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Economia


 

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Ora si capisce il perché della crociata del presidente francese Francois Hollande contro l'apprezzamento dell'euro e l'allarme lanciato sulla guerra delle valute, con tanto di chiamata in causa della Banca Centrale Europea ad agire sul mercato dei cambi. Un tema che sarà affrontato anche al prossimo G20 in programma nel fine settimana a Mosca.

Dopo aver ufficializzato ieri sera di non essere in grado di centrare i parametri di Maastricht  sul rapporto deficit/Pil nel 2013 (sotto il 3%), l'Insee, l'istituto nazionale di statistica transalpino, ha fatto sapere di aver registrato per il Pil francese una contrazione dello 0,3% nel quarto trimestre. Un dato peggiore del -0,2% atteso dagli analisti e che fa si che dopo il debolissimo +0,1% del terzo trimestre per Parigi si avvicini lo spettro della recessione contro le rosee previsioni dell'Eliseo che per il 2013 stimava invece un ottimistico +0,8%. Dato che Hollande e i suoi ministri saranno costretti a ritoccare.

Delusione pure dalla locomotiva tedesca, dove il Pil è sceso dello 0,6% trimestrale nell'ultimo periodo dell'anno scorso, mentre il raffronto annuo si limita a un modesto +0,4%. I dati sono lievemente peggiori delle attese degli analisti, che avevano stimato un calo dello 0,5% congiunturale e un +0,5% annuo. Per l'intero 2012 la crescita è stata confermata allo 0,7%, in deciso rallentamento rispetto al +3% del 2011. E male ha fatto anche l'Italia: il Pil italiano è calato per il sesto trimestre consecutivo, un -0,9% che fa balzare indietro nel 2012 l'economia  del 2,2%.

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I dati strutturali sulle due principali economie del Vecchio Continente si sono fatti immediatamente sentire sui mercati valutari dove l'euro ha interrotto il suo rally che lo ha portato in poche settimane ad apprezzarsi di circa il 20%. In apertura, la moneta unica è scambiata appena sotto 1,34 dollari, indebolita proprio dai ribassi, superiori alle attese, del Pil di Francia e Germania.

A togliere le castagne dal fuoco per Parigi e anche per l'Europa, visto che per qualcuno le difficoltà della Francia avrebbero potuto riaccendere la crisi dell'eurodebito, ci ha pensato il commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn.

Dopo che ieri il premier transalpino Jean-Marc Ayrault ha confermato che Parigi non riuscirà a ridurre il deficit a 3% entro il 2013 come richiesto dalla Ue, Rehn ha fatto sapere che "i Paesi di Eurolandia in crisi potranno avere più tempo per raggiungere il pareggio di bilancio", un periodo di tempo più lungo per risanare dunque i conti e che allenta anche la pressione del rigore. Decisioni di questo tipo erano già state prese lo scorso anno per la Grecia, il Portogallo e la Spagna.

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