L'opinione di Mediolanum #11: Un benefico effetto domino


 

“Siamo sulla mappa e non solo dello sport” esultò Tal Brody, cestista americano trapiantato a Tel Aviv, dopo la storica vittoria del Maccabi nell’altrettanto storica partita di pallacanestro del 1977. Una vittoria contro ogni pronostico che esaltò il pubblico, portando 100 mila persone a inondare Tel Aviv, nominando Tal Brody come principe della pallacanestro israeliana.

“Siamo sulla mappa e non solo del debito e dei titoli di stato” potrebbe essere l’esclamazione di Padoan (1) dopo l’ennesimo collocamento di successo del nostro BTP che ha contribuito a spingere lo Spread tra Btp e Bund a livelli record con un tasso sul decennale che si avvicina sempre più al 3%, livelli record dall’introduzione dell’Euro. Se per il Maccabi la vittoria è identificabile con Tal Brody, per il nostro Debito la possiamo identificare come una vittoria corale, un Paese che dopo tutto ha deciso di risvegliarsi, ritrovare le energie, riaccendere le luci sulle proprie bellezze e risplendere agli occhi del mondo. Una riscossa che ha contagiato tutta la periferia europea, da brutti anatroccoli Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda si stanno trasformando in candidi cigni. Le cose cambiano ed è così che territori segnati con l’inchiostro rosso del debito, un tempo facili bersagli di una speculazione cattiva che ne aumentava sofferenze e difficoltà, oggi attraverso gli investimenti, diventano territori in cui portare i propri capitali con tranquillità. Crescita latente? La ripresa sta per arrivare. Deflazione? Ci penserà Draghi. Debito cronico? Non è più un problema. Disoccupazione crescente? Ci penserà la ripresa economica. Quelli che un tempo erano gravi handicap, oggi sono problemi superabili. E’ così che la Grecia ritorna a collocare il suo debito con una richiesta record,  il Portogallo riceve una promozione sul rating, l’Irlanda ricomincia a far sentire l’antico ruggito della tigre.

Il domino non è un effetto che rappresenta solo il precipitare di una crisi, ma è un contagio che può ben raffigurare una spinta e un coinvolgimento di notizie positive che si susseguono, tutte con un comune orizzonte che è quello della crescita e del benessere comune.

PORTAFOGLIO

AZIONARIO

“Battiamo l’Orso russo pensando ai nostri fratelli ebrei che non possono emigrare dall’Urss” disse l’allenatore della squadra del Maccabi, Klein, per spronare i suoi giocatori nel tentativo di riuscire in quell’impensabile impresa. Anche  il nostro Orso - la figura rappresentativa dei mercati al ribasso – oggi è rappresentato dai problemi geopolitici creati dalla Russia, dall’altra parte non c’è un Klein a spronare il Toro - la figura rappresentativa del rialzo - ma a ben vedere non ce n’è nemmeno bisogno, tanta e tale è la forza con cui il fiume di denaro disegna percorsi alla continua ricerca di rendimenti.

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Molti percorsi portano a Milano e in particolare a Piazza Affari: sembra dirci l’interesse particolare ad un pezzetto di “Made in Italy” di molti investitori internazionali, come Soros o BlackRock. E’ la storia del “recovery” italiano, un’ottima opportunità, anche se in parte già consumata, lo si vede chiaramente dall’andamento dei vari listini da inizio anno, Milano è già a doppia cifra. Ma il potenziale non manca e il terreno da recuperare è molto, non solo nei confronti delle altre principali borse internazionali, ma anche nella corsa con lo spread. Se fino a qualche mese fa lo Spread Btp/Bund era la bussola che indicava a Piazza Affari la rotta: se lo Spread saliva la Borsa scendeva e se invece scendeva la Borsa saliva, ora che il pericolo è superato, l’allarme rientrato e il Btp è ritornato ai livelli precedenti la crisi, non si capisce perché Piazza Affari debba rimanere a livelli così sacrificati.

Lo “Spread Azionario” potrebbe essere il nuovo indicatore di crescita, un parametro che mette a confronto due diverse tipologie di strumenti, se come abbiamo scritto il Btp/Bund è ritornato ai livelli precedenti la crisi dell’Euro, addirittura al 2006, non si capisce perché il divario tra Piazza Affari e il Dax (2) debba rimanere ancora così ampio. Se l’equazione fosse vera: Btp sta a Piazza Affari come Bund sta a Dax, il risultato sarebbe uno spazio enorme di rivalutazione per la Borsa di Milano. Uno “Spread Azionario” che potrebbe diventare il prossimo indicatore di mercato, uno spazio che prima o poi dovrà essere colmato. Questo non vuol dire che le altre borse siano un cattivo investimento, ma essendo in questi anni già cresciute molto, rispetto alla forza collettiva italiana, in campo internazionale si dovrà porre attenzione verso una maggiore selettività. Oltre a concentrarsi nel MSCI World (3), quello che premierà sarà lo stock picking, ovvero la selezione degli investimenti, operazione non facile per la quale è sempre quindi consigliabile affidarsi ai professionisti del settore.

