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Non c'è pace per l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca vaticana. Dopo il blocco dei POS disposto dalla Banca d'Italia a partire dal 3 gennaio, adesso l'attenzione di Palazzo Koch si sposta sui controlli antiriciclaggio messi in atto dalla Santa Sede. Tutto è cominciato nel 2010 quando un'ispezione di Bankitalia aveva accertato che Deutsche Bank Italia, banca sottoposta alla vigilanza della nostra banca centrale, aveva installato i suoi POS Oltretevere senza l'autorizzazione che, secondo le norme di diritto bancario, avrebbe dovuto chiedere a Palazzo Koch. Malgrado la richiesta di autorizzazione presentata in seguito da Deutsche Bank Italia, il 6 dicembre Bankitalia ha detto no. Motivazione ufficiale: “Assenza dei presupposti giuridici, ossia la mancanza, presso lo Stato della Città del Vaticano, di una legislazione bancaria e finanziaria e di un sistema di vigilanza prudenziale, ulteriori rispetto a quelli in materia antiriciclaggio”. Per la cronaca: i POS versavano il denaro su un contro DBI aperto dal Vaticano per farvi confluire i pagamenti effettuati Oltretevere su acquisti di beni e servizi (come ad esempio i Musei Vaticani, per capirci). Il divieto di utilizzo del conto imposto da Bankitalia e il blocco dei POS, peraltro, ha creato non pochi grattacapi alla Santa Sede visto che i turisti, specie stranieri, pagavano tutti con carta di credito.

SEGNALAZIONE DEI GIUDICI- La Banca d'Italia si è attivata a seguito di una segnalazione, nel settembre scorso, da parte del pool di magistrati guidati da Nello Rossi, procuratore aggiunto di Roma. Il pool sta indagando nei confronti dello IOR per riciclaggio: una decina di operazioni irregolari tra cui i famosi 23 milioni di euro che stavano prendendo nel settembre 2010 la via della JP Morgan a Francoforte (soldi sequestrati dai giudici, che poi li avevano dissequestrati nel maggio 2011). Quest'operazione, peraltro, era costata un'indagine a carico dell'ex presidente della banca vaticana Ettore Gotti Tedeschi e l'allora direttore generale Paolo Cipriani (sono ancora indagati). Dopo la decisione di Palazzo Koch attraverso la sua UIF (Unità Informazione Finanziaria, il “cervello” della vigilanza bancaria esercitata da Bankitalia), il 10 gennaio la nostra banca centrale ha voluto spiegare il perché della decisione con una nota: “Nella Città del Vaticano – si legge -  mancano sia una regolamentazione bancaria sia il riconoscimento europeo di 'equivalenza' antiriciclaggio. La Vigilanza della Banca d'Italia non poteva quindi che respingere la richiesta di 'sanatoria' avanzata da Deutsche Bank Italia per i POS che essa aveva installati presso il Vaticano senza la necessaria autorizzazione e che erano stati successivamente individuati da una nostra ispezione. Non vi è stata dunque alcuna scelta discrezionale né tanto meno una discriminazione: qualunque altra Autorità di vigilanza europea si sarebbe comportata nello stesso modo, in ossequio alla legge comunitaria”. E già che ci siamo, la Banca d'Italia chiarisce: “L’adeguatezza del sistema antiriciclaggio vaticano è stata valutata nel luglio 2012 dal competente organismo internazionale denominato Moneyval. Questo, pur riconoscendo i progressi compiuti, ha segnalato come non sia ancora provata la presenza di un effettivo regime antiriciclaggio nello Stato della Città del Vaticano”.

40 MILIONI- Nel frattempo, scrive oggi il Corriere della Sera, sul conto di cui stiamo parlando sarebbero transitati nell'ultimo anno almeno 40 milioni di euro e, come ha notato Bankitalia nella nota del 10 gennaio, “Anche per l’attività bancaria svolta dallo IOR con controparti italiane non è, infatti, possibile applicare il regime di controlli semplificati previsto per i rapporti con le banche comunitarie, che consente a queste ultime di non comunicare i nomi dei clienti per conto dei quali sono effettuate le singole operazioni”. Traduzione: chi è l'intestatario del deposito aperto alla Deutsche? Non si sa. Come non si sa chi ha la delega ad operare.

