L'opinione di Mediolanum #15: Una nuova era

mediolanum 15

Dieci anni fa l'Observer, edizione domenicale del Guardian (1) intraprese il difficile compito di selezionare e classificare le 50 esperienze sportive da non perdere. Vi si poteva trovare di tutto: dalla finale di Coppa del Mondo di calcio, al Master di golf, alla finale di Wimbledon al Gran Premio di Montecarlo, ma nessuno poteva immaginare che a occupare il primo posto della lista sarebbe stato il super classico di Buenos Aires. La partita di calcio tra il River Plate e il Boca Juniors infatti fu da molti definita un'esperienza entusiasmante, non solo dal punto di vista sportivo, ma per l'esplosione di colori, rumore ed energia generata.


E se il Financial Times (2) facesse qualcosa di simile per gli eventi finanziari? Quale, secondo  broker, economisti e risparmiatori, sarebbe quello da non perdere? Non si ha difficoltà a immaginare che al primo posto troveremmo i discorsi di Alan Greenspan, volutamente enigmatici e complicati ma capaci di creare nell'uditorio in ogni occasione un attento e rispettoso silenzio.


Al secondo posto di questa classifica immaginaria, dopo "la Sfinge" (3) un posto d'onore lo merita Mario Draghi, perché grazie alle sue mirate, ficcanti e preziose dichiarazioni non solo riuscì a salvare l'Euro già due anni fa, ma anche oggi. Nella continua interlocuzione con la Germania, è capace sia di sostenere la fiducia nella moneta unica e sia, nonostante la debolezza economica, di trasmettere speranze a investitori e risparmiatori. Non per nulla pochi mesi fa il quotidiano tedesco Handelsblatt, che non è certo stampa amica, l'ha soprannominato Mario Caesar Draghi.


Se la peculiarità di Greenspan era l'ermetismo, quella di Draghi al contrario è l'estrema chiarezza. Greenspan e Draghi sono due personaggi diversi, vissuti in due epoche molto differenti, ma con un denominatore in comune: le Banche Centrali. Infatti sia 30 anni fa all'epoca di Greenspan sia oggi in quella di Draghi, a guidare e dominare i mercati finanziari c'è sempre lo stesso soggetto.


Due epoche molto diverse, dicevamo, perché nel 1987 quando al comando si insediò Alan Greenspan, dopo aver sconfitto le grandi fiammate inflattive, si era dato inizio al grande ciclo di riduzione dei tassi. Grande ciclo per via dei tassi d'interesse a doppia cifra.


Oggi per le Banche Centrali il compito è esattamente opposto: partendo da tassi storicamente bassi - livello praticamente a zero - si tenterà lentamente di risalire la china verso livelli più consoni a cicli economici in espansione.


Facile dedurre che mentre 30 anni fa era un'occasione comprare una qualsiasi obbligazione di stato che rendeva anche il 14%, oggi, comprare con un rendimento al 2% e con la possibilità tutt'altro che remota di vedersi erodere il capitale, entrare nel mondo obbligazionario comporta più incertezze e pericoli che opportunità.
Siamo di fronte a un grande cambiamento epocale, non solo sociologico e tecnologico, ma anche finanziario. Un mondo che si allontana dal rendimento sicuro delle obbligazioni, oggi troppo compresso e rischioso, a quello più vivace e certamente rischioso dell'azionario che però offre grandi spunti di crescita e di guadagno.
Seguire le Banche Centrali 30 anni fa non è stato un errore, oggi promettono di fare lo stesso, perché 30 anni dopo sono sempre loro le protagoniste, il migliore indicatore da seguire per trovare la via del guadagno.

