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Economia


 

Gavio Beniamino

Mentre l'Eurozona è a un "turning point" nel parterre di Borsa il fronte delle fusioni e acquisizioni torna ad animarsi, con rumors che interessano i principali settori economici del Vecchio Continente, dalle telecomunicazioni alle infrastrutture. Settori dove i gruppi italiani sembrano far gola a molti potenziali acquirenti, nazionali od esteri che siano, anche in vista di nuove battaglie per la conquista di posizioni di leadership su singoli mercati domestici o a livello continentale.

Particolarmente in ebollizione sembra il comparto delle costruzioni: se Atlantia e Gemina hanno avviato le trattative per giungere a un'integrazione, Impregilo dopo la definitiva uscita da EcoRodovias e la focalizzazione sul settore delle costruzioni sembra a un bivio. Da un lato, i Salini stanno studiando quando e quanto erogare come maxi dividendo: tra le sale operative italiane le stime oscillano tra l'euro e l'euro e mezzo a titolo, vale a dire una cedola tra il 25% e il 40% rispetto alle attuali quotazioni di borsa, di poco sotto i 3,8 euro per azione.

Distribuire il "jumbo dividend" può essere importante per i Salini, così da ridurre l'indebitamento bancario e distribuire valore anche ai Gavio e agli azionisti minori, ma l'ammontare del dividendo stesso andrà calcolato attentamente. La famiglia di imprenditori tortonesi non ha infatti dimenticato lo "sgarbo" del luglio scorso, quando i costruttori romani riuscirono in assemblea a ribaltare i rapporti di forza e a rinnovare il Cda, portando Claudio Costamagna alla presidenza e lo stesso Pietro Salini sulla poltrona di amministratore delegato, con l'obiettivo ultimo di creare le condizioni per arrivare a una fusione tra Impregilo e Salini Costruttori che i Gavio hanno sempre osteggiato.

pietro salini

La corsa del titolo in questi mesi (+55% negli ultimi 12 mesi, +14% negli ultimi tre) ha suggerito al gruppo di Tortona di attendere l'occasione propizia, anche per poter conoscere l'esito dei ricorsi al Tribunale e in Consob contro le delibere societarie della scorsa estate.

Ma se i Salini staccassero un dividendo di 1-1,3 euro e il titolo tornasse a quotare attorno ai 2,5 euro o anche meno, ecco che si potrebbe riaffacciare la possibilità di un'Opa sul titolo da parte dei Gavio, che hanno in carico i propri titoli a 3,65 euro per azione (prezzo pagato agli ex consoci di Igli, la scatola di controllo di Impregilo che riuniva i Gavio coi Ligresti e i Benetton).

L'ipotesi è giudicata "non irrealistica" da alcuni analisti contattati da Affaritaliani, che però fanno notare come vista la "stretta sul credito" perdurante in tutta Europa e la decisione anche di Mediobanca (storica alleata dei Gavio) di limitare col contagocce i nuovi investimenti, per poter lanciare l'attacco il gruppo piemontese dovrà prima trovare un socio finanziario dalle spalle larghe, probabilmente non europeo. Chi potrebbe essere? Un gruppo di private equity più che una banca, certamente. In grado di cofinanziare un'operazione che rischia di costare attorno ai 750-800 milioni di euro visto che Impregilo capitalizza attualmente circa 1,5 miliardi (coi Gavio titolari del 29,96% del capitale) e il dividendo da distribuire potrebbe oscillare tra i 300 e i 450 milioni.

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