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Nessuna sorpresa: la Bce ha lasciato invariati i tassi allo 0,75%. Fermi a zero e 1,50% anche il tasso sui depositi e il tasso marginale. Più che la decisione scontata della banca centrale europea, i mercati attendevano le parole di Mario Draghi. Il numero uno dell'Eurotower ha confermato che le tendenze dell'inflazione restano al ribasso e il tasso è destinato a scendere sotto il 2% nei prossimi mesi. Nessun dubbio, quindi, sulla politica monetaria di Francoforte, destinata a restare accomodante.

Guardando ai possibili effetti negativi di una moneta troppo forte, Draghi preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno. L'apprezzamento dell'euro sul mercato dei cambi "è un segno di un ritorno della fiducia nella moneta unica. I tassi di cambio - sottolinea il presidente della Bce - dovrebbero riflettere i fondamentali dell'economia e, in generale, sia i tassi nominali che reali sono nella media del lungo termine". Draghi ha assicurato che "certamente" Francoforte "vorrà vedere se questo apprezzamento, nel caso in cui fosse sostenuto, altererà la nostra valutazione per quanto riguarda la stabilità dei prezzi". Anche se il tasso di cambio non è "un target" della politica monetaria.

Sulla stessa linea dei passati interventi, l'ex governatore di Bankitalia ha confermato che la debolezza dell'economia "continuerà a prevalere all'inizio del 2013" per poi "cominciare a riprendersi nel corso del 2013. I problemi permangono: "I rischi che riguardano l'outlook economico dell'area euro continuano ad essere al ribasso". E la ripresa potrebbe essere ulteriormente rallentata dai rischi relativi alla "possibilità di una domanda interna per l'export più debole del previsto, da una lenta implementazione delle riforme strutturali nell'Eurozona, insieme ai problemi geopolitici e agli squilibri dei principali paesi industriali, che potrebbero avere un impatto sul mercato delle materie prime e su quello finanziario". Come a dire: i governi (politica permettendo) continuino sulla strada delle riforme e la Germania si attivi per ridurre gli squilibri".  In questo clima ancora complicato, la fiducia dei consumatori e degli investitori nell'Eurozona si è stabilizzato, "sia pure a un livello basso", mentre l'aria che tira sui mercati finanziari, sostiene Draghi, "ha registrato dei miglioramenti". 

 

 

 

 

 

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