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Economia


marco valli
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"La parte peggiore della crisi è alle spalle. Prevediamo per l'Italia un'uscita dalla recessione già verso la metà dell'anno e un ulteriore restringimento dello spread. Gradualmente, le condizioni del funding delle banche stanno migliorando e questo, col tempo, dovrebbe generare un minimo di pressione ribassista sui tassi applicati ai prestiti verso famiglie e imprese. Poi, sarà tutto nelle mani del nuovo governo che dovrà accellerare sulle riforme".

E' l'analisi di Marco Valli, capo economista dell'area euro di UniCredit (nella foto), intervistato da Affaritaliani.it sulla congiuntura economica europea. L'esperto spiega poi i motivi che hanno portato la Bce a non abbassare i tassi nell'ultima seduta: "Il miglioramento della fiducia delle imprese nell'Eurozona, degli spread, delle Borse e delle emissioni corporate". In più, "dopo aver portato a casa a settembre il successo dell'Omt, Draghi era in qualche modo appagato e, quindi, non voleva spingere nei confronti dei falchi della Bundesbank e dei Paesi nordici per avere una limatura del costo del denaro che avrebbe avuto poco impatto sull'economia reale".


L'INTERVISTA

La recessione imperversa in Europa. Anche la Germania rallenta vistosamente. Come valuta la scelta della Banca Centrale Europea (Bce) di non tagliare, però,  nell'ultima riunione i tassi di un quarto di punto nonostante il rischio inflattivo sia molto basso?
"Il presidente della Bce Mario Draghi ha giustificato la  decisione sulla base di due elementi".

Quali?
"Il primo è il recente segnale di stabilizzazione o di leggero miglioramento degli indicatori ciclici. Negli ultimi due-tre mesi, gli indici di fiducia delle imprese sono saliti in tutta Europa. Il secondo elemento, direi fondamentale, è stato il forte miglioramento che abbiamo visto sui mercati finanziari in termini di spread e di titoli di Stato di Italia e Spagna, ma anche sul mercato della Borsa e sui titoli corporate. Ciò ha portato a un miglioramento delle condizioni finanziarie molto superiore a quello che si avrebbe avuto in corrispondenza di un calo dei tassi d'interesse di 25 punti base. C'è poi un terzo fattore".

Quale?
"Credo che, dopo aver portato a casa a settembre il successo dell'Outright Monetary Transactions (Omt, l'acquisto diretto da parte della Bce di titoli di Stato a breve termine emessi da Paesi dell'area euro in difficoltà macroeconomica grave e conclamata, ndr), Draghi sia stato in qualche modo appagato e, quindi, non abbia voluto spingere nei confronti dei falchi della Bundesbank e dei Paesi nordici per avere una limatura del costo del denaro che, al margine, avrebbe avuto molto poco impatto sull'economia reale".

Nelle ultime due settimane stiamo registrando in misura massiccia rendimenti in calo su tutte le emissioni obbligazionarie in Europa. Penso a Italia, Spagna, Grecia e Irlanda. Possiamo dire che la crisi dell'eurodebito è definitivamente alle spalle?
"Sì per quanto riguarda la fase più acuta, ovviamente grazie all'intervento della Bce. Ora c'è la seconda fase che è nelle mani dei governi".

Può spiegare?
"E' quella fase in cui gli esecutivi devono rendere il passo del consolidamento fiscale più sostenibile dal punto di vista sociale e, soprattuttto, accelerare sul fronte delle riforme strutturali che sono quelle che generano poi crescita sostenibile senza creare bolle finanziarie come abbiamo visto in passato quando la crescita, ad esempio, veniva drogata da un eccesso di credito".

E per l'Italia, il rischio è definitivamente alle spalle?
"Direi che la parte peggiore della crisi è probabilmente alle spalle. Prevediamo un'uscita dalla recessione già verso la metà dell'anno e un ulteriore restringimento del differenziale Btp-Bund. Gradualmente, le condizioni del funding delle banche stanno migliorando e questo col tempo dovrebbe generare un minimo di pressione ribassista sui tassi applicati ai prestiti verso le famiglie e le imprese. Adesso sarà tutto nelle mani del nuovo governo accellerare sulle riforme strutturali".

Quali?
"Immagino le liberalizzazioni sul mercato dei beni e dei servizi, una lotta più accentuata all'evasione fiscale e una diversa redistrubuzione del carico fiscale che possa magari alleggerire la pressione sul lavoro e sui ceti sociali medio-bassi in modo da spalmarla maggiormente, a parità di gettito, verso persone che possano avere una propensione al consumo minore perché comunque in possesso di maggiori capitali".

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