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Economia
Coop: per oltre 2 italiani su 3 la vita è "pessima"

La distribuzione moderna è in ritardo rispetto ai cambiamenti rapidi e profondi dei consumatori. Più convenienza e qualità insieme, più informazione e scambio, più confrontabilità, più accesso smart in rete e nei negozi fisici. Coop lavora in questa direzione con i piani di grande cambiamento per il 2015.

COOP: "Pensiamo che il 2015 sia l'anno in cui si invertirà la tendenza recessiva, ma le famiglie non torneranno ai consumi pre-crisi; hanno imparato nella crisi come difendersi e applicato uno stile più sobrio. Tutto il settore distributivo è chiamato a nuove sfide, a recuperare il terreno perso in termini di innovazione rispetto ai cambiamenti dei consumatori. Noi opereremo per innovare le politiche commerciali e il concetto stesso di convenienza su prodotti buoni e sicuri per tutti. Il Governo deve insistere su una politica di apertura del mercato, almeno completando le liberalizzazioni avviate su farmaci e carburanti, e di sostegno alla domanda interna con provvedimenti volti a favorire la natalità. Colmare lo spread generazionale è fondamentale per far ripartire il Paese"

LEGGI L'ABSTRACT COMPLETO DEL RAPPORTO COOP

Presentato il Rapporto Coop 2014 "Consumi & distribuzione" redatto dall'Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Ref. Ricerche e il supporto d'analisi di Nielsen. Il Rapporto, in versione ebook interattiva illustrato da Enrico Migliavacca, vicepresidente vicario Ancc-Coop e da Marco Pedroni presidente di Coop Italia, fotografa lo stato di salute dei consumi nel nostro Paese inserito in un contesto europeo e internazionale e approfondisce le modalità con cui le famiglie reagiscono alla nuova realtà economica, le differenze che caratterizzano i diversi territori italiani e il confronto con quanto accade negli altri grandi Paesi europei.

 

 


 

In equilibrio sul precipizio - Il 2014 doveva essere l'anno del nuovo inizio. Di sicuro è l'anno in cui ci si è fermati sull'orlo del baratro, alle prese con equilibri sempre più difficili. Dal 2007 a oggi si sono volatilizzati circa 15 punti di Pil ovvero 230 miliardi di euro. E ciascun italiano ha visto ridursi nello stesso periodo di 2700 euro a testa il reddito disponibile. L'aria che tira non può dirsi buona (il 77% degli italiani rispetto al 43% -media europea- dà un giudizio pessimo sulla qualità della vita nel proprio Paese e se si chiede un giudizio sullo stato dell'economia la percentuale dei negativi raggiunge il tetto del 91%), la fiducia dopo un timido rialzo sembra di nuovo volgere al peggio. Gli italiani continuano però a mostrare insospettabili capacità di resilienza. Assorbono gli urti provocati dalla recessione e rivoluzionano il proprio stile di vita trasformando le cicatrici della crisi in nuovi o antichi valori. E' come se per non toccare il fondo avessero rimesso un ordine nella propria zavorra delle priorità partendo dal presupposto che la floridità di un tempo è solo un ricordo.

In primo luogo, dopo anni di calo, hanno ripreso a risparmiare (1,7% la maggiore quota di reddito risparmiato nell'ultimo biennio) e il 41% degli italiani dichiara di destinare al risparmio il denaro disponibile dopo aver soddisfatto bisogni essenziali. Fra gli obiettivi del risparmio spiccano temi classici, quasi ancestrali della società italiana: il futuro dei figli (sempre di meno ma sempre più preziosi) e le esigenze legate alla casa di proprietà. Alla casa gli italiani destinano il 40% del proprio budget mensile tra mutuo, affitti, utenze; magari non si compra perché la crisi morde, malgrado l'abbassamento dei prezzi (-54% le compravendite residenziali tra il 2006 e il 2013) ma si ristruttura, tanto che questa voce di spesa nel periodo 2010-2013 è raddoppiata e nel 2014 potrà toccare i 33 miliardi di euro (incremento di 5,5 miliardi dal 2013).

Frugalità e condivisione sembrano essere le parole vincenti. Meno spostamenti, meno vestiti, meno svaghi e divertimenti, ma anche meno tabacco, alcool e gioco  e la condivisione come scelta di vita che riporta in auge concetti  un tempo impopolari, perché anticamera della povertà, come "il noleggio" o "l'uso" al posto del possesso. In questo dimostrando di saper interpretare con atteggiamenti più innovativi degli altri europei lo spirito del tempo: solo il 44% dei nostri connazionali infatti non dichiara disponibilità alla condivisione, mentre dicono no il 54% dei tedeschi e il 71% di inglesi e francesi. E comunque tra gli italiani che usano Internet, oltre il 50% ha già provato o si dichiara pronto a sperimentare questa nuova modalità di consumo.

La vittima più illustre della sharing economy è l'automobile, un mito appannato. Malgrado un parco auto tra i più vecchi d'Europa infatti la demotorizzazione continua a fare proseliti: -1,4 % gli acquisti da parte delle famiglie nel primo semestre 2014 e le immatricolazioni ai minimi storici. Per non parlare dell'abbigliamento (nel 2013 ancora un -6,7% che si cumula a cadute già osservate negli anni precedenti).

L'altra faccia della medaglia- Virtuosi e tenaci da un lato, dunque, gli italiani di oggi (e dell'imminente domani) ma anche rinunciatari. E'l'altra faccia della medaglia, l'Italia che dice no: quelli che non votano (sono il 43% alle ultime elezioni), dichiarano di non avere fiducia nelle istituzioni (71%), non sono contenti della propria situazione economica (70%), non partecipano a attività sociali/volontariato (lo fa solo il 22,5%), non si curano (3 italiani su 10), non studiano e non lavorano (il 24% dei giovani).  Qui cova il vero disagio che sconfina nella depressione, tanto più tangibile al Sud dove il tasso di disoccupazione nel primo trimestre dell'anno ha superato i 21 punti percentuali, mentre il 25% dei residenti nel Mezzogiorno non può permettersi un pasto proteico una volta ogni 2 giorni (prima della crisi erano circa la metà, il 13%).

E qui alligna anche l'economia sommersa, il lato dark dei consumi, le attività illegali che secondo le nuove metodologie stabilite dall'Ue dovranno rientrare nel calcolo del Pil già a partire da quest'anno. Una fetta non di poco conto se valutata in chiave prettamente economica pari a 420 miliardi di euro, il 27,4% del Pil, che potrebbe fruttare se riportata in chiaro fino a 130 miliardi di maggiori entrate per lo Stato. Ma anche un sensore di uno stato di difficoltà: il 5% della popolazione dichiara di aver fatto uso di droghe nell'ultimo anno. E sono 9 milioni i clienti delle prostitute.

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