PORTAFOGLIO
OBBLIGAZIONARIO

Investendo in obbligazioni, a differenza di quando si acquistano azioni, non si è disposti ad ammettere la perdita, anzi oltre alla restituzione del capitale dall'investimento ci si aspetta anche una remunerazione attraverso un rendimento, che è dettato dal tasso d'interesse vigente, più il tasso è alto più è elevato il rischio e viceversa. Oggi, dopo una corsa di 35 anni iniziata con tassi che davano rendimenti a 2 cifre, abbiamo assistito a una lunga e inesorabile discesa che ci ha portati prima a tassi a singola cifra, una linea schiacciata verso il basso con rendimenti vicini allo zero. Apparentemente un'assenza di rischio, ma nella realtà il pericolo esiste, comprare oggi significa non solo accontentarsi di un ritorno minimo e di non vedere nessun ritorno sul capitale, ma addirittura di incorrere ad una perdita dovuta a un rialzo dei tassi d'interesse, perché con una crescita economica incipiente, prima o poi accadrà.

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L'America, il luogo da cui ha avuto inizio la corsa nel 1980, oggi ha prima sancito la conclusione del Quantitative Easing (4) ma ha anche fatto trapelare, non tanto velatamente, che presto o tardi, il ciclo dell'aumento dei tassi, anche grazie alla vivacità ritrovata dell'economia USA, dovrà avere inizio.
Rendimenti sempre più vicini allo zero, con un'inflazione vicina al 2%, con una crescita economica intorno al 3% e con un tasso di disoccupazione tornato ai livelli precedenti la crisi, non ha più senso di esistere, questa è solo un'eccezionale fase temporanea che prima o poi ritroverà la sua naturalità in tassi d'interesse più alti rispetto ai livelli attuali.
Quando questo accadrà? Difficile, se non impossibile, da prevedere con precisione.
Un anno fa Warren Buffett disse che i  titoli di stato non erano una buona scelta, peggio, un investimento terribile. Esistono delle spie di allarme che possono avvisarci di un pericolo imminente, come il recente cambio in PIMCO, il più grande fondo obbligazionario al mondo, nato poco prima dell'inizio di questo grande ciclo obbligazionario. Oggi, dopo l'addio di Bill Gross, con la nuova dirigenza PIMCO ha deciso di orientarsi maggiormente verso il mercato azionario.

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Poi ci sono anche i falsi segnali come quello recentemente arrivato dal mercato delle obbligazioni ad alto rendimento. Come si vede nel grafico sopra la brusca impennata dei rendimenti è però subito rientrata. In JP Morgan definiscono questo tipo di segnali "il canarino per i minatori" (5). La smentita di un detto antico fa capire quanto sia eccezionale e a volte esasperata la tendenza dell'obbligazionario. Vale la pena correre questi rischi?
Ci hanno soprannominato i "bot people", ora è venuto anche il nostro momento per un cambiamento epocale negli investimenti.

AZIONARIO
"Whatever it takes" a dirlo fu Mario Draghi, a metterlo in pratica ci ha pensato Kuroda. Il governatore della Banca Centrale Giapponese sembra più convinto e deciso che mai nel portare avanti la propria politica di espansione monetaria, tanto che se nella primavera dell'anno scorso l'ordine era di raddoppiare la base monetaria attraverso l'acquisto di obbligazioni, oggi si parla di triplicare aggiungendo al carrello della spesa acquisti diretti di Etf e partecipazioni immobiliari. Ma non basta, Kuroda è stato ancora più esplicito dichiarando ai mercati le sue intenzioni future: "non ci sono limiti ai nostri strumenti di politica monetaria". Tradotto significa che stamperà moneta finché torneranno crescita economica e inflazione.

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In fiducia a quelle dichiarazioni sono partite le contromisure del mercato - come si vede dalla tabella sopra - da un lato l'aumento, anzi il raddoppio delle quote azionarie da parte del Fondo Pensione Pubblico, dall'altro il quasi dimezzamento delle posizioni obbligazionarie.


Se il Paese che fa dell'acquisto di titoli di stato lo sport nazionale per gli investitori, decide che è il momento di esporsi in modo massiccio sulle azioni, allora si ha il segnale che qualcosa sta cambiando e in modo gigantesco.


