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Economia
estorsione soldi
 

Di Monica Camozzi

Il caso è scoppiato nel 2011 e, guarda caso, per il problema di un utilizzo “sportivo” dello strumento finanziario dei derivati: da un rapporto del SRI Capital sui conti di Fondazione Enpam, Ente nazionale di previdenza e assistenza di medici e odontoiatri, reso pubblico da alcuni consiglieri di amministrazione, è emerso una perdita di 400 milioni di euro oltre a perdite potenziali per altri 400 milioni. E già allora, Giulio Gallazzi, Ceo di SRI Group, si era espresso molto chiaramente sullo strumento derivati. Al centro della bufera, che ha portato a un’inchiesta giudiziaria per truffa aggravata, allora c’erano investimenti rischiosi, in particolare in Cdo (Collateralized debt obligations), il cui utilizzo era emerso dalla revisione dei conti dell’ente da parte del gruppo SRI in seguito alla denuncia dei membri del cda. E ora, alla luce del caso Monte Paschi di Siena che evidenzia lo stesso problema di fondo, il Ceo di SRI Group, Giulio Gallazzi, lancia un monito che dovrebbe far riflettere: “Non si può far dipendere il pagamento delle pensioni, o qualsivoglia investimento che coinvolga un attore istituzionale come banca, fondo pensione, cassa previdenziale, da una scommessa”.

Il derivato è “strumento complesso in quanto investimento in una nota o un veicolo che a sua volta scommette sul mercato azionario, obbligazionario, delle commodities o di altri asset. Quindi, l’andamento dell’investimento dipende da una molteplicità poco prevedibile e difficile da controllare di variabili”. Utilizzarlo è quindi pericoloso? “Ci vuole grande competenza –prosegue Gallazzi- Bisogna conoscere bene il meccanismo matematico da cui dipende la performance, che è ipotizzabile con approssimazione ma mai con certezza”. Il Gruppo fondato da Gallazzi, SRI Group, che significa eloquentemente Socially Responsible Investments, è incorsa in una serie di problemi e accuse denigratorie –proprio sulla vicenda Enpam- per aver combattuto la battaglia della trasparenza di bilancio, della eliminazione dalle strategie di investimento di strumenti che Gallazzi definisce “opachi e pericolosi” come i derivati, in particolare i Cdo (quelli ampiamente presenti nella gestione Enpam).

“Il caso Monte Paschi, da quanto si legge, sembra essere un ulteriore esempio della pratica scellerata di utilizzare strumenti finanziari complessi e opachi non al fine di produrre un investimento responsabile, bensì per finalità speculative o addirittura di window dressing che in taluni casi, da come appare, non esiterei a definire criminali”. Nel caso Enpam, SRI Capital Advisers, società specializzata nel Gruppo sui temi dell’advisory finanziario, con sede a Londra, era stata chiamata ad analizzare i bilanci dell’ente dal 2006 in poi. Dalla revisione e dal conseguente riscontro di un buco da 400 milioni, era partita la denuncia di alcuni membri del Cda dell’ente e da presidenti di ordini dei medici locali con il fine di chiarire natura, circostanze e legittimità dei complessi investimenti patrimoniali effettuati dalla fondazione negli ultimi anni e di stimolare il vaglio delle autorità competenti su eventuali aspetti poco chiari. Secondo l’analisi diffusa poi da molti ordini dei medici, SRI Capital aveva duramente contestato la scelta di investire parte del patrimonio finalizzato al futuro pagamento delle pensioni in derivati Cdo, giudicati molto rischiosi e dunque incoerenti. Un azzardo, visto che l’ente raccoglie ogni anno 2 miliardi di contributi da 350mila iscritti e garantisce 85mila pensionati. E la revisione di SRI scatenato alcuni portatori di interesse che attraverso un esposto hanno prodotto l’effetto di un’inchiesta che ha obbligato la sostituzione delle gestioni precedenti e dell’applicazione di procedure di investimento conformi a un modello indicato proprio da Mario Monti, all’insegna della massima trasparenza.

 

Affaritaliani.it ha ricevuto dall'Enpam la seguente richiesta di rettifica

 

Enpam, il buco di bilancio non esiste

Gentile Direttore,

un articolo pubblicato sul suo giornale sostiene che nel 2011 all’Enpam è “emerso un buco di bilancio di 400 milioni di euro”. L’affermazione non è veritiera. Infatti non esiste e non è mai esistito alcun buco nel bilancio della fondazione previdenziale dei medici e dei dentisti italiani. La cifra di 400 milioni di euro, piuttosto, corrisponde a una potenziale perdita che la Fondazione stessa iscrisse in maniera chiara ed esplicita già nel suo bilancio 2008, a seguito di una terribile crisi finanziaria che aveva investito il mondo intero. Da allora quel rischio di perdita si è notevolmente ridotto e la Fondazione Enpam, grazie ad incisive ristrutturazioni, ha potuto recuperare molti milioni di euro.

Stupisce inoltre che la sua testata non abbia sentito la minima esigenza di contattare l’Enpam per tentare di verificare le informazioni che si accingeva a scrivere sul suo conto. La giornalista ha infatti preferito dare informazioni sulla Fondazione basandosi unicamente sulla versione del titolare della società SRI, Giulio Gallazzi, cui l’Enpam ha fatto causa per ottenere un cospicuo risarcimento danni.

Infine è addirittura incredibile come l’autrice abbia fatto una ricostruzione totalmente invertita dei fatti nel descrivere il percorso che ha portato alla radicale riforma della governance degli investimenti finanziari dell’Enpam. Secondo la tesi illustrata fu il rapporto SRI a spingere l’Enpam a riformarsi. La realtà è che questa riforma, varata anche grazie all’apporto del prof. Mario Monti, è frutto di un lavoro che il consiglio di amministrazione della Fondazione aveva cominciato molto tempo prima. La querelle nata a seguito della divulgazione del rapporto SRI, semmai, rischiò di impedire che questa riforma andasse a buon fine. Su una cosa la giornalista ha pienamente ragione: le nuove procedure di investimento scelte dalla Fondazione Enpam sono all’insegna della massima trasparenza.

Ufficio Stampa Fondazione Enpam

 

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