In linea generale possiamo pensare a Wall Street come a un mercato bisognoso di una pausa per ricaricare le energie dopo quasi 5 anni di corsa ininterrotta, all’Europa come a una zona a macchia di leopardo in cui aree già ben prezzate si alternano a mercati ancora sottovalutati, agli Emergenti che, dopo mesi di sofferenza, potrebbero presto tornare nelle intenzioni di acquisto.

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OBBLIGAZIONARIO

Le parole di Weidmann (4) favorevoli all’ipotesi di un Quantitative easing (5) tutto europeo, sono state una sorpresa che ha dato senso all’espressione “la realtà supera la fantasia”. Ben vengano quindi le sorprese, soprattutto se come questa hanno effetti positivi. Se anche un rigido ed ortodosso monetarista come Weidmann, si apre alle moderne evoluzioni di politica monetaria avvicinandosi alle idee del Governatore della BCE, Mario Draghi, è il segnale che anche l’Europa è in evoluzione. Finalmente e concretamente si muove qualcosa.  Con il suo operato Draghi ha allargato la sua platea di consenso e si è avvicinato al mondo, che in economia è rappresentato da investitori, risparmiatori, imprese e consumatori. In questo contesto si comprende quanto peso abbia il gesto di Weidmann che con le sue intenzioni, anche se per ora solo verbali, sta creando beneficio per la periferia dell’Europa, e soprattutto per l’Italia fino a qualche mese fa fin troppo penalizzata.

Il Premio Nobel Samuelson (5) diceva: “i mercati hanno previsto 7 delle ultime 5 recessioni”, come dire è vero che i mercati anticipano gli eventi, ma a volte lo fanno in modo esagerato e accelerato, da commettere errori. D’altro canto si potrebbe anche dire che i mercati hanno previsto 7 delle ultime 5 riprese. Solo un richiamo sull’eccessiva corsa del nostro Btp, rientrato ormai dalle tempeste della crisi, arrivando a livelli che segnalano un’espansione economica robusta, ripresa che nei fatti e nei numeri, ancora in Italia non si vede. Non siamo a fine corsa ma più probabilmente di fronte a un Btp già spremuto, per questo sarebbe saggio spostare parte degli investimenti nel debito italiano, verso una maggiore diversificazione. Oggi ci sono attese per un atterraggio dello Spread verso quota 100, ma nel breve potremmo essere a fine corsa, sembra di rivedere la situazione del 2011, quando tutti evitavano il debito italiano come la peste, e in massa si riversavano sui Paesi Emergenti dove i rendimenti erano pressati verso il basso. Oggi è il contrario, per questo sembra consigliabile dare uno sguardo a Oriente, dove ad esempio il JP Morgan Emerging Markets è arrivato a rendere il 6%, il doppio di quanto oggi rende l’Italia.

Il rendimento è figlio del rischio? Se l’Italia non è ancora tornata a essere una terra fertile di crescita ed espansione, è altrettanto vero che paesi come Brasile, Russia, Cina e Turchia, non sono sull’orlo di una disperazione economica, anzi si mantengono su tassi di crescita che sono ancora il doppio rispetto a quelli d’Occidente. Si tratta semplicemente di un riallineamento delle aspettative.

Discorso a parte lo meritano gli USA, dove il tapering si temeva potesse provocare scosse sui prezzi dell’obbligazionario con conseguente impennata dei rendimenti, timori per ora infondati, visto che procede tutto con straordinaria regolarità. Il Governatore della Fed, Yellen, tiene in ordine il debito americano curando con attenzione ogni dichiarazione, la strada verso il ritorno della normalità è ormai tracciata. E se la prossima meta sarà veramente la normalità, come l’abbiamo conosciuta nello scorso secolo, cioè con i rendimenti dei paesi in crescita anche al doppio degli attuali, si deduce come non sia particolarmente utile in questo momento parcheggiare i propri risparmi sul TBond americano o sul Bund tedesco.