I cambiamenti, come il mercato azionario, aumentano i timori dell'investitore perché sono ricchi di incognite. E' una paura fondata?


Già negli anni '30 Keynes era preoccupato che cambiamenti troppo rapidi tra un'era e l'altra e rivoluzioni dovute al progresso tecnico potessero distruggere più posti di lavoro di quanti ne potessero creare. Era l'alba della grande depressione, successiva allo scoppio della grande bolla, ma successiva anche a grandi invenzioni da parte dell'uomo. Un'era simile a quanto viviamo oggi, con la grande differenza che la depressione questa volta è stata evitata.


Grandi invenzioni allora, e grandi invenzioni e rivoluzioni oggi, che come sempre accade all'inizio sono un misto di soddisfazione e di paura. Parliamo delle rivoluzioni tecnologiche e nell'energia, che tante comodità ogni giorno ci offrono rendendoci la vita più semplice, più economica e più interessante, ma dall'altro ci spaventano per paura della perdita di ulteriori posti di lavoro.


Invece gli ultimi dati sull'economia americana dimostrano che per quanti posti di lavoro si perdono, tanti altri e molti di più se ne creano, oggi, a 5 anni dallo scoppio della crisi, la gran parte della disoccupazione è stata recuperata e la ritrovata forza della locomotiva americana promette ulteriori espansioni.
Ma la grande rivoluzione sta arrivando dall'altra parte del pianeta, da Oriente, dove almeno due miliardi di persone che stanno raggiungendo l'emancipazione economica è pronta oggi a trasformarsi in nuovo, grande consumatore, un esercito che ha voglia di benessere e che dunque ha voglia di Occidente. Per anni si sono viste delocalizzazioni e conseguenti perdite di posti di lavoro dirette nei Paesi Emergenti, ora che quei Paesi si possono considerare Emersi, abbiamo un "dividendo" di ritorno, non solo il rientro di molte industrie, ma anche l'afflusso di nuovi capitali.


I grandi consumi si tradurranno in aumenti di profitti per le imprese che fanno eccellenza, per le imprese che intuiscono le grandi rivoluzioni del nostro tempo.
Aumento dei profitti significa aumento dei corsi di Borsa, perché sembra sempre più la Borsa il luogo per i nuovi investimenti.


Se all'aumento dei profitti aggiungiamo anche una riduzione dei costi, dovuta all'attuale riduzione dei prezzi dell'energia, anche grazie all'invenzione USA dello "shale oil" e dello "shale gas" che non solo portano minori spese, ma anche minori rischi legati alla geopolitica - ad esempio i ricatti del Medio Oriente - possiamo immaginare che l'espansione degli utili delle società abbiano potenziale di crescita ancora inesplorato.

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Come si vede dal grafico sopra, i massimi di ieri che sembravano vette invalicabili, al confronto delle scalate di oggi sembrano delle passeggiate in collina. Si guardi com'è stata riassorbita e suturata la discesa del 2008, quella che doveva essere la più grande crisi del nuovo secolo. Le discese sono una parte fisiologica dell'andamento del mercato azionario, ma oggi come ieri, sono l'occasione per agire in accumulo. Un nuovo ciclo è appena cominciato.

VALUTARIO

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L'attesa è stata lunga, ma non è stata vana. Anche grazie alle parole di Draghi e alle intenzioni di prossime manovre espansive in favore dell'economia e della finanza europea, l'Euro contro Dollaro ha cominciato il suo percorso di discesa.
Questo segnale, non solo è lo specchio di un'economia europea che ancora arranca nella debolezza, non solo è l'indicatore dei pensieri e delle volontà magnanime della BCE, ma essendo un rapporto di forza, in questo caso a favore del Dollaro, è anche la spia delle future mosse della Banca Centrale Americana.
La Fed che ha da poco concluso quella che sembra una felice esperienza di stimoli monetari e che presto o tardi è pronta al gravoso ma necessario compito di aumento dei tassi d'interesse. E' nella natura delle cose, è nella natura dell'alternanza del ciclo economico.

