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Economia
Piazza Affari vola a +2,46%. Zurigo chiude a -8,87%

Classica giornata da "montagne russe" per i mercati, scossi dalla decisione a sorpresa della Banca centrale svizzera, che ha rimosso il tetto del cambio a 1,2 tra franco ed euro, aumentando la volatilità in una fase già di per sé instabile. Alla fine, comunque, Piazza Affari è riuscita a spuntare un guadagno del 2,36% a 18.844 punti.

Gli investitori sono convinti - anche alla luce delle decisioni di Berna - che il quantitative easing della Bce sia oggi più vicino. Giornata di grande nervosismo per il petrolio, con il Wti che torna a rivedere quota 50 dollari per poi scendere di nuovo a in area 47 dollari, mentre il Brent è un po' più stabile a 48,3 dollari al barile alla chiusura delle Borse europee.

In apertura di giornata, sui mercati, si erano fatte sentire anche le parole del vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, che in audizione alla Camera ribadendo "il disperato bisogno di crescita dell'Eurozona" ha spiegato come il piano per gli investimenti "soprattutto la selezione dei progetti e il nuovo fondo" sarà "pronto a partire entro giugno".

In questo contesto, a Milano Piazza Affari accelera con un rialzo del 2,36% finale. Anche gli altri listini recuperano: Londra sale dell'1,73% finale, Francoforte aggiunge il 2,2% e Parigi il 2,37%. Tracollo per l'indice Smi in Svizzera, che arriva a segnare perdite in doppia cifra per poi chiudere in calo dell'8,87%. Debole Wall Street: quando in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones lima lo 0,2%, mentre lo S&P500 cede lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,7%.

Dal fronte macro si registra che la Germania ha archiviato il 2014 con il Pil in crescita dell'1,5%, al ritmo più forte degli ultimi 3 anni, e un avanzo di bilancio pari allo 0,4%. Negli Usa le richieste iniziali di sussidi alla disoccupazione sono aumentate di 19mila unità, portandosi a 316mila; mentre sale a +9,95 punti l'indice Empire dall'attività manifatturiera di New York, un risultato oltre le attese. Da segnalare anche che l'indice della Fed di Filadelfia è sceso sensibilmente in gennaio a 6,3 punti da 24,3 in dicembre, molto peggio delle attese.

In vista delle decisioni della Bce continua la luna di miele tra l'Italia e gli investitori: i Btp a 10 anni rendono l'1,71% sui minimi dall'introduzione dell'euro, mentre lo spread - la differenza di rendimento - con i Bund tedeschi è a quota 125 punti. L'euro chiude in forte calo a 1,1579 dollari, prossimo al minimo da 11 anni di 1,1567 dollari toccato durante una resa caotica. La decisione della banca centrale elvetica di abolire il cambio minimo di 1,20 franchi per euro, fissato tre anni fa all'apice della crisi del debito, aveva fatto crollare l'euro fino a 0,8636 franchi, un ribasso pari a circa il 30%. La divisa comune si è poi risollevata a quota 1,0439 franchi, prossimo alla parità.

In mattinata, la Borsa di Tokyo è rimbalzata terminando gli scambi in rialzo dell'1,86%, in scia all'allentamento delle pressioni sui prezzi del petrolio, che ha alleggerito i timori sull'economia mondiale, e all'indebolimento dello yen. L'indice Nikkei ha guadagnato 312,74 punti, a 17.108,70, mentre, quanto ai dati macroeconomici, gli ordini 'core' di macchinari del settore privato sono cresciuti dell'1,3% su ottobre, a 788 miliardi di yen, mostrando la riluttanza delle aziende a fare investimenti con gli alti costi dell'import per lo yen debole.

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