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VALUTARIO

La speranza del mondo e soprattutto dei paesi esportatori europei, come l’Italia, è nel passaggio del testimone da un’America che, grazie alle numerose operazioni di stimolo monetario nelle sue svariate forme, possa ora come una fisarmonica passare al suo restringimento per dare corso all’allargamento in Europa. Una mutuazione di atteggiamenti e di aspetto: una Fed che da colomba assume, anche se lentamente sempre più le sembianze del falco, e una Bce che diventa sempre più velocemente colomba. Il processo di trasformazione è agevolato e accelerato dai movimenti del cambio Euro contro Dollaro, quotazioni superiori a 1,40 ora rischiano di appesantire e zavorrare anche le esportazioni della locomotiva tedesca, una situazione che potrebbe avere anche ripercussioni politiche. E proprio dalla politica potrebbero arrivare gli stimoli maggiori a un cambiamento di politica monetaria, perché un’eventuale, e possibile, rafforzamento dei partiti “anti euro”, potrebbe essere, paradossalmente, lo stimolo per Bce e falchi a lei collegati, a passare dalle parole ai fatti, a passare cioè dagli stimoli verbali a operazioni di stimolo monetario europeo, l’aiuto che imprese e consumatori attendono per mettersi finalmente alle spalle questa non più interminabile crisi.

 

“Non c’è spina senza rosa”

Ombre cinesi. Erano in molti a temere uno sviluppo della crisi dei Paesi Emergenti, simile a quella vista nel 1998: valute che cadono senza freni, crescita interrotta, consumatori in rivolta, crisi politica e piazze che si incendiano. Fantasia o pessimismo eccessivo, perché da quel tempo molte cose sono state fatte, soprattutto in tema di debito, visto che molti di quei paesi vantano un surplus, un attivo di bilancio, che molti Paesi occidentali invidiano. Al primo sintomo di malessere il Fondo Monetario Internazionale è intervenuto con le sue ricette anticrisi, che sostanzialmente consistono in terapie classiche: riforme strutturali, svalutazione della moneta e rilancio della competitività. Non sono servite; il rientro dalla crisi è stato tanto veloce da non richiedere altro. Un’aspirina e quelle economie erano già in piedi pronte a riprendere il sentiero della crescita. Probabilmente l’intento del mercato era quello di portare una svalutazione delle monete per agevolare le esportazioni di quei paesi, operazione che ha ottenuto il suo scopo. Senza troppi tecnicismi, per capire quanto la situazione sia irragionevole, ci basta dare un’occhiata alle valutazioni delle borse. Se fino al 2011 questi mercati erano considerati una leva sulla crescita rispetto a quelli occidentali più maturi, oggi vengono talmente penalizzati, da essere retrocessi ai livelli del 2009. Se l’indicatore di Shiller (6) ha una sua attendibilità, considerando Wall Street sopra 20 cara, così si deve pensare della Borsa di Mosca che ha un valore P/E - prezzi comparati agli utili - di 6? Ma il culmine dell’irrazionalità lo si raggiunge nelle quotazioni di un colosso mondiale come Gazprom che dopo le ultime cadute è arrivato a prezzare un P/E di 2. Lontano dall’essere un consiglio di acquisto su singoli titoli, soprattutto in mercati come questi altamente instabili e volatili, ma un richiamo a porre attenzione su realtà oggi severamente deprezzate. I mercati si muovono spesso come un gregge; così come si sono resi conto della sottovalutazione periferica e sono tornati a investire sull’Italia, nel momento in cui si accorgeranno della ritrovata attrattività dei Paesi Emergenti, si sposteranno in massa verso quelle zone fertili. Perché non anticiparli?

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1- Pier Carlo Padoan è Ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo Renzi, nominato il 24 febbraio scorso. Dal 2001 al 2005 è stato direttore esecutivo per l'Italia del Fondo Monetario Internazionale con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est. Il 1º giugno 2007 è stato nominato vice segretario generale dell'OCSE, e il 1º dicembre 2009 ne è divenuto anche capo economista. Oltre a questi incarichi, Padoan è il rappresentante dell'OCSE al G20 finanza, ed è anche a capo della risposta strategica e della Green growth and innovation initiative dell’OCSE.

2- Il principale indice di riferimento della Borsa di Francoforte.

3- L’indice Morgan Stanley Capital International (MSCI) World misura l’andamento del valore dei prezzi delle azioni delle principali aziende quotate nel mondo. L’indice, per la vastità della base di calcolo, riflette la situazione media dei mercati azionari di tutto il mondo.

4- Jens Weidmann è un economista tedesco, presidente della Deutsche Bundesbank dal 2011

5- Con questa espressione si designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte della banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico.

6- Il CAPE Shiller Index (cyclically adjuste price earnings ratio) valuta l’investimento azionario attraverso la distribuzione storica della frequenza annualizzata distribuita e diluita su un orizzonte di dieci anni dei guadagni.

 

Informazione aziendale con finalità promozionali il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti. Nota di Redazione : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna a Banca Mediolanum
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