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Economia
Def/ Esclusivo: quest'anno da Renzi solo 200 mln per gli investimenti

 
Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
e Andrea Deugeni (@andreadeugeni)



Per il periodo 2015-2017 Matteo Renzi, al netto delle misure messe in cantiere nel 2014, appalta la crescita degli investimenti pubblici al tanto sbadierato Piano Juncker. Un intervento salvifico che dovrebbe rilanciare la crescita del Pil e permettere l'uscita da una disoccupazione stagnante che in alcuni Paesi del Sud Europa ha raggiunto livelli drammatici (soprattutto fra i giovani), ma che appare insufficiente per competere con aree come Usa e Cina. Eppure nel Documento di economia e finanza che delinea il quadro macroeconomico futuro e che contiene le linee di politica economica del governo, l'esecutivo Renzi, dopo aver riservato un capitolo a tre scarne "disposizioni urgenti per il sistema bancario e gli investimenti" (riforma delle banche Popolari, istituzione della categoria delle "Pmi innovative" e della "patent box") a cui destinare praticamente bruscolini (circa 200 milioni nel 2015 e 300 l'anno dal 2016 in poi), affida il rilancio degli investimenti pubblici a pag. 118-119 al piano elaborato dal presidente della Commissione Europea. Progetto che prevede la "creazione di un fondo ad hoc, il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS), che avrà un capitale iniziale di 21 miliardi" (ricorda il Def) ma che poi agirà a leva, mobilitando "investimenti aggiuntivi, pubblici e privati, per 315 miliardi in tre anni" che dovrebbero costituire il volano per il rilancio della crescita, colmando i deficit di investimento esistenti nell’Unione Europea".

In attesa della panacea Ue al grande male del deficit di investimenti esistenti nel Vecchio Continente, Renzi e Padoan fanno una lunga spataffiata quasi autocelebrativa su ciò che è stato fatto l'anno scorso (misure inserite nella legge di Stabilità e decreto Sblocca-Italia), ma poi quando si arriva al momento della polpa, e cioè cosa verrà messo in cantiere dal governo, il Def passa subito al salvifico piano Juncker, introducendolo con la "promozione di azioni coordinate a livello sovranazionale per favorire il ritorno alla crescita e all’occupazione".

E qui scatta lo scoramento, perché nel periodo della lunga crisi (dal 2007 al 2014), la peggiore degli ultimi 100 anni, gli investimenti in Italia sono crollati del 30% e già la legge di Stabilità 2015 era iper-deficitaria al capitolo investimenti pubblici (sembra che l'esecutivo ignori completamente l'insegnamento dell'economista John Maynard Keynes). E dire che nel capitolo 5, nell'incipit del paragrafo sugli "Interventi sugli investimenti pubblici", il Def ricorda che "l'Italia è tra i Paesi europei in cui è maggiore il bisogno di un sostenuto rilancio degli investimenti, sia pubblici che privati". Peccato che poi si fa molto poco per farli ripartire.

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