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Economia

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Debito pubblico e spread non sono entità astratte. Sono cifre che pesano sulle tasche degli italiani. Per far fronte agli interessi sul debito, nel 2011 ogni famiglia ha pagato in media 257 euro ogni mese, l’11% in più rispetto all’anno precedente. Sono più di 3 mila euro l'anno. Per fare un confronto: la tanto bistrattata Imu è costata in media poco più di 300 euro, dieci volte meno

A determinare la sepsa sono il debito pubblico, in continuo aumento, e gli interessi che lo Stato paga per poterlo sotenere. Il rendimento dei titoli emessi per finanziarlo varia. E lo spread è il suo termometro: più si amplia il divario tra Btp e Bund e più l'Italia (e le famiglie) sono destinate a pagare. La stima, eseguita da Svimez, prende in considerazione il 2011, l'anno che più di ogni altro ha visto impennarsi lo spread: il differenziale era a 173 punti il 4 gennaio. Il 30 dicembre era balzato a 528 punti

E' chiaro che un peso del genere non è più sostenibile. Le strade sono due (e non sono del tutto slegate): gli interessi sul debito devono scendere e il debito pubblico deve contrarsi in modo significativo. Per evitare che da qui al 2015 la situazione peggiori, la Svimez invita a varare meccanismi che permettano di coprire con entrate correnti sia gli interessi sul debito che le quote di capitale (meccanismo già in vigore nelle famiglie e negli enti locali), evitando così di continuare a pagare il debito con altro debito.

"Senza l’introduzione di questi correttivi, entro il 2015 la prognosi del Paese è il declino". È quanto emerge dallo studio “Debito, Mezzogiorno e sviluppo” di Federico Pica e Salvatore Villani pubblicato sulla Rivista Economica del Mezzogiorno.

Il debito della PA in Italia nel 2011 è salito a 75.130 euro a famiglia, con una crescita del 2% rispetto all’anno precedente (73.560 euro). Dal 2007 al 2010 il debito è cresciuto dell’11,5%, pari al 3,8% annuo. Per far fronte agli interessi nel 2011 ogni famiglia italiana ha pagato in media 257 euro ogni mese a fronte dei 232 del 2010 (+11%). In crescita anche gli interessi erogati dai Comuni, passati dagli 8,5 agli 8,9 euro al mese.

Negli ultimi anni, la situazione è andata peggiorando: nel 2011 rispetto al 2010 il debito è cresciuto del 3%, il Pil solo dell’1,7%. Poiché la ricchezza prodotta è cresciuta meno rispetto al debito, la percentuale degli interessi sulle imposte pagate dalle famiglie e dalle imprese è salita dal 16 al 17,4%.

Il debito, conclude Svimez, sottrae ai contribuenti un ammontare di risorse che sarebbero state destinate a consumi, risparmi e investimenti, cioè alla crescita della ricchezza prodotta. Ecco perché il debito pubblico rappresenta una zavorra che non potrà far decollare l'economia italiana. Occorre, si legge nello studio, introdurre forme del debito meno legate a meccanismi di conversione dei titoli. Serve urgentemente una riforma fiscale appropriata che faccia crescere il Pil in maggiore misura rispetto ai prezzi, e politiche di bilancio che incidano sulle modalità di gestione del debito.

svimez

Fonte: La base informativa consiste nei Bollettini Economici della Banca d’Italia. *Gli importi segnati con asterisco risultano da valutazioni SVIMEZ

 

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