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Economia

di Nicolò Boggian

In questi giorni i tagli previsti dalla spending review del Governo hanno risvegliato il fronte compatto delle Regioni. Non è un caso che questa misura sia avversata da Governatori di praticamente qualsiasi area politica.

Purtroppo si registra anche in questo caso la sindrome nimby ( not in my backyard) che colpisce praticamente qualsiasi categoria istituzionale, sociale o economica quando si vanno ad invadere i propri interessi. Una volta sono i tassisti, una volta i Comuni, una volta la Scuola e oggi appunto le Regioni.

Tutto questo si ammanta della solita retorica per cui quando si chiede un risparmio di spesa pubblica o si toccano degli interessi di qualcuno, si mette a rischio la Costituzione, la spesa di Welfare, l’Istruzione e così via.
Questo è vero in parte, perché se succede realmente che tagli centrali diventano spesso tagli delle prestazioni nei confronti del cittadino, è anche vero che spesso vengono recuperati con nuova tassazione locale e comunque mai vengono toccate le ragioni principali dello spreco.

Infatti anche le Regioni, supposte virtuose che siano, hanno tali e tanti motivi di spreco che diventa quasi difficile enumerarli. Possiamo citare per esempio in ordine sparso il numero eccessivo di dirigenti, delle posizioni organizzative, le dimensioni eccessive delle società partecipate, i compensi degli amministratori, la duplicazione di funzioni come per Asl e Ao e l’elenco potrebbe continuare.

In generale raramente si è ancora scalfita la spartizione politica degli incarichi e si tollera l’incompetenza di molti, un po’ a tutti i livelli, con giustificazioni di ogni genere.

Non mi è capitato ancora di vedere un Governatore o un Assessore Regionale introdurre un vero sistema di valutazione delle performance dei dirigenti o di efficienza di strutture e servizi per capire dove tagliare gli sprechi. Per esempio una misura che porti ad accompagnare all’uscita il 5% dei dirigenti low performer nelle Amministrazioni e nelle Partecipate mi sembrerebbe un’iniziativa ragionevole. Allo stesso modo chiudere società o enti poco utili sono misure ritenute troppo costose politicamente e sempre avversate dai vari sindacati.

Per queste ragioni le proteste delle Regioni sono un po’ paradossali.
Bisogna riconoscere a onore del vero che qualche taglio è stato fatto per esempio su compensi e vitalizi dei consiglieri e su alcune aree amministrative, magari con l’accorpamento delle Aler, ma anche questi con grandi fatiche e resistenze . Rimane infine una certa differenza tra Regioni efficienti e altre meno, come si vede sul tema dei costi standard.
Quest’argomento però poco sposta a mio giudizio la questione centrale: i tagli veri, le Regioni e molti Enti locali non li hanno ancora fatti e la macchina Pubblica, soprattutto i dirigenti, dovranno dimagrire ancora parecchio. I governatori dovrebbero quindi utilizzare i tagli del Governo come leva per fare pulizia in casa propria invece di gridare allo scandalo.

 

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