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Economia
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In cosa consiste la "service tax"? Nelle scorse settimane è stata ribattezzata Ics, "imposta casa e serivizi". Diluire Tares e Imu in un solo balzello non sarà faciel. Perché nascerebbe un ibrido tra tassa e imposta inedito per l'Italia. La Tares è già di per sè un centauro. E' una tassa perché viene pagata per usufruire di un servizio (la raccolta dei rifiuti). Ma è anche un'imposta, perché finanzia il funzionamento generale dello Stato (in questo caso i cosiddetti "servizi indivisibili", come illuminazione pubblica o manutenzione delle strade).

Accoppiandola con l'Imu, la confusione aumenta. L'Imu è a carico del proprietario dell'immobile. La Tares è a carico del residente. La prima si calcola in base al valore dell'immobile, la seconda in base a dimensioni dell'appartamento e numero dei componenti della famiglia. I locatori già si chiedono chi dovrà pagare. Per Assoedilizia si tratta di una tassa "iniqua e incostituzionale" perché fonde due imposte "diverse per natura, basi impositive e criterio di calcolo". E poi c'è un altro interrogativo. Che ne sarebbe di quell'aumento lineare da 30 centesimi per metro quadro previsto sulla Tares da dicembre? E' l'ennesimo nodo. Perché, se l'Imu, nonostante le sue pecche, resta progressiva (paga di più chi ha immobili che valgono di più), l'aumento della Tares va nella direzione contraria: chi ha una un'abitazione medio-grande ma di scarso valore subirà un aumento maggiore di chi ha un monolocale che vale milioni in pieno centro.     

La soluzione non è semplice. Il calcolo potrebbe coinvolgere diversi parametri, come il valore dell'immobile, il quartiere in cui è collocato (e quindi il livello dei servizi) e potrebbe coinvolgere il nuovo Isee, in modo da pesare meno sulle famiglie più svantaggiate. L'obiettivo del governo è quello di rendere la Ics più leggera rispetto alla somma di Tares e Imu (im media oltre 520 euro).

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