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Economia
Buone notizie per Renzi: fatturato dei distretti +3,2% nel 2015-16

 

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Buone notizie per Matteo Renzi. Affaritaliani.it pubblica in anteprima i dati della settima edizione del Rapporto annuale che la Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo dedica all'evoluzione economica e finanziaria delle imprese distrettuali (46.500 le aziende analizzate) . Tra le previsione spicca la crescita media del 3,2% del fatturato nel periodo 2015-2016. Insomma, è la conferma che finalmente l'economia italiana è uscita dalla crisi. E il premier Renzi potrà così intestarsi i meriti della ripresa.

I punti di forza dei distretti si sono rivelati principalmente tre: il traino di una nuova generazione di imprese leader; l'aumento di export, investimenti esteri, marchi e innovazione; e il rafforzamento patrimoniale delle imprese. In particolare, il rapporto sottolinea la rapida crescita dimensionale delle nuove imprese leader che possono contare su un forte vantaggio competitivo basato sulla ricerca e sull'innovazione. Non solo. Nel rapporto si sottolinea l''interessante  tendenza al rimpatrio della produzione: ci sono "evidenze della presenza di processi di re-shoring, ovvero di rientro nei territori distrettuali di produzioni precedentemente trasferite all'estero", spiegano gli esperti di Intesa SanPaolo.

 

"I distretti sono 'risorti', anche se in realta' bisogna dire che non sono mai morti", ha sintetizzato Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo. Tra gli elementi di novita', il processo di rientro della produzione in Italia e l'arrivo di capitali esteri anche nelle imprese distrettuali, in passato poco ambite dagli stranieri (tra i casi citati nello studio, l'acquisizione di Loro Piana da parte del colosso francese Lvmh, il passaggio di Indesit a Whirpool o del Riso Scotti a Ebro food). "La svolta per l'economia italiana puo' dipendere anche dall'attitudine degli investitori internazionali", ha affermato Carlo Messina, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, di ritorno da un 'roadshow' che lo ha portato a incontrare i rappresentanti di 80 fondi esteri. "Ho ricavato l'impressione - ha detto - che il nostro Paese sia considerato vicino a un punto di svolta. C'e' grande attenzione, in particolare dagli Stati Uniti, e contribuisce la valutazione positiva delle riforme, in particolare di quella del mercato del lavoro e di quella delle banche popolari". Quest'ultima, secondo Messina, "non portera' nessuna modifica nel modello di erogazione del credito e non avra' impatto negativo sui clienti" a meno che non si verifichino aggregazioni tra popolari, di per se' "non dipendenti dalla riforma", che potrebbero portare alla chiusura di filiali. Quanto al lavoro "per gli investitori internazionali anche dal punto di vista simbolico scardinare elementi mai toccati in passato e' qualcosa di positivo", ha spiegato il banchiere.

IMPRESE DISTRETTUALI PIU' DINAMICHE - In sostanza dunque i distretti si confermano punto di forza dell’industria italiana. Nel 2013 il loro fatturato a prezzi correnti è tornato a crescere, seppure lievemente, mostrando un progresso prossimo all’1%, un dato migliore rispetto al manifatturiero italiano che ha accusato un arretramento. Le stime per il 2014 confermano la maggiore dinamicità dei distretti, attesi registrare una crescita del fatturato vicina all’1%, a fronte di una sostanziale stagnazione dell’attività produttiva nell’intera industria manifatturiera italiana. Tra il 2008 e il 2014 sono quasi 5 i punti percentuali di crescita in più per le imprese dei distretti rispetto alle aree non distrettuali.

Alcune realtà distrettuali hanno raggiunto risultati particolarmente brillanti. Ordinando le aree per performance di crescita e reddituale, è possibile ricavare una classifica dei 15 distretti migliori. Tutte le filiere produttive sono rappresentate, con una prevalenza di distretti del sistema moda (6 distretti) e dell’agroalimentare (5). Al primo posto si colloca la gomma del Sebino Bergamasco. Tra il secondo e il quarto posto i vini del Chianti, il caffè, le confetterie e il cioccolato torinese, l’occhialeria di Belluno. Seguono le calzature di San Mauro Pascoli, la concia di Arzignano, la pelletteria e le calzature di Arezzo, le calzature napoletane. Tra i migliori 15 distretti anche il prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, i vini del Veronese, i dolci di Alba e Cuneo, la pelletteria e le calzature di Firenze, la food machinery di Parma, le macchine per l’imballaggio di Bologna e il marmo di Carrara.

