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Economia
Jobs Act, Ncd: "Poco coraggio". Scontro con sinistra Pd, Fi ironizza

Due giorni dopo le tensioni in Cdm e il respingimento delle misure con cui Ncd puntava a superare del tutto l'articolo 18, gli alfaniani continuano a parlare i perché di "occasione persa" e prometteno nuova battaglia sul punto. Ma nello stesso tempo il Nuovo centrodestra si ritrova a essere messo all'angolo, da sinistra e da destra, da chi rimarca il ridimensionamento della sua capacità di incidere sull'azione di un governo di cui è parte integrante.

Pur di veder passare l'opting out (la possibilità dell'imprenditore di aggirare l'obbligo del reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente versandogli una sorta di super-indennizzo) e lo scarso rendimento come causa di interruzione del rapporto di lavoro, il presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi aveva apertamente minacciato la caduta del governo. Limitandosi invece, dopo la prova di forza di Renzi e l'approvazione in Cdm dei decreti attuativi del Jobs Act privi di quelle misure, a lamentarsi, come spiega ancora oggi in una nota, per una "bozza di decreto delegato sul Jobs Act" che "non è tale da dare un vero impulso ai comportamenti imprenditoriali" e "non introduce l'auspicata certezza che poteva essere garantita solo dalla possibilità in ultima istanza di pagare sanzione e indennizzo anche in caso di condanna alla reintegrazione".

Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello da due giorni evidenziano che, in ogni caso, il provvedimento è un grande passo avanti e sui licenziamenti individuali la partita non è, secondo Ncd, affatto chiusa. Ma intanto, dopo lo sbeffeggiante tweet a caldo di Roberto Speranza (#sacconibuonnatale), devono incassare dalla minoranza Pd la fredda ma più corrosiva analisi del presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano. "Anche Ncd ha imparato che di necessità si fa virtù. Dopo aver minacciato l'altro giorno una crisi di governo se non passavano nel Jobs Act l'opting out e lo scarso rendimento, la destra di governo è venuta a più miti consigli: dopo la delusione di ieri siamo al 'passo avanti' di oggi. Noi continuiamo, invece, coerentemente  sulla nostra strada: dopo aver fermato e cancellato queste due proposte dell'Ncd ci batteremo per limitare ai licenziamenti individuali le nuove norme, escludendo quelli collettivi".

"C'e' stato da parte del governo il coraggio giusto per fare un'operazione equilibrata. Noi non abbiamo mai immaginato di togliere i diritti ma di ampliare la rete di protezione intorno ai lavoratori e di dare alle imprese l'opportunita' di assumere sempre di piu' con contratto a tempo indeterminato". Cosi' Teresa Bellanova, sottosegretario al Welfare, interpellata da Affaritaliani.it, risponde a Maurizio Sacconi, capogruppo in Senato di Ncd-Udc Area popolare, secondo il quale alla bozza di dereto delegato sul Jobs act e' "mancata il coraggio delle grandi scelte".

Mentre a destra, continua il duello con Forza Italia, dopo che lo stesso Cicchitto ieri aveva esaltato il lavoro di Ncd nell'ambito di una riforma del mercato del lavoro giunta comunque a risultati mai raggiunti dai suoi "precedessori". Se il senatore Maurizio Gasparri ieri aveva ricordato a Cicchitto e Ncd la legge Biagi, oggi la deputata Elvira Savino punta direttamente al bersaglio, parlando di "marginalità" di Ncd nella coalizione di un governo in cui la "golden share è sempre più nelle mani della sinistra Pd e della Cgil".

Anche per Daniela Santanchè è la "lobby Cgil-minoranza Pd" a "dettare l'agenda a Renzi", che fa solo "finta di smarcarsi da diktat e ricatti". E se nella sua nota quotidiana l'esponente forzista non fa alcun cenno a Ncd, il "non detto" in questo caso è in sè un messaggio. Spiegato a chiare lettere da Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati. Nel Jobs Act "resta l'articolo 18, resta la reintegra, resta lo strapotere dei magistrati del lavoro che avranno libero campo nel determinare le relazioni industriali da qui alla morte dell'economia italiana". E' una "sconfitta dei principi liberali", con "il braccio esile di Ncd piegato in fretta dalla preponderante volontà nel Partito democratico dell'anima arcipotente di Cgil". "Ora la Camusso si lamenta - conclude la nota -, ma è un gioco delle parti. L'uomo della Cgil nella maggioranza, e cioè Damiano, canta vittoria. Vuol dire che è una sconfitta dei principi liberali".

Ma Sacconi non ci sta e contrattacca accusando chi a destra fa "solo confusione e propaganda". "Il Nuovo Centrodestra, ora Area Popolare, ha vissuto e vive la convivenza anomala e transitoria con la sinistra a schiena dritta - sottolinea il senatore in una nuova nota -. Le nostre proposte sono state forti e chiare" mentre "a destra, sui contenuti, solo confusione e propaganda. La Lega si è opposta alla riforma dell'art.18 e FI si è espressa con la contrarietà della Polverini, il favore di Brunetta, il 'ni' dei più. Dedichino alla sinistra le energie che stanno sprecando contro di noi".

Il Movimento 5 stelle propone un test "per capire se vi stiano fregando con il Jobs Act. Basta che andiate in banca con uno di questi nuovi contratti a tutele crescenti, che Renzi chiama meschinamente 'a tempo indeterminato'. Chiedete se con quel contratto vi concederanno mai un mutuo per comprare una casa e mettere su famiglia...non ve lo faranno mai". E' quanto scrive su Facebook il vicepresidente della Camera e membro del 'direttorio' del M5S, Luigi Di Maio.

Quanto al fronte sindacale interviene la Cisl, che non ha partecipato allo sciopero generale contro il Jobs Act: "Il testo del Governo è ancora migliorabile, in particolare per quanto riguarda le norme sui licenziamenti collettivi", dice il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni, responsabile del mercato del lavoro.

 Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, invita Cgil e Cisl a predisporre "un percorso comune e iniziative unitarie" anche per correggere gli "errori" che scaturiranno dai decreti attuativi del provvedimento. Perché il "Jobs Act non risolverà i problemi del mondo del lavoro, anzi, farà emergere contraddizioni che non sarà facile gestire. Un vero Jobs Act, invece, dovrebbe determinare la soluzione delle crisi aziendali ancora aperte e prevedere investimenti pubblici e privati" per lo sviluppo e l'occupazione.

Dalla Cgil, ancora dure critiche al governo sul Jobs Act. "Con il decreto al posto delle tutele crescenti si passa alla monetizzazione crescente dei diritti, si cancella il lavoro a tempo indeterminato e si penalizzano i giovani rendondoli precari a tempo indeterminato". Inoltre, si legge in una nota del sindacato guidato da Susanna Camusso, le nuove misure danno "il via libera alle imprese a licenziare in maniera discrezionale lavoratori singoli e gruppi di lavoratori. Più che di rivoluzione copernicana (come l'ha definita Renzi, ndr), siamo a una delega in bianco alle imprese a cui viene appaltata la crescita".

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