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Economia

 

La tendenza ad assumere "al centro" sembra rafforzarsi anche a livello territoriale: mentre calano le chance di trovare lavoro al Nord e nel Mezzogiorno (oltre il 30% in meno rispetto al 2011), a contenere le perdite sono state nell'anno appena concluso le regioni centrali, come il Lazio che riserva quasi il 40% delle nuove assunzioni ai giovani, la Toscana e l'Umbria (entrambe oltre il 37%). Se poi si guarda alla provincie, la classifica in termini assoluti vede in testa Roma, con circa 15 mila reclutamenti non stagionali (39,8% del totale), davanti a Milano (13.460 inserimenti under 30), dove i nuovi assunti giovani sono calati nell'ultimo  anno del 31%.

In un paese sempre più vecchio, non solo anagraficamente, i giovani faticano meno a trovare lavoro se sono acconciatori (il 79% dei neoassunti ha meno di 30 anni), addetti a sportelli assicurativi, bancari e intermediari finanziari (67% delle assunzioni totali) o baristi (59%). Guarda caso ancora una volta figure "centrali" per cui non serve una laurea e infatti tra i titoli di studio più graditi le preferenze continuano ad andare al semplice diploma (48%), specie se ad indirizzo amministrativo-commerciale, meccanico, turistico-alberghiero e informatico. La laurea è richiesta solo nel 15,4% dei casi, soprattutto in economia, ingegneria o medicina, mentre per il 10% delle assunzioni è addirittura sufficiente una qualifica professionale.

Che la "fuga dei cervelli" sia dunque destinata a continuare (o accelerare) anche quest'anno non dovrebbe sorprendere nessuno, anche perché da un lato il sistema universitario, principale responsabile della formazione del capitale umano, non appare ancora in grado di formare adeguatamente figure utili alle aziende, dall'altro il sistema produttivo italiano, basato su un modello di sviluppo molto, forse troppo tradizionale, non riesce ad assorbire profili altamente qualificati. Con inevitabili e pesantemente negative implicazioni in termini di (bassa) crescita della produttività e della competitività nel medio-lungo periodo, con buona pace delle riforme "strutturali" del mercato del lavoro.

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