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Economia

 

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L'Imu non è l'unica imposta sulla casa. Nel 2013 parte l'Ivie, la tassa sugli immobili esteri posseduti dagli italiani. Il governo, che prevede di incassare poco meno di un miliardo, ha dichiarato di aver creato l'Ivie per "ragioni di coerenza e uniformità". In pratica non è sembrato equo far pagare l'Imu senza mettere le mani nelle tasche di chi ha una casa all'estero.

I punti fermi della nuova imposta sono due: la scadenza, il prossimo 9 luglio, e l'aliquota, fissata allo 0,76% del valore dell'immobile. Qui però il quadro inizia a complicarsi. Sì, perché l'importo non è solo determinato dal valore della casa, ma anche dalle differenti leggi fiscali del Paese dove la costruzione sorge. Calcolare la base imponibile potrebbe quindi essere complicato. Serve, prima di tutto, determinare il valore dell'immobile, pari "al costo risultante dall’atto di acquisto oppure al costo di costruzione. In mancanza di tali valori o in mancanza della relativa documentazione si assume il valore di mercato. Questi principi valgono per la proprietà "di fabbricati, aree fabbricabili e terreni" adibiti a "qualsiasi uso", compresi quelli destinati ad attività di impresa o di lavoro autonomo. Non solo: l'Ivie dovrà essere pagata anche per "nel caso di concessione di aree demaniali" o per immobili "da costruire o in corso di costruzione".

Sono tenute a pagare le persone che, pur possedendo una casa all'estero, mantengono una residenza in Italia, cioè coloro che “per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del codice civile”. Nella circolare dell'Agenzia delle entrate che ha definito le regole dell'Ivie, "si considerano residenti, salvo prova contraria del contribuente, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze". In altre parole, il Fisco avrà un'attenzione particolare per chi trasferisce la propria residenza nei Paesi appartenti alla cosiddetta "black list": tra questi non solo paradisi fiscali più o meno noti (dalle Hong Kong a Saint Lucia, dalle Isole Cayman a Macao) ma anche le meno esotiche Svizzera, Princiapato id Monaco e San Marino.

"Il versamento dell’imposta non è dovuto se l’importo della stessa non supera complessivamente euro 200". In sostanza, si passa indenni dal balzello dell'Ivie se si possiede un immobile che non superi un valore di 26.381 euro. Nessun salvacondotto per case e capannoni che "sono stati oggetto di operazioni di emersione", come lo scudo fiscale. "Dall’imposta si detrae un credito d’imposta pari all’importo dell’eventuale imposta patrimoniale versata nello Stato estero in cui è situato l’immobile". In sostanza, dall’Ivie si scomputa l’imposta patrimoniale pagata all’estero.

Per i soggetti che lavorano all’estero per lo Stato italiano l'aliquota Ivie sarà più bassa, pari allo 0,4%. Altro vantaggio: la possibilità di detrarre, per il 2012 e il 2013, 50 per ciascun figlio di età non superiore a ventisei anni.

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