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Economia

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Le operazioni in derivati Santorini, Alexandria e Nota Italia eseguite da Mps con gli istituti stranieri gettano un'ombra sui conti di tutte le banche italiane. Una matassa che, oltre alla procura di Siena, anche gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale, in visita in questi giorni in Italia per sincerarsi del reale stato di salute delle nostre banche, cercheranno di dipanare. 

"C'è il rischio che come abbia agito Mps, analoghe operazioni siano state fatte normalmente dagli altri istituti di credito italiani", spiega infatti ad Affari Manlio Bonafede, esperto analista finanziario di Banca Leonardo contattato poco prima del suono della campanella di Borsa.

Deutsche Bank, con cui Montepaschi ha chiuso l'operazione Santorini, è infatti uno dei maggiori produttori di derivati attivo sul mercato italiano ed è molto probabile che abbia confezionato questa tipologia di prodotti per altri bilanci delle banche del nostro Paese. Un fulmine a ciel sereno che non ci voleva visto che, dopo la tempesta perfetta del 2011, un mix esplosivo e destabilizzante di recessione-crisi finanziaria del debito-richieste di rafforzamento patrimoniale da parte delle autorità europee, il sistema bancario tricolore stava appena iniziando a recuperare in Borsa grazie all'allentamento della morsa dello spread, sceso ormai a quota 260 punti (da 570 nel momento più drammatico della crisi) e all'ammorbidimento dei criteri di Basilea 3. Insomma, stando alle parole degli operatori finanziari, lo spettro dei derivati aleggia sul sistema bancario tricolore anche se la Banca d'Italia continua a rassicurare che la quota in pancia agli istituti del nostro Paese rappresenta solo l'1,6% del valore complessivo in dollari dei 13 Paesi industrializzati monitorati dalla Banca dei Regolamenti Internazionali.

In avvio di contrattazioni, Mps lascia sul terreno circa l'8% a 0,2526 euro proprio in scia sullo scandalo derivati. L'ennesimo crollo (ieri ha perso circa il 6% al termine di una seduta che ha visto anche le dimissioni dalla propria carica di Giuseppe Mussari, ex numero uno del Montepaschi) che quasi annulla il rally del titolo di inizio anno a Piazza Affari in cui le azioni della banca, grazie anche a grossi ordini di acquisto da parte di istituti italiani effettuati per conto di operatori stranieri, si sono riapprezzate di oltre il 20%, riacciuffando la soglia dei 30 centesimi. Il titolo, bloccato poi per eccesso di ribasso, si trova ora in asta di volatilità.

Il mercato continua a punire il titolo per le incertezze sulle ipotizzate perdite da derivati, che i consulenti della società stanno cercando di quantificare, per sottoporli al prossimo consiglio di amministrazione. Con le operazioni in derivati, Deutsche Bank e Nomura Bank (con cui Siena ha stipulato il contratto Alexandria) avrebbero aiutato il gruppo guidato da Fabrizio Viola e Alessandro Profumo a mitigare delle perdite maturate negli esercizi passati e che ora potrebbero essere contabilizzate nell'esercizio 2012 per un ammontare che nella peggiore delle ipotesi potrebbe arrivare a 740 milioni di euro. Il rischio è che vengano vanificati tutti o gran parte dei Monti-bond, richiesti per 3,9 miliardi di euro dalla banca senese, il cui importo è stato recentemente aumentato di mezzo miliardo.

Seguono a ruota le altre banche italiane, che risentono di un effetto domino e dei timori che i prodotti strutturati siano stati utilizzati da altri. La Popolare Milano cede oltre il 2%, assieme ad Ubi Banca e Banco Popolare. Non meglio va per Intesa Sanpaolo, mentre Unicredit tiene sulla parità.

Intanto, la cura da cavallo imposta a Siena dal duo Profumo-Viola in attesa dell'emissione dei Monti-bond, ha portato tra l'altro Palazzo Sansedoni a tagliare gli stanziamenti per lo storico Palio: si tratta di circa 255 mila euro all'anno divisi tra le varie contrade (15 mila euro l'una).

 

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