenti digitali e modificato il rapporto che i clienti hanno con le banche tanto che, secondo un recente studio di BCG a livello globale, il 24% dei clienti prevede di utilizzare meno le filiali o di smettere del tutto di visitarle anche in futuro.

In particolare, se guardiamo al mercato dei pagamenti da una parte è emersa indubbiamente l’importanza degli investimenti già effettuati dalle banche per mettere a disposizione della clientela canali di remote banking e di utilizzo si smart device per l’operatività bancaria, dall’altra l’esistenza di infrastrutture digitali evolute che stanno garantendo la continuità operativa di alcune imprese e Pubbliche Amministrazioni. 

In questo contesto, è importante sottolineare come le banche possano contare su ecosistemi collaborativi e di innovazione infrastrutturale come CBI, la industry utility che supporta l’industria finanziaria italiana da oltre venti anni in ambito open innovation e che da sempre collabora con la Pubblica Amministrazione, tra cui PagoPA Spa, per facilitare il processo di digitalizzazione nel rapporto con il cittadino nel creare nuove opportunità e servizi di pagamento.

Ne è un esempio il CBILL, servizio che già oltre 4 milioni di italiani usano per pagare online utenze domestiche, tasse e tributi, ticket sanitari, bollo auto e molti altri avvisi di pagamento pagoPA. Il II bimestre 2020 ha visto un decremento del 50% del numero complessivo dei pagamenti rispetto al I bimestre 2020, trascinati in basso dalle sospensioni e proroghe di bollettini, tasse e tributi per contingentare l’emergenza economica dei cittadini, osservando tuttavia un incremento del 30% dei pagamenti delle bollette delle utilities nello stesso periodo. Nel mese di maggio, in linea con le scadenze per il bollo auto e le tasse universitarie, osserviamo una ripresa importante del numero complessivo dei pagamenti (+90% rispetto ad aprile 2020). 

Ciò a testimonianza del fatto che questa situazione sta consentendo di fare un balzo verso la digitalizzazione che diversamente avrebbe richiesto ancora vari anni per concretizzarsi e sta creando un patrimonio di competenze ed esperienze che ci potrà aiutare a essere più efficienti e a recuperare terreno competitivo nelle fasi di rilancio del Paese.

CBI ha recentemente lanciato il servizio Cbi Globe - Global open banking ecosystem: una piattaforma di open banking multioperatore. Come è stato accolto dal mondo bancario?

CBI Globe, creato da CBI e pienamente operativo dal 1° giugno 2019, è un ecosistema finanziario aperto che semplifica la collaborazione tra Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP), Fintech, imprese e Pubblica amministrazione nella creazione e nell’offerta di soluzioni innovative per i clienti finali, sia retail che corporate.

In una fase iniziale CBI Globe, per tramite di una piattaforma tecnologica basata su API, ha consentito all’80% dell’industria bancaria italiana di rispondere prontamente agli adeguamenti tecnico-funzionali dettati dalla PSD2, mettendo a fattore comune le attività a basso valore molto time-consuming, e liberando risorse necessarie per lo sviluppo di ulteriori servizi innovativi da offrire in modalità competitiva. 

In questi mesi CBI, in linea con il proprio piano strategico, ha confermato il proprio impegno nella creazione di un ecosistema di servizi di open finance in grado di abilitare nuovi modelli di business, mediante l’integrazione via API di servizi esposti anche da altre industrie e dalla Pubblica Amministrazione, per creare una customer experience personalizzata e di valore, declinata sulle esigenze dei propri utenti.

In particolare come CBI abbiamo già identificato use case e servizi di base per consentire alle banche di svolgere al meglio un ruolo importante in ambito Open Finance - come ad esempio servizi di aggregazione di conti internazionali, verifica dei titolari di conto, servizi a supporto del processo di “Know your customer”, servizi di Financial Management e credit scoring, gestione finanziaria avanzata, inizializzazione di pagamenti tramite applicazioni terze – e lo sviluppo di un nuovo modello distributivo, che vede la collaborazione tra più soggetti della filiera del mercato, tra cui anche la Pubblica Amministrazione.

A che punto è l’open banking in Italia?

In tema open banking, l’Italia più di tutti in Europa ha saputo sviluppare una "visione di sistema”, anche attraverso lo sviluppo di piattaforme collaborative – come quella di CBI Globe – che hanno evitato la frammentazione tanto osteggiata dalle terze parti e dalle autorità europee. Tuttavia, nonostante le banche italiane abbiano raggiunto la piena compliance con la normativa PSD2, molte di esse sono ancora caute nell’assumere un ruolo da “fintech” nel nuovo scenario competitivo originato su impulso della PSD2.

