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Mentre la campagna elettorale impazza e si moltiplicano sondaggi ufficiali e ufficiosi che danno ogni giorno un quadro diverso dei possibili risultati elettorali di fine febbraio (e soprattutto disegnano scenari molto variegati in quanto a governabilità post-elettorale), analisti e investitori cercano di capire cosa può capitare in Italia e quali impatti possano esservi per i mercati finanziari a seconda degli esiti che emergeranno dalle urna. Una vittoria del PD (il Credit Suisse ieri parlava di circa il 40% di preferenze) è data per scontata quasi da tutti e non sembra preoccupare (sempre il Credit Suisse sostiene che la vittoria del Centro-sinistra col successivo appoggio dei centristi di Monti sia l'esito più probabile e che "in un simile scenario il rischio per la stabilità fiscale sarebbe minimo e la prosecuzione del sentiero di riforme strutturali già tracciato lo scorso anno da Monti pare elevata").
 
Oggi tuttavia un report di Morgan Stanley fa riemergere qualche timore non tanto riguardo l'esito del voto quanto ciò che potrebbe seguire. Secondo gli esperti della banca d'affari Usa infatti "la distinzione fondamentale è tra ciò che accade fino al voto elettorale e poco dopo - vale a dire "la" politica - e cosa succederà una volta che un nuovo parlamento e il governo siano in funzione - ad esempio "le" politiche" (economiche e fiscali che verranno intraprese, ndr). E ancora: "Con l'austerità che si prende un pedaggio su un tessuto economico già debole, il rischio è che il malcontento possa continuare a salire, compromettendo la capacità del prossimo governo o la volontà di proseguire le riforme audaci, o provocare per lo meno una campagna elettorale (in cui prevalgano temi) da contro-riforma. L'evidenza storica suggerisce che gli sviluppi politici influenzano i mercati finanziari italiani".

Ma quali sono i punti da tenere a mente per cercare di capire come l'esito del voto e quel che ne seguirà potranno influenzare i mercati finanziari italiani? Anche secondo Morgan Stanley il vero terreno di battaglia sarà il Senato: "Su 315 seggi assegnati, le regioni con il maggior numero sono la Lombardia (49) e il Lazio (28), in cui le elezioni regionali si terranno nel mese di febbraio, così come le regioni meridionali della Campania (29) e Sicilia (25) e la regione settentrionale del Veneto (24), tradizionalmente una roccaforte Lega Nord, che ha formalizzato una coalizione con il Pdl di Silvio Berlusconi. Il Senato, quindi, è la camera del Parlamento in cui il voto è più incerto, in parte a causa del modo in cui la legge elettorale è stata progettata (ad esempio, con un premio di maggioranza assegnato su base regionale) e in parte a causa della coalizione Pdl-Nord Lega che potrebbe vincere in Veneto e in altre regioni del Nord".

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