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Il tribunale di Firenze mette la parola fine alla vicenda dolorosa della Richard Ginori. Lo storico marchio del made in Italy famoso in tutto il mondo è stato dichiarato infatti fallito. La decisione è stata depositata dai giudici chiamati a pronunciarsi sull'ammissibilità o meno dell'azienda al concordato preventivo. Secondo quanto si apprende, i membri del collegio dei liquidatori raggiungeranno a breve il tribunale per prendere visione del decreto di fallimento.

L'azienda di porcellane è in liquidazione dalla scorsa primavera, quando il bilancio consuntivo 2011 aveva rivelato perdite superiori allo stesso capitale sociale. Il collegio dei liquidatori ha lavorato per una soluzione di concordato preventivo, cercando un soggetto che potesse rilevare le attività commerciali e produttive della Richard Ginori: soggetto che, lo scorso dicembre, era stato individuato nella cordata composta dalle aziende Lenox e Apulum. Attualmente la Ginori conta 314 lavoratori, tutti da agosto in cassa integrazione per cessazione dell'attività. Un centinaio di lavoratori del gruppo sul totale dei 314 che, da agosto, si trovano in cassa integrazione si trova in questo momento davanti al Palazzo di Giustizia di Firenze, per un presidio organizzato dai Cobas.

Risale addirittura a prima della Rivoluzione francese, a Doccia, la nascita della Richard Ginori, specializzata in oggetti in maiolica, porcellana, terraglia e ceramica, di cui oggi il tribunale ha dichiarato il fallimento. Fu nel 1735 infatti che il marchese Carlo Ginori, nei pressi di Colonnata, nel comune di Sesto Fiorentino (Provincia di Firenze), fondo' la celebre fabbrica di porcellana. Il marchese in realta' assecondo' quella che era considerata una vera e propria moda dell'epoca, la cui manifattura costituiva all'epoca un vero segreto conteso tra Stati. In Europa, infatti, dopo il viaggio di Marco Polo, la porcellana veniva considerata uno strano e prezioso materiale e un'affermazione di prestigio per chi la possedeva.

Prima di Ginori, gia' in Sassonia, il re Augusto II il forte aveva dato vita ad una fabbrica di produzione ma fu presto sorpassata dal Granducato di Firenze dove il marchese perfezionò gli studi per fabbricare tale materiale costruendo nella sua tenuta di Doccia un rudimentale forno. Acquisto' poi la villa delle Corti impiantando cosi' il primo nucleo della Manifattura. Poi nel 1896, precisamente l'11 ottobre, l'azienda si fuse col gruppo industriale del milanese Augusto Richard e di li' inizio' la sua ascesa. Vennero costruiti nuovi forni, nuovi fabbricati e ampliata la produzione degli isolatori elettrici per far fronte alla crescente richiesta del mercato.

Nel Novecento, l'azienda conobbe il momento del suo massimo splendore. Quindi, nel 1970 divento' una controllata della Finanziaria Sviluppo di Michele Sindona (da lui poi ceduta tre anni dopo alla Liquigas di Ursini). Nel 1975 la Pozzi e la Richard Ginori diedero quindi vita alla Pozzi-Ginori. Negli anni Novanta, la svolta: la Pozzi-Ginori venne acquistata dalla Sanitec Corporation, leader nell'arredobagno, mentre la Richard Ginori venne rilevata dalla Pagnossin. Un decennio dopo, nel 1996, va registrata la breve presenza nel gruppo della Bormioli Rocco & Figli. Negli ultimi cinque anni, l'azienda ha vissuto varie vicissitudini: prima e' stata rilevata dalla Starfin Spa di Roberto Villa, poi nel 2009 e' tornata ad essere quotata in Borsa. Nel frattempo pero' sono stati accumulati debiti per oltre 40 milinoi di euro, la fabbrica di Sesto Fiorentino e' stata posta in liquidazione volontaria. Nell'agosto scorso l'attivita' e' stata sospesa e i 330 lavoraqtori posti in cigs. I forni pero' non sono stati spenti, sebbene ridotti al minimo della potenza. Forse auspicando una 'rinascita'.

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