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Economia
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Gli Usa hanno solo rallentato la corsa verso il precipizio fiscale, ma il fiscal cliff è destinato a condizionare l'economia a stelle e strisce. E' il giudizio di Janus Capital Group sull'accordo tra democratici e repubblicani. Resta infatti tanto (se non tutto) da fare. "Il Congresso ha rinviato una completa risoluzione della questione e l'incertezza rimane". Considerata la situazione di stallo prolungato, gli osservatori hanno poca fiducia nelle capacità del Congresso: "Si prevede una crescita per il 2013 inferiore al 2%. E le agenzie di rating potrebbero riconsiderare il giudizio sugli Stati Uniti".
 
Janus Capital descrive il fiscal cliff come "un accordo a metà" che rimanda le decisioni più importanti, a partire dai tagli alla spesa pubblica. Senza l'intesa, gli Usa avrebbero addirittura rischiato di tornare in recessione. Ma il clima di incertezza che, con tutta probabilità, proseguirà da qui a marzo, condizionerà l'andamento dell'economia fino a rallentarla, almeno nel primo semestre.
 
"Meglio di niente", si legge nel report. Ma le misure "non sono sufficienti", soprattutto perché procrastinano un regime di instabilità che potrebbe spingere le principali agenzie di rating a valutare un possibile downgrade statunitense.
 
Il drenaggio fiscale che seguirà all'accordo, definito come un "patchwork", dovrebbe pesare sul primo semestre, trascinando la crescita sotto il 2%, "tra l'1,5% e l'1,8%". L'impatto immediato sarà dovuto all'aumento delle tasse sui salari dal 4,2% al 6,2%. Questa decisione potrebbe valere 125 miliardi di dollari, pari allo 0,8% del Pil. I tagli agli sconti di Bush sui redditi superiori ai 400 mila euro faranno il resto. In questo caso l'impatto si aggirerebbe intorno ai 100 miliardi, pari allo 0,6% del prodotto interno lordo.
 
L'effetto fiscal cliff sembra già svanito. I mercati hanno applaudito l'accordo per un solo giorno. Poi le borse si sono dimostrate più caute. "L'euforia è destinata a dissolversi" man mano che si incontreranno i nodi del negoziato tra democratici e repubblicani. La prima scadenza è quella che riguarda la necessità di aumentare il tetto del debito Usa. In assenza di un adeguato taglio alla spesa, si rischia di superare il limite e, di conseguenza, si esporrebbero gli Stati Uniti al rischio default. Le carte con cui giocare la partita sono nelle mani del Congresso. Tra tagli alla spesa, tetto al debito e l'attesa riforma fiscale, Washington si troverà a breve a dover fronteggiare una serie di importanti scadenze.  

Dopo aver descritto questo panorama cupo, Janus Capital si mostra però fiducioso: "Crediamo che Washington continuerà, anche se dolorosamente e lentamente, verso la risoluzione delle questioni in sospeso". Tanto che "nel secondo semestre sarà possibile una nuova accelerazione e una crescita superiore al 2% dal 2014".
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