A- A+
Economia
Cina, prestiti in mano alle banche ombra . Pechino: guerra allo shadow banking

Credevate che i problemi sulla solidità dei bilanci bancari riguardassero solo Stati Uniti ed Europa? Che la politica monetaria rilassata fosse uno strumento utilizzato solo dalla Federal Reserve, dalla Bce e dalle banche centrali dell'Inghilterra e del Giappone per rafforzare una ripresa che continua a non mostrarsi particolarmente robusta e che invece i mercati emergenti volessero alzare i tassi per tenere a bada l'inflazione visto che la crescita non è un problema dalle parti di Pechino o di Brasilia? Bene, anzi male: sarà meglio che cancelliate questa fotografia perché rischia di essere sempre più ingannevole.

La Banca popolare cinese (ossia la banca centrale di Pechino), il ministero delle Finanze e altre agenzie governative cinesi sono infatti sempre più preoccupate dello stato di salute del settore creditizio e non si tratta solo dell'indagine in corso circa l'utilizzo da parte delle grandi banche cinesi dei server Ibm e della possibilità che le macchine "made in Usa" vengano sostituite da altre "fatti in casa" da Inspur (che già nel marzo dello scorso anno ha fornito i primi server "di prova" a China Postal Savings Bank), indagine che peraltro pesa sul titolo di "big blue" a Wall Street e contribuisce ad irritare l'amministrazione Obama i cui nervi sono già stati messi a dura prova dalla scoperta di tentativi cinesi di "hackeraggio" di società americane attive nella costruzione di impianti nucleari, solari e siderurgici.

Il vero problema delle autorità cinesi si chiama "shadow banking", letteralmente "sistema bancario ombra" ossia quel fitto intreccio di intermediari finanziari non bancari (fondi speculativi, fondi monetari, veicoli d'investimento speciali, trust e altri fondi di wealth management) in grado di fornire servizi simili alle banche commerciali tradizionali senza però ricadere sotto il controllo delle autorità bancarie. Un sistema "parallelo" a quello ufficiale a cui a fine 2012 si stimava facessero capo asset per circa 20.500 miliardi di yuan, contro i "soli" 14.600 miliardi di yuan di asset facenti capo al sistema bancario ufficiale.

Un sistema in cui la parte di prim'attore sarebbe svolta dalle società di gestione patrimoniale, che gestirebbe circa il 28% dell'intero Pil cinese e che Pechino vorrebbe se non smantellare completamente quanto meno fa uscire allo scoperto quanto più possibile e si capisce perché visto che da lì potrebbe un domani nascere la prossima crisi da "subprime" o da "derivati" di qualsiasi genere, in grado di minacciare l'economia cinese e mondiale ancora più seriamente di quanto non avvenne nel 2008-2009 col fallimento di Lehman Brothers (e il quasi fallimento di decine di altri colossi "troppo grandi per fallire" in tutto il mondo).

Per questo con discrezione ma in modo determinato la banca centrale cinese da qualche tempo ha iniziato a pompare liquidità nel sistema, riducendo parallelamente l'ammontare massimo del credito interbancario (i prestiti interbancari da metà maggio non possono superare un terzo dei debiti di una banca, mentre i prestiti ad altre società finanziarie non possono superare il 50% del Core Tier 1 Capital). Soltanto la scorsa settimana, ad esempio, la banca centrale di Pechino ha iniettato 120 miliardi di yuan nel mercato, il massimo importo settimanale da gennaio a oggi, così da evitare "crack" improvvisi mentre si cerca di ridurre i prestiti (indirizzati in particolare al settore manifatturiero e al mercato immobiliare) da parte delle "banche ombra".

Tags:
cinashadow banking

i più visti

casa, immobiliare
motori
Nuova Tiguan Allspace, aperti gli ordini del suv a sette posti

Nuova Tiguan Allspace, aperti gli ordini del suv a sette posti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.