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Economia
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Addio a Torino. L'ad di Fiat, Sergio Marchionne, starebbe valutando un trasferimento della sede dell'azienda dalla capitale piemontese negli Usa. Sarà, secondo quanto riferisce Bloomberg, il primo passo dopo il completamento della fusione con Chrysler.

Il Lingotto però smentisce: "Questo argomento, più volte trattato nell'ultimo anno dai media di tutto il mondo, non è all'ordine del giorno".

I dati sulle vendite certificano già uno spostamento oltre Atlantico del baricentro del gruppo. Il trasferimento della sede, che dl 1899, anno della fondazione, resite ai piedi della mole, ha un valore simbolico enorme per l'intero settore industriale italiano. Il bilancio parla chiaro: la maggior parte dei profitti (il 75%) si è già trasferita: sono gli utili registrati nel Nord America a sostenere il gruppo. Un dato fa il paio con la drastica contrazione del mercato europeo. Fiat resta ancora la maggiore industria italiana, ma il mercato europeo assicura solo un quarto del fatturato. Quando Marchionne venne nominato amministratore delegato, nel 2009, il Vecchio continente rappresentava il 90% del fatturato.

Il manager italo-canadese non aveva mai ammesso un possibbile trasloco. Ma non aveva neppure scartato l'ipotesi. "L'Europa sta diventando una realtà sempre meno rilevante nello schema delle cose", aveva affermato Marchionne il mese scorso. Per questo il centro degli affari avrebbe inseguito "mercati molto più gratificante in termini di investimento". Restare con la sede in Europa o trasferirla negli Stati Uniti sarebbe dipeso "dall'l'accesso ai mercati dei capitali e dalla capacità della società di ottenere finanziamenti a prezzi ragionevoli". In altre parole: Fiat andrà dove sarà più semplice ottenere prestiti e dove sarà piùconveniente quotarsi. Gli Usa sono già a braccia aperte: Obama aveva addirittura ingaggiato Marchionne come testimonial durane la sua campagna presidenziale. E L. Brooks Patterson, dirigente della Contea di Oakland dove ha sede il quartier generale di Chrysler e dove potrebbe quindi approdare Fiat, prepara l'accoglienza: "E' una buona notizia che valorizzerà l'intera immagine della Motor City".

L'indiscrezione raccolta da Bloomberg non dovrebbe incidere sull'occupazione italiana: il Lingotto, come già dichiarato da Marchionne, non ha intenzione di ridurre la forza lavoro nel Paese, dove è ancora occupato il 29% dei 215 mila dipendenti del gruppo. Il principale ostacolo resta ora la fusione, condizione necessaria per il trasferimento della sede. Sulla strada di Marchionne c'è ancora Veba, il fondo gestito dal sindacato metalmeccanici Uaw che possiede ancoa il 41,5% della casa di Detroit. Appena si raggiungerà un accordo sul prezzo delle azioni, non ci saranno più ostacoli. Con la sede a stelle e strisce e con la quotazione della società nata dalla fusione sempre più lontana da Piazza Affari e sempre più vicina a Wall Street.

 

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