CHE COSA ANCORA NON VA- Infatti. L'autorità europea antiriciclaggio, Moneyval, aveva reso pubblico nel mese di luglio 2012 un corposo rapporto sulla trasparenza bancaria vaticana, argomento sul quale si sono molto spesi Benedetto XVI e il segretario di Stato Tarcisio Bertone. In particolare, proprio sullo IOR gli ispettori avevano richiest: "È fortemente raccomandato che in futuro lo IOR sia supervisionato in maniera indipendente da un'autorità di vigilanza, e siano applicati dei criteri "fit and proper" al senior management delle istituzioni finanziarie da parte del supervisore AML/CFT" (AML è l'acronimo di Anti Money Laundering, antiriciclaggio, CFT è l'antiterrorismo). Sempre secondo gli ispettori, la Santa Sede era da promuovere sulle norme anti riciclaggio varate dalla legge 127, ma "la loro implementazione effettiva dev'essere ancora dimostrata". E sulle norme per combattere il finanziamento del terrorismo mancava: "La previsione della fattispecie di reato di finanziamento di alcuni atti terroristici previsti dalle convenzioni ONU sulla lotta al terrorismo". Sempre sullo IOR, gli ispettori avevano osservato che, sebbene si stesse procedendo ad una revisione del suo database clienti, sarebbe stata opportuna una previsione nel suo statuto dei soggetti che avrebbero potuto aprire conti presso la banca papale.


ettore gotti tedeschi

LA REAZIONE VATICANA- Malgrado il portavoce della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi avesse precisato nei giorni scorsi che il problema POS sarebbe stato risolto, è toccato ieri al direttore dell'AIF (Autorità di Informazione Finanziaria, l'ente antiriciclaggio vaticano guidato dal cardinale Attilio Nicora) René Bruelhart spiegare la posizione della Santa Sede ai microfoni della Radio Vaticana. E Bruelhart ha parlato di “sorpresa” nei confronti della decisione di Bankitalia, visto che l'anno appena trascorso è stato quello della verifica e dell’adeguamento a norme internazionali. E a Palazzo Koch Bruelhart risponde ricordando che la Santa Sede ha superato a luglio il terzo round di valutazione del Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa con 9 raccomandazioni superate su 16 e non è stata, quindi, sottoposta ad alcuna procedura o misura speciale di monitoraggio antiriciclaggio né da parte di Moneyval né da parte di altri organismi internazionali. Anzi: il direttore AIF ha sottolineato che il risultato delle valutazioni di Moneyval è stato la promozione della Santa Sede, dal momento che una giurisdizione viene sottoposta a monitoraggio qualora riceva almeno 10 votazioni insufficienti su 16 raccomandazioni cruciali. In ogni caso il Vaticano ha deciso di accelerare sulla trasparenza finanziaria: Bruelhart ha promesso che nei prossimi mesi saranno adottate: “ulteriori misure perché il contrasto al riciclaggio è sempre in progress”.

NIENTE SUCCESSIONE A GOTTI TEDESCHI- Naturalmente le vicende che la banca vaticana sta attraversando hanno avuto un riflesso sulla stessa vicenda della successione a Gotti Tedeschi, defenestrato il 24 maggio scorso e attualmente sostituito da Ronaldo Herman Schmitz (il vicepresidente). Difficile ipotizzare, dicono da Oltretevere ad Affari, una sostituzione a breve di Gotti Tedeschi. L'ipotesi di un presidente straniero, non legato al mondo bancario italiano, continuerebbe a restare in piedi, ma viene fatto notare ad Affari che al momento l'argomento IOR è diventato quantomeno “incandescente”. Tutto fermo, insomma: Roma ha deciso di andarci con i piedi di piombo. Salvo nuovi, clamorosi colpi di scena.

 

Antonino D'Anna

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