"Non c'è spina senza rosa"
Sono sempre di più le case d'affari europee ed extraeuropee che si dicono convinte che le azioni italiane ed europee siano sottovalutate e per questo offrano maggiori opportunità rispetto alle obbligazioni.

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Europa e Italia in prima fila quindi nonostante le ultime stime della Commissione Europea segnalino per esse nel breve ancora momenti bui. Tuttavia le case d'affari si dicono pronte non solo a investimenti importanti nel nostro continente e nella nostra penisola ma anche a quello che possiamo definire un "cambiamento epocale" di strategia: non più obbligazioni, ora tocca alle azioni.
"Abbiamo sovrappesato i BTP fin dal 2011, ma ora in Italia le maggiori opportunità sono sull'azionario, il mercato punta su tassi bassi ancora a lungo, ma a nostro parere sono troppo positivi a riguardo, c'è poco da guadagnare e molto da perdere su queste posizioni" (6).
Difficile contrastare questa tesi, i tassi sempre più bassi, il livello dell'Euro che nel tempo favorirà sempre più le esportazioni e la non trascurabile generosità manifesta di Mario Draghi da un lato spingeranno il ritorno alla crescita economica, dall'altro con l'aumento di consumi, esportazioni ed investimenti ritroveranno una moderata crescita dei prezzi, tradotto: ritorno dell'inflazione.
Da calmieratore ci sarà la riduzione del prezzo delle energie, mitigherà l'inflazione, ma ridurrà i costi a beneficio degli utili aziendali.
Le azioni sono l'investimento del futuro?

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A vedere il grafico sopra, la sottovalutazione dell'azionario europeo, sembra proprio di sì.
Le attuali valutazioni europee già scontano tutte le cattive notizie e non includono i segnali positivi che iniziano a sbocciare da imprese e singole voci economiche.
Tutte le considerazioni precedenti  si possono così sintetizzare: azioni sì, diversificazione sì, sempre con attenzione.

1)    The Guardian è un quotidiano britannico nato a Manchester nel 1821 con sede a Londra. Viene stampato sia a Manchester sia nella capitale. Esce in edicola sei giorni alla settimana, dal lunedì al sabato, mentre la domenica i lettori del Guardian comprano The Observer, quotidiano domenicale di proprietà dello stesso editore.
2)    Financial Times è il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito e uno dei più antichi, autorevoli e letti del mondo.  fondato il 9 gennaio 1888 da Horatio Bottomley, con il nome London Financial Guide; il 16 febbraio dello stesso anno è stato rinominato Financial Times.
3)    Sono state la sua competenza, saggezza e impenetrabile riservatezza a far meritare a Greespan il titolo di "Sfinge".
4)    Con QE si designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte della banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico.
5)    Sino a circa la metà degli anni '80 i canarini erano regolarmente usati come primitivo sistema di allarme nelle miniere di carbone. La presenza di gas tossici, come il monossido di carbonio, avrebbe ucciso i canarini prima ancora di avere effetto sui minatori. Poiché i canarini tendono a cantare per gran parte del tempo, fornivano a questo scopo un segnale visibile e udibile.
6)    Lo ha affermato Ludivine de Quincerot, membro del comitato investimenti di Rothschild & Cie Gestion su ilsole24ore.com del 21 novembre scorso.

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AVVERTENZA LEGALE: questo è un foglio di informazione aziendale con finalità promozionali che riflette le analisi, effettuate da Banca Mediolanum, sulla base dell'attuale andamento dei mercati finanziari il cui contenuto non rappresenta una forma di consulenza nè un suggerimento per gli investimenti.
NOTA DI REDAZIONE : gli argomenti, le immagini e i grafici sono frutto di elaborazione interna

 

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