ACCELERAZIONE NEL 2015-16 CON RITORNO A TASSI DI CRESCITA MEDI ANNUI PROSSIMI AL 3% -  Nel biennio 2015-16, secondo le nostre previsioni, si dovrebbe assistere a un’accelerazione del ritmo di crescita delle imprese distrettuali, diffusa a tutte le principali filiere produttive. In termini mediani, l’aumento previsto del fatturato è del 3,1% nel 2015 e del 3,2% nel 2016. Secondo le nostre attese, a fine 2015 i distretti avranno quasi interamente recuperato i livelli di fatturato del 2008, chiudendo definitivamente il gap accumulato nel quadriennio 2008-12. Per l’intero manifatturiero italiano bisognerà attendere almeno fino al 2018 per vedere un pieno recupero. Nel biennio 2015-16 proseguirà la fase di ripresa dei margini unitari, diffusa a tutti i settori distrettuali. Permangono tuttavia alcune criticità. Secondo le nostre simulazioni, infatti, si ridurrà ma resterà elevata la quota di imprese con margini unitari negativi e, soprattutto, la quota di operatori gravati da oneri finanziari superiori alle risorse generate internamente dalla gestione industriale.

PIU’ EXPORT, INVESTIMENTI ESTERI, MARCHI E INNOVAZIONE - La migliore evoluzione recente dei distretti rispetto alle aree non distrettuali si spiega con l’affermazione di una nuova generazione di imprese leader, in rapida crescita dimensionale, caratterizzate da vantaggi competitivi basati sulla ricerca e sull’innovazione. L’analisi degli ultimi dati di Censimento sull’industria e i servizi evidenzia il peso crescente assunto dalle imprese di dimensioni medio-grandi e grandi, che nei distretti, in termini di addetti, è salito al 40,6% nel 2011, circa 4 punti percentuali in più rispetto alle aree non distrettuali. Queste nuove leadership hanno esercitato un ruolo di traino e contribuito alla progressiva accumulazione nei distretti di conoscenza tecnologica e dei mercati. Nei distretti è, infatti, maggiore la capacità di esportare (il 42% delle imprese sono esportatrici, contro il 32% delle aree non distrettuali), effettuare investimenti diretti esteri (31 partecipate estere ogni 100 imprese contro 22), registrare brevetti (61 brevetti ogni 100 imprese vs 42) e marchi (39 marchi ogni 100 imprese contro 20). Inoltre, nel tempo si è intensificata l’attività innovativa e di branding e si è ampliato il differenziale rispetto alle aree non distrettuali. Lo sviluppo di strategie immateriali è stato accompagnato in generale dal rafforzamento del grado di patrimonializzazione: tra il 2008 e il 2013 il patrimonio netto delle imprese dei distretti è aumentato del 10,8%; per le imprese non distrettuali la crescita si è fermata all’8,2%. La leva finanziaria nei distretti si è così portata al 58,5% nel 2013, quasi due punti percentuali in meno rispetto al 2008. Nelle aree non distrettuali, invece, il leverage si colloca su percentuali per lo più analoghe a quelle del 2008.

RIMPATRIO DELLA PRODUZIONE - Emergono, inoltre, evidenze della presenza di processi di re-shoring, ovvero di rientro nei territori distrettuali di produzioni precedentemente trasferite all’estero. Il tema è affrontato analizzando l’evoluzione dei flussi provinciali di interscambio commerciale. I risultati di questo esercizio mostrano come nei distretti nel biennio 2012-13 si sia assistito ad un forte ridimensionamento del rapporto tra import dai paesi emergenti ed 4 export. Per ogni unità di export, pertanto, è diminuita la domanda di beni intermedi importati dai paesi a minore costo. Nelle precedenti edizioni del Rapporto più volte è stata messa in luce la bassa presenza di multinazionali estere nella proprietà delle imprese distrettuali. Alcune operazioni realizzate negli ultimi anni mettono però in luce importanti novità e un interesse crescente dei capitali stranieri per le imprese italiane, che potrebbe rafforzarle soprattutto sul piano commerciale. Un settore in cui l’interesse delle multinazionali estere è da sempre molto alto è quello della farmaceutica. Da uno specifico approfondimento dedicato ai poli farmaceutici italiani emerge l’alta attrattività di questi territori che presentano una spiccata specializzazione nella ricerca farmaceutica, alimentata da una fitta rete di relazioni tra attori imprenditoriali e istituzionali

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