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Economia


Di Francesco Daveri*

Si chiama “diplomazia per la crescita”. È il tentativo di trasformare l’immagine del mondo dei diplomatici dalle tradizionali feluche ai panni dei manager dotati delle tecnologie più aggiornate. Per affrontare la complessità della globalizzazione. Dopo il salvataggio dell’Ice, rimane ancora molto da fare.

Il governo tecnico non è stato secondo ai governi politici precedenti nel coniare nuove formule per fare presa su un elettorato dominato dal’antipolitica. Così è nata anche la “diplomazia per la crescita” con l’obiettivo di dissociare l’immagine del mondo dei diplomatici dalle tradizionali feluche ai più moderni panni dei manager pubblici con tablet e smartphone. In pratica si è opportunamente ritornati indietro rispetto alla disgraziata abolizione tremontiana del’Ice e si sono intensificati gli sforzi di presenza delle aziende italiane in mercati lontani.

Molto rimane ancora da fare in questo campo. Dopo aver salvato l’Ice, bisogna trovare i soldi per farlo funzionare. Non il carrozzone di Stato del passato ma un organismo snello che accompagni l’internazionalizzazione delle Pmi che vanno all’estero. E bisogna sbloccare passaggi amministrativi e contabili per attuarne l’operatività.

Quello diplomatico per la crescita è uno sforzo utile e che dovrà essere continuato dal futuro governo, sia pure nella scarsità di risorse finanziarie da destinare allo scopo. È importante continuare perché la demografia punta a Oriente e a Sud. È un mondo nel quale il futuro segretario del Wto non sarà più europeo (francese) e nel quale otto dei nove concorrenti al posto oggi di Pascal Lamy provengono dai paesi emergenti o poveri.

La soluzione della crisi europea e il consolidamento delle posizioni raggiunte in paesi culturalmente vicini come gli Stati Uniti sono passi cruciali. Ma devono andare di pari passo con un’effettiva globalizzazione della società italiana che coinvolga la sfera dell’accoglienza e dell’integrazione di chi arriva da lontano nel nostro sistema di regole oltre all’accresciuta penetrazione del Made in Italy - in tutte le forme - in mercati ancora oggi troppo lontani.

*Da Lavoce.info

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