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Economia
Coronavirus, Confindustria: Pil -6% nel 2020. Il debito al 147%

Una recessione che rischia di tramutarsi in “depressione economica prolungata” se non si “tutelare il tessuto produttivo e sociale, lavoratori, imprese, famiglie, con strategie e strumenti inediti e senza lesinare risorse in questo momento per garantire il benessere futuro”. Recessione che toccherà quota -6% del Pil nell'ipotesi che la fase acuta dell'emergenza sanitaria termini a maggio e che farà risalire il tasso di disoccupazione all'11,2% dal 9,9% del 2019 (poi nel 2021 tornerà sotto il 10%; al 9,6%).

LP 11189968(fonte Lapresse)
 

La stima è del Centro studi di Confindustria, secondo cui l’emergenza coronavirus porta in dote all’economia italiana il crollo del Pil superiore a quello del 2009 e del tutto inatteso a inizio anno, congiuntura in cui ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive potrebbe costare una percentuale ulteriore di Pil dell'ordine di almeno lo 0,75%. "Nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, in una direzione compatibile con questo scenario dell'offerta, le previsioni economiche qui presentate andrebbero riviste al ribasso", si legge nel rapporto di previsione. 

Per gli economisti di Viale dell’Astronomia il rimbalzo ci sarà nel 2021 quando il Pil crescerà del 3,5%. Lo shock negativo da Covid-19 colpisce l'Italia in una fase già debole, con un aggravamento nel primo trimestre equivalente a un calo del Pil del 4% e una caduta del 6% nel secondo, per un totale di -10% nei primi sei mesi. I consumi delle famiglie sono attesi in calo del 6,8% nel 2020, gli investimenti del 10,6%, l'export del 5,1%. Le stime sono basate sull'ipotesi di una graduale ripresa: dal 40% di inizio aprile, al 70% di inizio maggio, al 90% a inizio giugno e al 100% a fine mese.

Operai al lavoro repertorio
 

Il recupero è previsto a partire dal terzo trimestre 2020, in maniera graduale, nell'ipotesi che le misure restrittive saranno allentate: il ritorno alla normalità però sarà lento, nel secondo semestre si stima una variazione cumulata del Pil di circa +6,5 punti. Un boost importante, sebbene incompleto, è stato il decreto di marzo, ma in aggiunta a questo intervento, "è auspicabile che venga definito a breve anche l'utilizzo di risorse di fonte comunitaria" in vista del decreto di aprile. 

Per quanto riguarda i saldi di finanza pubblica, il deficit/Pil salirà al 5% nel 2020 e il debito al 147% del Pil. Il Centro studi di Confindustria aggiunge che l'indebitamento scenderà al 3,2% nel 2021, scontando la disattivazione completa della clausola di salvaguardia per un valore di 20,1 miliardi. Secondo il CsC, l'aumento delle entrate tributarie nel 2019 va considerato permanente, sebbene verra' in larga parte eroso dalla dinamica negativa del Pil per il 2020. 

LP 11246939(fonte Lapresse)
 

Tra i fattori che gioveranno all'andamento dei conti pubblici anche il versamento dei dividendi di Banca d'Italia e la contrazione della spesa per interessi. I dividendi di Bankitalia, già superiori alle attese nel 2019 (5,7 miliardi, cioè 4,3 miliardi in piu' rispetto alle previsioni della Legge di bilancio), dovrebbero mantenersi elevati anche quest'anno: il CsC stima che verranno erogati circa 3 miliardi in piu' rispetto agli 1,2 miliardi prudenzialmente imputati nel bilancio dello Stato, mentre nel 2021 si conferma quanto gia' previsto.

La spesa per interessi è ancora in contrazione, dopo la forte discesa registrata nel 2019 (-4,3 miliardi): ipotizzando che la dinamica dei rendimenti del BTp decennale si trasferisca interamente su tutta la curva e che il rendimento di questo rimanga, in media, nel 2020 e nel 2021, sui valori registrati nei primi tre mesi del 2020 (1,21%), la spesa per il servizio del debito scendera' di 2,3 miliardi quest'anno e di ulteriori 1,6 miliardi nel 2021.

 

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