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Economia
fabrizio viola  strillo

Mps vuole "chiudere con la finanza". Lo ha affermato in una conference call con gli analisti, l'amministratore delegato Fabrizio Viola. Traducendo: niente più Santorini e Alexandria, stop ai derivati e addio ai metodi della vecchia dirigenza. In fututo il gruppo senese sarà "una banca che ha nell'attività commerciale il suo core business e gestisce la finanza con la trasparenza necessaria all'interno della banca e al mercato". "Ho detto all'inizio mio mandato - ha ricordato poi Viola - che, in una banca commerciale come Mps, la finanza deve avere un peso residuale e comunque funzionale all'attività commerciale della banca. Lo confermo e credo che le azioni e le decisioni intraprese e che intraprenderemo siano coerenti con questo obiettivo". Sul capitolo delle garanzie pubbliche, Viola ha spiegato che Mps emetterà i 'Monti bond' "nei prossimi giorni".

"Il cda di ieri - ha spiegato il banchiere - ha deliberato per l'ultima volta in materia di 'Nuovi strumenti finanziari' (i 'Monti bond', ndr), attribuendo delega al presidente e all'Ad di emettere lo strumento. Questo consentirà nei prossimi giorni di realizzare l'emissione e di dare avvio alla sottoscrizione da parte del Tesoro entro i termini di legge". Il lungo consiglio di amministrazione di ieri, durato ben 6 ore, ha anche quantificato l'impatto dell'affaire derivati sui conti di Rocca Salimbeni. Ammonta a 730 milioni di euro al lordo dell'eventuale effetto fiscale: in particolare, 273,5 milioni fanno riferimento all'operazione Alexandria, 305,2 milioni a Santorini e 151,7 milioni a Nota Italia. Al termine del board, i vertici hanno anche sottolineato che la base patrimoniale dell'istituto è "solida" con un core tier 1 al 12,1% proforma al 30 settembre 2012 tenendo conto dei Monti Bond e dell'impatto della correzione degli errori. Il consiglio non ha, per ora, valutato un'azione di responsabilità.

Il mercato crede alle parole di Viola. Le azioni di Mps continuano a correre: sale del 4,64%, superando quota 0,24 euro per azione.

Per la prima volta dallo scoppio dello scandalo derivati, ha detto la sua anche Mario Draghi. Il numero uno dell'Eurotower è direttamente coinvolto nella vicenda, essendo stato alla guida di Via Nazionale dal 2006 al 2011, ossia nel periodo delle operazioni Nota Italia, Santorini e Alexandria. Draghi difende la Banca d'Italia (e quindi se stesso): Palazzo Koch "ha fatto quello che doveva, in modo tempestivo e appropriato, nell'ambito delle sue competenze legali". Il problema non sta, secondo Draghi, nella scarsa vigilanza, ma nei pochi poteri: "Le banche centrali dovrebbero averne di più, a cominciare da quello di rimuovere i top manager degli istituti di credito qualora necessario". 

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