Parlando di Fintech, nonostante il ritardo con gli altri paesi europei, osserviamo tassi di crescita molto elevati, considerando che tra il 2018 e il 2020 il numero di aziende Fintech è cresciuto del 49% e tra queste le Fintech del Payment rimangono le più presenti nel nostro territorio e continuano ad aumentare.

Sul tema Fintech, Banca d’Italia ha recentemente costituito un innovation hub (canale FinTech) e un tavolo di confronto con il MEF tra le autorità in materia di innovazione digitale, per realizzare un sistema regolamentare prudente, che offra garanzie, ma sia aperto e di stimolo all'innovazione. 

In questo scenario in estremo fermento è fondamentale che le banche cambino il proprio mindset, passando da un approccio open banking a una visione “open X”, finalizzata ad offrire ai clienti servizi digitali integrati, spaziando dal banking a campi attigui, insurance e lending, fino ad ambiti di recente attenzione quale la salute e il wellness in un’esperienza coinvolgente e coerente fruibile attraverso tutti i canali, fisici e soprattutto digitali. 

A tal riguardo, risulta essere di particolare interesse il nuovo scenario di co-opetion che sta prendendo piede all’interno della realtà finanziaria italiana e che sta coinvolgendo in maniera progressiva banche e Prestatori di servizi di pagamento. Il nuovo modello di relazione, che porterà certamente allo sviluppo di nuove soluzioni integrate per la clientela, va dall’acquisizione di startup all’ingresso nel capitale di società innovative tramite costituzioni di fondi di corporate venture capital operate dagli Intermediari Finanziari, fino alla costituzione di acceleratori di impresa e nuovi ecosistemi.  

Quale sarà la ricetta per la ripresa dell’economia internazionale, a suo avviso?

Solo dopo l’estate sarà possibile avere uno scenario più chiaro di cosa potrà accadere a livello internazionale. Anche il Fondo Monetario Internazionale in questi giorni (24 giugno ndr) ha rivisto al ribasso le stime per quest'anno, con una grande ripresa nel 2021. È evidente che perché ciò accada sarà necessario avere sin da ora una visione chiara della strategia di rilancio, intraprendendo con determinazione le riforme strutturali che favoriscano innovazione e digitalizzazione, in un percorso che ponga al centro anche la crescita sostenibile sia da un punto di vista sociale che ambientale.

La sfida sarà pertanto quella di cogliere le opportunità che sono derivate da questi mesi di lockdown per capitalizzare le esperienze che hanno portato ad un’accelerazione anche della cultura del digitale e all’utilizzo da parte delle persone, delle imprese e della stessa Pubblica Amministrazione di piattaforme digitali per comunicare, lavorare, educare, acquistare beni e servizi ed effettuare pagamenti. 

La “ricetta” che è stata prospettata dal team di esperti che ha realizzato il Piano Colao, presentato al Presidente del Consiglio qualche settimana fa, e cioè creare un’Italia più inclusiva e moderna per resistere a futuri shock, colmando il divario digitale, investendo sulle infrastrutture e sulla sostenibilità, anche attraverso l’incentivo di una società cashless, è certamente una dichiarazione d’intenti, a cui è necessario che seguano reali interventi governativi, che si dovrebbero adottare a livello internazionale, seguendo peraltro l’Agenda 2030 già sottoscritta nel 2015 in ambito Nazioni Unite.

A tal riguardo, nel mio ruolo di Vice Presidente UN/Cefact - il Centro delle Nazioni Unite per la facilitazione degli scambi commerciali e il business elettronico – che ricopro dallo scorso 8 giugno su candidatura del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, posso confermare che in ambito internazionale in questo periodo sono emerse delle gestioni dell’emergenza difformi da Paese e Paese, che hanno portato anche disomogeneità e limitazione nelle operazioni di import/export e nel flusso di beni e persone alle frontiere.

Al riguardo in ambito UN/Cefact, tramite l’ausilio di stakeholders ed esperti appartenenti a diversi settori, sono state prodotte raccomandazioni, progetti e report finalizzati a stimolare una maggiore armonizzazione e standardizzazione a livello globale, il cui fine riguarda il maggiore utilizzo di piattaforme digitali per garantire il corretto svolgimento delle operazioni commerciali, anche nel caso di pandemie, come quella attuale.

La ripresa economica pertanto passerà anche dall’attuazione di tali pratiche e dalla gestione armonica a livello internazionale.

 

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