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Economia
Ferragamo, nel 2021 il grande M&A. Perché per Citigroup da sola non ce la farà

A fine maggio, con il ritorno di Michele Norsa, ex amministratore delegato per un decennio (dal 2006) di Ferragamo richiamato dalla famiglia fiorentina per prendere le redini operative dell'azienda come vicepresidente esecutivo, lasciando a Ferruccio Ferragamo il compito di dedicarsi solamente alle strategie, il mercato aveva già scommesso sull'M&A per uno dei principali gruppi fashion del Paese.

Ora, con i buoni segnali di luglio e agosto sulle vendite arrivati da Mainland Cina, dove i consumatori sono tornati  prepotentemente a fare acquisiti di beni di lusso, gli operatori non scommettono soltanto in un miglioramento della situazione per il gruppo (dallo scorso 9 settembre sono salite di oltre il 10%, accelerando il passo negli ultimi giorni, nonostante la diffusione della semestrale, archiviata con una perdita da record per 86 milioni), ma c'è anche chi continua ad accarezzare l'ipotesi che la società possa avere allo studio operazioni straordinarie, con l'eventuale integrazione in qualche grande gruppo del lusso. Ipotesi accreditata dalle difficoltà strutturali che la casa sta riscontando nel suo rilancio nel lungo periodo.

Leonardo e Giovanna Ferragamo con Luca Guadagnino

Leonardo e Giovanna Ferragamo con Luca Guadagnino


 

Secondo quanto riporta infatti l'agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore, questa mattina gli analisti di Citigroup hanno acceso i riflettori sul'azienda fiorentina, annunciando un drastico taglio delle previsioni per fine anno, a seguito dei numeri del primo semestre. Al tempo stesso, però, hanno rivisto al rialzo il target di prezzo, da 11,1 euro a 14 euro e la raccomandazione è stata confermata a "Neutral". Nel dettaglio, secondo gli esperti della banca d'affari a stelle e strisce, le vendite del 2020 si attesteranno a 920 milioni e non 960, come indicato in precedenza.

Sono state ridotte anche quelle per i due anni successivi. L'ebit, però, è stato ritoccato al rialzo: nell'anno del Covid e del lockdown sarà negativo per 57 milioni, anzichè per 71 milioni. Secondo Citi, la ripresa della domanda per beni di lusso sarà lenta per cui il fatturato negli anni successivi 2021 e 2022 crescerà, ma probabilmente meno di quanto messo in conto qualche mese fa.

Così, Citi ha deciso di dare una sforbiciata alle stime di utile per azione del 2021 e del 2022 da 0,09 a 0,04 euro e da 0,28 a 0,18 euro. Per quest'anno, l'utile per azione è stato confermato in rosso di 0,49 euro. Il target di prezzo èstato rivisto anche in modo da tener conto del ritorno di Norsa. Il manager, hanno commentato gli analisti di Citi, non solo aggiunge ulteriori competenze globali al consiglio di amministrazione, "ma potrebbe alimentare ulteriori speculazioni sulle fusioni e acquisizioni una volta che la finestra di operazioni straordinarie si riaprirà nel settore, probabilmente nel 2021".

Certo, dalla famiglia gli azionisti hanno sempre ripetuto che non sono intezionati a vendere, cedendo il controllo della maison. Ma nel report di Citi si ripercorre la storia della società nata nel 1927. Le azioni, dopo l'Ipo del 2011, hanno spesso sovraperformato il mercato e anche il settore del lusso, ma dal 2016 hanno sottoperformato il comparto, riflettendo i segni di stanchezza del marchio. In più, le vendite sono state fortemente influenzate anche da un'elevata esposizione a flussi turistici sempre più volatili nel corso degli ultimi anni.

"Anche se apprezziamo l'eredità di lunga data del marchio, il posizionamento di fascia alta e ci concentriamo sul made in Italy, sui prodotti di qualità, sulla creatività e sull'innovazione e sui segnali incoraggianti nella seconda parte del 2019 e all'inizio del 2020, riteniamo che la società sia in una posizione meno favorevole rispetto ai concorrenti, poichè ha chiaramente perso quota di mercati nelle calzature e negli accessori di lusso negli ultimi anni", hanno commentato gli esperti della banca americana, che però scommettono che Ferragamo possa essere presto una preda in un settore, quello del lusso, che vanta una notevole liquidità.

In questa fase, hanno valutato gli analisti, "vedremmo mosse rivolte a società di lusso monomarca di medie dimensioni piuttosto che a entità più grandi, poichè pensiamo che i mega accordi di lusso della fine degli anni '90/primi anni 2000 siano cose del passato". E Ferragamo, hanno rimarcato, è un'azienda di medie dimensioni, con un posizionamento del marchio di fascia alta, una rete di vendita al dettaglio immatura, ma pronta per l'espansione, un'esposizione a categorie interessanti, un potenziale di recupero dei margini, un team di gestione di qualita' e una proprietà familiare frammentata. 

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