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Economia
Dal 2017 addio al segreto bancario in Europa. Anche la Svizzera dovrà adeguarsi

L’accordo di nove anni fa prevedeva che i paesi dell’Ue si scambiassero informazioni sui movimenti dei risparmi, con l’eccezione di Lussemburgo e Austria, che per garantire la riservatezza dei clienti hanno accettato di imporre una ritenuta alla fonte secca del 35% sui rendimenti dei non residenti. In pratica, si poteva rinunciare a un terzo della remunerazione in cambio dell’anonimato. Un piccolo prezzo per chi ha la coscienza sporca.

Nella primavera del 2013 la macchina legislativa si è rimessa in moto grazie anche allo scandalo Offshoreleakes, alimentato dalle rivelazioni giornalistiche a proposito di 130 mila conti correnti nascosti in giro per il mondo. Pressati dall’opinione pubblica, molti governi europei hanno cominciato a spingere davvero per un sistema unificato di scambio informazioni. L’obiettivo, tuttavia, richiedeva che anche Lussemburgo e Austria partecipassero. Ma i due paesi legavano il loro assenso all’adesione dei paradisi terzi, Svizzera, Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino. Adesso l'iter si è sbloccato.  

 

 

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