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Economia
 
dell aringa landini
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"Gran parte del deficit che avremo accumulato nel 2012 e nel 2013 sarà dovuto in larga misura alle politiche fiscali recessive". L'economista Carlo Dell'Aringa, candidato del Pd e da molti indicato come futuro ministro del Lavoro, sceglie Affaritaliani.it per spiegare le ragioni della sua "salita" in politica e il suo programma economico.

"E' importante, in questa fase, mettere a fuoco un paio di problemi che fino ad ora sono stati affrontati con misure insufficienti: la crescita e la coesione sociale", dice Dell'Aringa che spiega poi come risolverli. Poi l'atteggiamento che l'Italia deve tenere nei confronti dell'Europa, la competitività, le critiche all'agenda Monti, le pensioni, l'articolo 18 e la convivenza delle tante anime del Pd sul lavoro...


L'INTERVISTA

Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha deciso di candidarla. Ci può spiegare le ragioni della sua "salita" in politica?
"Credo che in questa fase sia importante mettere a fuoco un paio di problemi che fino a questo momento sono stati affrontati con misure insufficienti".

Quali?
"La crescita economica e la coesione sociale".

Come raggiungere questo obiettivo?
"E' chiaro che ci può essere discussione, ma, come prima cosa, bisogna fare un discorso chiaro all'Europa. Sono per più Europa, politica economica e bancaria, in modo che a livello europeo esistano controlli, anche rigorosi, sul fatto che ciascun Paese membro faccia i compiti a casa per risanare i conti pubblici, però dev'essere lasciato un tempo sufficiente per risanarli tale da non compromettere allo stesso tempo il potenziale produttivo dell'economia, come si è rischiato negli ultimi due o tre anni e come il Fmi sta dimostrando con le proprie analisi".

Mi faccia capire: la tempistica del Fiscal Compact, quindi, le va bene o no?
"Va perlomeno adattata a quel concetto di deficit strutturale che va attentamente misurato e valutato, perché, anche alla luce delle ultime ricerche, l'Italia potrebbe probabilmente scoprire di essere un pochino in anticipo rispetto agli obiettivi di deficit che il Paese deve raggiungere".

Perché?
"Sarà dimostrato che gran parte del deficit che avremo accomulato nel 2012 e nel 2013 sarà dovuto in larga misura alle politiche fiscali recessive. Il Fmi ha calcolato il valore del moltiplicatore delle politiche recessive che è il doppio di quello che era previsto. Vuol dire che, per ogni punto di riduzione del deficit dovuto alle politiche fiscali recessive, il Pil dei Paesi dell'area euro è andato giù di due".

carlo dell'aringa

Quindi, si può dire che, invece di migliorare la situazione, l'austerity del governo Monti ha fatto più danni che altro...
"Qualche danno si sapeva che sarebbe stato provocato, perché ogni politica fiscale recessiva crea danni sul Pil. In Italia, il fatto è che i danni provocati sono il doppio di quelli attesi. Dobbiamo misurare e capire bene il nostro deficit strutturale.  Quello, cioè, che avremmo se la situazione economica ritornasse a una condizione di pieno impiego e di pieno sfruttamento della capacità produttiva. Senza mettere in discussione il Fiscal Compact, questo è un discorso da fare a livello europeo. C'è poi una seconda decisione da prendere".

Quale?
"Occorre una politica industriale e di investimenti a livello europeo molto più forte di quella fatta fino ad ora. Sarà questione di eurobond o altro, ma il Pd è per più Europa, perché Bruxelles non faccia solo rigore, ma anche investimenti e crescita a livello europeo. A cominciare da quegli Stati che possono permettersi di rilanciare maggiormente la propria economia, perché tutti dobbiamo essere virtuosi. Non solo quelli, quindi, che hanno problemi di debito pubblico, ma anche quelli che hanno capacità produttive e minori problemi finanziari, Paesi che devono svolgere un ruolo maggiore di locomotiva, a cominciare dalla Germania. Questo è il primo discorso che va fatto a livello europeo. Poi, ci sono delle misure che riguardano la competitività del Paese e realizzare un po' di redistribuzione, perché, come ha  certificato anche la Commissione Ue, la povertà ha raggiunto ormai livelli di guardia".

E la competitività in Italia, come rilanciarla?
"Con tre interventi, il fisco è al centro della discussione, una leva per la quale bisognerà reperire risorse dalla lotta all'evasione, dalla vendita del patrimonio dello Stato e dalla razionalizzazione della spesa pubblica".

E poi?
"In primis, va abbattuto il cuneo fiscale, un po' come si è fatto quest'anno riducendo i contributi per donne e giovani, non come ha invece proposto il Pdl che vuole abbassare i contributi soltanto per le imprese che assumono i giovani. Va fatto ancora di più. Secondo, l'aiuto e l'assistenza alle famiglie bisognose. In questo campo siamo molto indietro rispetto agli altri Paesi. Ormai abbiamo un livello di povertà preoccupante e bisogna stanziare quindi un po' di risorse per i bilanci famigliari più a rischio".

Si riferisce anche al salario minimo chiesto in sede europea dal presidente uscente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker?
"No, abbiamo già un sistema di salario minimo previsto dai contratti collettivi. Abbiamo bisogno di aiutare invece quelle famiglie che cadono nei buchi delle reti protettive, come i pensionati con bassi assegni che magari hanno i figli disoccupati o quei nuclei in cui il capofamiglia ha perso il lavoro. Terzo intervento fiscale è la rimodulazione dell'Imu, tassa che mimi una patrimoniale. Chi ha di più, cioè, deve pagare di più. Il problema è la progressività. Non ha senso non tassare la prima casa. Un conto è l'imposizione su appartamento di poche decine di migliaia di euro, un altro su una villa faraonica. La progressività dell'Imu consente di affrontare anche il problema della tassazione dei grandi patrimoni".

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