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Economia

di Andrea Deugeni

Mentre a Strasburgo l'Europarlamento accende il disco verde per la Commissione Juncker che diventerà operativa per il suo mandato quinquennale dal primo novembre, da Bruxelles invece l'esecutivo Barroso, in uno dei suoi ultimi atti, tace ancora sulla legge di Stabilità italiana. Una manovra che, rispetto a quanto concordato precedentemente con gli organi comunitari, rinvia al 2017 il pareggio di bilancio e che impone una correzione dei conti pubblici del nostro Paese solo dello 0,1% e non dello 0,5%.

"Stando a quanto ne so, la lettera Ue (termine ultimo oggi, ndr) non è ancora arrivata", spiega ad Affaritaliani.it Sandro Gozi, sottosegretario agli Affari Esteri e capo degli sherpa di Palazzo Chigi nella difficile trattativa del governo italiano con i vertici comunitari. Il giudizio della Commissione Barroso (in uscita) non è definitivo ed è propedeutico a quello finale che arriverà a fine mese. Un responso che potrebbe essere o un'approvazione (il che configurerebbe un grande successo dell'esecutivo Renzi), anche con riserva (richiesta di ulteriori correzioni) oppure una bocciatura. Altolà che, imponendo al premier una riscrittura della manovra, avrebbe in Italia conseguenze politiche disastrose.
"Se la lettera arrivasse, in ogni caso si tratterebbe di una semplice richiesta di approfondimenti ordinaria", prosegue Gozi secondo cui, dunque, non si tratta di niente di drammatico. Stando ai rumors, l'Unione europea dovrebbe chiedere soltanto cifre ulteriori e delucidazioni sullo scenario immaginato dalla ex Finanziaria per capire meglio se il percorso di rientro disegnato dal Tesoro italiano sia realmente conforme alle regole Ue. "La lettera viene inviata a vari Paesi per meglio valutare le rispettive leggi di Stabilità", conclude Gozi.

Non è assolutamente compromessa la manovra, si sono affrettati a dire da Roma nel caso in cui Bruxelles sfruttasse la sua finestra temportale odierna per aprire il cantiere della discussione sulla legge di Stabilità con il governo Renzi. Potrebbe trattarsi, e questo viene dato quasi per certo dalle indiscrezioni che arrivano dalle sedi Ue, di un primo step per procedere a fine mese a un'ok alla manovra con riserva. Un via libera che richieda una correzione dei conti più vicina allo 0,5%, con una manciata di miliardi in più da far saltar fuori dalle pieghe del bilancio.

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